L’abbattimento delle nutrie lungo l’Astichello, nel cuore di Parco Querini, riaccende a Vicenza il confronto sulla gestione delle specie aliene invasive. A intervenire sono i portavoce di Europa Verde Vicenza, Erica Ceola e Fabio Cappelletto, che definiscono l’operazione «una toppa peggiore del buco», contestando metodo ed efficacia dell’intervento.
«Colpire e uccidere, per poi lasciare le carcasse in acqua, non solo è eticamente discutibile, ma espone a possibili rischi igienico-sanitari», afferma Ceola. Il riferimento è al timore di contaminazione delle acque e del suolo in un’area pubblica molto frequentata. Ma la critica non si ferma qui: «Non è una soluzione strutturale — aggiunge — perché nel giro di poche settimane il ciclo riproduttivo riempirà nuovamente le tane vuote».
Una specie invasiva “figlia” dell’uomo
La nutria (Myocastor coypus) è inserita nell’elenco europeo delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Originaria del Sud America, fu importata in Italia nel Novecento per l’industria della pelliccia, il cosiddetto “castorino”. Con il crollo del mercato, molti allevamenti furono dismessi e gli esemplari liberati o fuggiti si adattarono rapidamente ai corsi d’acqua della Pianura Padana, dove l’assenza di predatori naturali ha favorito l’espansione.
Secondo stime di ISPRA, in Italia la popolazione di nutrie conta centinaia di migliaia di esemplari, con una presenza particolarmente diffusa tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ogni femmina può partorire fino a due o tre volte l’anno, con cucciolate che arrivano a 5-6 piccoli: un dato che spiega la rapidità con cui le colonie si riformano dopo gli abbattimenti localizzati.
I danni e il nodo degli argini
Il problema, riconoscono anche i Verdi, esiste. Le nutrie scavano gallerie negli argini, aumentando il rischio di cedimenti idraulici, e competono con specie autoctone come l’arvicola. Le associazioni agricole denunciano da anni danni alle colture rivierasche, mentre i Comuni devono far fronte ai costi di manutenzione straordinaria.
Tuttavia, per Europa Verde l’abbattimento “a spot” non affronta la radice della questione. «Non si può ridurre tutto alla logica dello sterminio», sottolinea Cappelletto. «Serve una strategia regionale coordinata, con il coinvolgimento di esperti, studi scientifici e metodi alternativi più efficaci nel medio periodo».
Quali alternative?
In diverse realtà italiane ed europee si stanno sperimentando approcci integrati: monitoraggi sistematici, sterilizzazioni in aree circoscritte, protezione fisica degli argini con reti anti-scavo, gestione ecologica degli habitat per ridurre l’attrattività delle sponde urbane. Interventi più complessi e costosi, ma potenzialmente più duraturi rispetto agli abbattimenti episodici.
Il punto politico sollevato dai Verdi riguarda il livello decisionale. «Ancora prima dei Comuni, è la Regione che deve attivare un tavolo di lavoro e finanziare studi specifici», insistono i portavoce. L’obiettivo, spiegano, dovrebbe essere «guardare all’equilibrio futuro e non solo all’emergenza del momento».
Intanto a Vicenza il caso Parco Querini divide cittadini e amministrazione. Tra chi invoca sicurezza idraulica e chi chiede metodi meno cruenti, la gestione della nutria si conferma un banco di prova per le politiche ambientali locali: un tema che intreccia etica animale, tutela degli ecosistemi e responsabilità pubblica.
l’immagine di coperina è stata generata con l’AI
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali