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No Grandi Navi alle Zattere: «Ci stanno ribussando alla porta»

Sabato 7 novembre il Comitato No Grandi Navi ha presidiato la Capitaneria di Porto di Venezia, contro i nuovi progetti da più di 370 milioni per scavare i canali della laguna e riportare le navi in Marittima.

Hanno già vinto una volta. Le grandi navi sono uscite dal canale davanti a San Marco, il comitato che le aveva cacciate è diventato un riferimento nel mondo. Sabato 7 novembre 2026, il Comitato No Grandi Navi è tornato davanti alla Capitaneria di Porto, alle Fondamenta delle Zattere di Venezia: striscione «No nuovi scavi, no grandi navi», microfono aperto, coro finale «La laguna paura non ne ha». Come aveva anticipato Riccardo Bottazzo il 6 novembre 2026, la partita non è chiusa.

Video del presidio di Fabio Temporiti.

Una battaglia vinta, una guerra aperta

«La vittoria di una battaglia non significa aver vinto tutto», ha detto Sofia Demasi del Comitato No Grandi Navi in apertura. La sua analisi è diretta: «Ci stanno ribussando alla porta, o perlomeno stanno provando ad entrarci di nuovo in casa senza chiederci il permesso.» I progetti contestati, ha elencato Demasi, sono:

  • il dragaggio del canale dei Petroli
  • i nuovi scavi sul canale Vittorio Emanuele
  • il nuovo terminal al canale Nord Sponda Nord a Porto Marghera

Secondo il comunicato del Comitato No Grandi Navi del 7 novembre 2026, le commissioni VIA-VAS hanno dato parere positivo a «un pacchetto di progetti estremamente dannosi e inutilmente costosi: più di 370 milioni per nuovi scavi e dragare canali».

Per Demasi la posta in gioco va oltre l’acqua: «La difesa della vita della laguna riguarda tutte e tutti in termini ambientali, in termini di diritto alla città, in termini di possibilità di poter vivere in una città che tende sempre di più a causa delle politiche di chi la governa ad espellere i propri cittadini.»

«Siamo in pochi, abbiamo delle armi fortissime»

Cristiano Gasparetto, storico esponente del comitato, ha ricordato le origini del movimento: «Non dobbiamo preoccuparci, io ricordo con altri amici che sono qui presenti le prime manifestazioni fatte dove arrivavano le navi, eravamo in quattro gatti e abbiamo vinto la battaglia, una battaglia parziale ma sostanziale per alcuni motivi.»

Ha portato una novità: «Per la prima volta un grande sindacato come la CGIL è venuta praticamente sostenendo per Porto Marghera le stesse cose che sosteniamo noi.»

«La nostra battaglia contro le navi è una battaglia a favore di Porto Marghera, di una certa Porto Marghera con un rilancio di un’occupazione produttiva compatibile […]»

Cristiano Gasparetto, storico esponente del Comitato No Grandi Navi, dichiarazione al presidio delle Zattere, Venezia, 7 novembre 2026

Ha chiuso con una sintesi: «Allora in questa situazione siamo in pochi, abbiamo delle armi fortissime.»

Voci dalla piazza

Dal microfono aperto sono arrivati i dati. Un intervento ha descritto come il progetto stia aggirando le norme: «ora si sta bypassando, si sta aggirando i decreti Draghi col silenzio più assoluto delle autorità, del governo che anzi vuole percorrere questa strada, compreso comune e regione.» Lo stesso intervento ha quantificato la spesa: «Il tutto per una spesa scandalosa di 378 milioni di euro. Cosa si potrebbe fare con questi milioni di euro, a Venezia e per la laguna?» E ha richiamato una ricerca dell’Università di Padova e di Ca’ Foscari: «Nei molluschi che si trovano sui fondali del canale Vittorio Emanuele ci sono veleni cento volte superiori ai veleni che si trovano nei molluschi del resto della laguna.»

Un secondo intervento ha portato la prospettiva di Mestre e Marghera: «Il tessuto economico di Porto Marghera è minacciato da questi progetti. […] Siamo in zona SIN, sito di interesse nazionale, per la pericolosità degli sversamenti che ancora non sono stati bonificati a Porto Marghera.»

In Capitaneria, poi l’assemblea

Secondo il comunicato del comitato, una delegazione ha varcato la soglia della Capitaneria di Porto «per chiedere conto delle responsabilità istituzionali sulla sicurezza della laguna». Il comunicato cita il caso di Marius Hurba, giovane operaio morto sul lavoro, come esempio delle contraddizioni del modello che il comitato contrasta: «alla devastazione ambientale si aggiunge lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, talvolta fino alla morte».

Il comunicato fissa due appuntamenti: l’assemblea cittadina di giovedì 12 novembre 2026 alle 18 al Laboratorio Occupato Morion, e lo sciopero generale del 20 novembre 2026.

«Ripeto, questo è solo l’inizio», aveva detto Sofia Demasi aprendo il presidio.

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.