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Monte Venda, la cima più alta dei Colli Euganei, con le antenne della base NATO sulla sommità
Il Monte Venda (601 m), cima più alta dei Colli Euganei, visto da Faedo di Cinto Euganeo. Sulla sommità le antenne della ex base NATO. Foto: GDelhey, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Monte Venda, la cima avvelenata: una base NATO abbandonata, 119 morti per radon e un Parco che attende giustizia

Dal 1955 al 1998, dentro la montagna più alta dei Colli Euganei, migliaia di militari hanno respirato un gas radioattivo che nessuno aveva detto loro di temere. Oggi la base è un rudere tossico nel cuore di una Riserva della Biosfera UNESCO. E il radon continua a salire dal suolo vulcanico, nelle case di chi vive ai piedi del Venda.

Sulla cima del Monte Venda, a 601 metri — la quota più alta dei Colli Euganei — non c’è un rifugio, non c’è un belvedere, non c’è un sentiero che arrivi fino in vetta. C’è una base militare NATO abbandonata, con le recinzioni arrugginite, il filo spinato, i muri scrostati, i cavi di rame strappati via dai razziatori. E sotto la roccia, invisibile e inodore, c’è il gas che ha ucciso 119 persone: il radon.

Questa è la storia di una montagna che per quarantatré anni ha nascosto due segreti. Il primo era militare: un centro di comando strategico della Guerra Fredda, costruito per spiare i sovietici. Il secondo era geologico: una concentrazione di gas radioattivo migliaia di volte superiore ai limiti di sicurezza. Il primo segreto è stato svelato dalla fine della Guerra Fredda. Il secondo, dai tumori.

La base che spiava i sovietici

Il 1° ROC — Regional Operational Command — nasce nel 1955 all’interno del Monte Venda, nel comune di Teolo, provincia di Padova. Una galleria a forma di “S” lunga 1.046 metri, scavata tra i 20 e i 70 metri di profondità nella roccia vulcanica, rivestita di amianto. La funzione: controllare tutto il traffico aereo civile e militare dell’Italia centro-settentrionale, come nodo del sistema di difesa aerea integrato NATO (NADGE). I fondi per la costruzione arrivano dall’Italia e dagli Stati Uniti.

Per quarantatré anni, dal 1955 al 1998, militari italiani e americani lavorano nei turni di 24 ore dentro quella galleria. L’Aeronautica militare gestisce la base sotto il comando della NATO. Il Monte Venda diventa un punto strategico della difesa occidentale, uno degli “occhi” puntati verso Est durante la Guerra Fredda.

Nessuno, però, guarda verso il basso. Verso la roccia.

Il gas che saliva dalla roccia

Il radon-222 è un gas radioattivo naturale, prodotto dal decadimento dell’uranio presente nel sottosuolo. Inodore, incolore, insapore: i sensi umani non lo percepiscono. Nel 1988 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo classifica come cancerogeno di Gruppo 1 — la categoria di massima certezza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo indica come seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima che ogni anno circa 3.300 persone muoiano per cancro polmonare attribuibile al radon — circa il 10 per cento di tutti i decessi per tumore al polmone nel Paese.

I Colli Euganei, per la loro natura vulcanica, sono tra le aree a più alta concentrazione di radon in Italia. Mentre la città di Padova registra valori di 20-40 becquerel per metro cubo (Bq/m³), nelle abitazioni dei Colli le concentrazioni raggiungono i 1.000 Bq/m³. Dentro la galleria del Monte Venda, le misurazioni condotte da ARPAV Padova e dal CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) hanno rilevato valori fino a 24 volte il limite di legge. Il livello di riferimento attuale, fissato dal decreto legislativo 101/2020, è 300 Bq/m³ per gli edifici esistenti.

I militari del 1° ROC respiravano radon per turni interi, in un ambiente chiuso e sotterraneo dove il gas si accumulava senza ventilazione adeguata. Le forze armate NATO — secondo quanto accertato nei procedimenti giudiziari — erano a conoscenza del problema fin dalla fine degli anni Ottanta. Non intervennero. Non informarono il personale.

119 morti, un processo, una condanna

La Procura di Padova ha accertato 119 militari deceduti e 48 malati di cancro riconducibili all’esposizione al radon nella base del Venda. Nel 2017, la vicenda arriva al Parlamento Europeo con un’interrogazione (E-001780/2017) intitolata “Ex base NATO Venda in provincia di Padova: una strage silenziosa?”.

Il processo penale davanti al Tribunale di Padova — primo in Europa per vittime da radon — si conclude con la condanna di Agostino Di Donna, ex direttore generale della Sanità Militare dell’Aeronautica, a due anni di reclusione (sospesi per l’età avanzata: 88 anni) per omicidio colposo pluriaggravato e violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Franco Pisano, ex Capo di Stato Maggiore, viene assolto.

Il TAR Veneto, in sede amministrativa, condanna il Ministero della Difesa a risarcire le famiglie delle vittime per danno biologico terminale, catastrofico, morale, patrimoniale ed esistenziale. L’avvocato Da Ruos, legale delle famiglie, documenta la presenza nella galleria di concentrazioni di radon “ampiamente superiori ai limiti previsti dalla normativa di settore”.

La Regione Veneto, con una delibera del 2025, ha finalmente istituito un programma di screening sanitario gratuito per gli ex esposti al radon del Monte Venda — militari e personale civile. Il servizio SPISAL ha avviato in settembre 2024 le attività di sorveglianza su 130 persone. L’assessore Manuela Lanzarin ha dichiarato: «Sul Monte Venda subentriamo al Ministero della Difesa». Lo screening non era garantito dal 2018.

Il rudere tossico sulla cima del parco

La base sotterranea viene dismessa nel 1998. Il Ministero della Difesa completa lo sgombero nel 2021. Dal 2022 l’area passa al Demanio civile. Nessun ente locale la richiede. Nessun progetto di bonifica viene avviato.

Ma sulla cima del Venda non tutto è fermo. Il sistema di telecomunicazioni e radar della base risulta ancora funzionante e attivo. La galleria è un rudere tossico. Le antenne continuano a trasmettere. Il paradosso è tutto qui: la parte che uccideva è stata abbandonata senza bonifica, la parte che serviva alla NATO non è mai stata spenta.

Oggi la sommità del Monte Venda — la cima più alta di un Parco regionale istituito nel 1989 (legge regionale Veneto n. 38/1989), sito Natura 2000 e Riserva della Biosfera MAB UNESCO dal luglio 2024 — è occupata da un rudere tossico a cielo aperto. Recinzioni arrugginite ornate di filo spinato cingono edifici saccheggiati. Grandi quantità di cavi di rame, metalli, attrezzi, canalizzazioni elettriche e telefoniche sono state strappate via da predoni. Le recinzioni sono aperte e l’area è percorsa da un flusso costante di motociclisti, fotografi e curiosi.

La legge istitutiva del Parco, all’articolo 2, stabilisce tra le finalità “la tutela, il mantenimento, il restauro e la valorizzazione dell’ambiente naturale, storico, architettonico e paesaggistico, nonché il recupero delle parti eventualmente alterate”. Il Monte Venda, nel 2026, è la parte più alterata del Parco — e la più dimenticata.

Il primo ostacolo alla riqualificazione è la bonifica: radon nelle gallerie sotterranee e amianto nei rivestimenti. Un intervento che richiede risorse, competenze e volontà politica. Nessuna delle tre, finora, è apparsa.

Il radon non è solo al Venda: i Colli Euganei come area prioritaria

La vicenda della base NATO ha reso il Monte Venda un simbolo. Ma il radon nei Colli Euganei non è un problema confinato alla montagna militare. È un problema geologico che riguarda migliaia di abitazioni, scuole e luoghi di lavoro.

La natura vulcanica del sottosuolo euganeo — rocce metamorfiche e magmatiche effusive — produce concentrazioni di radon tra le più alte del Veneto. ARPAV conduce monitoraggi nelle scuole dal 2003 e ha identificato i comuni più esposti: Galzignano Terme, Vo’ Euganeo, Torreglia, Cinto Euganeo.

Il 2 maggio 2025, la Regione Veneto ha approvato la DGR n. 464 — prima individuazione delle “aree prioritarie radon” ai sensi del decreto legislativo 101/2020. Il criterio: comuni in cui almeno il 15 per cento degli edifici presenta concentrazioni medie annue superiori a 300 Bq/m³ al piano terra. In Veneto sono stati classificati 21 comuni. Tre sono nei Colli Euganei:

  • Cinto Euganeo (PD) — 1.906 abitanti
  • Torreglia (PD) — 6.015 abitanti
  • Vo’ (PD) — 3.268 abitanti

Nei luoghi di lavoro e negli edifici pubblici di questi comuni, la misurazione del radon è obbligatoria. Per le abitazioni private, il D.Lgs. 101/2020 ha introdotto per la prima volta un livello di riferimento — 300 Bq/m³ per gli edifici esistenti, 200 Bq/m³ per quelli costruiti dopo il 31 dicembre 2024 — ma l’obbligo di misurazione resta nelle mani dei singoli cittadini.

In Italia, su 31 milioni di abitazioni censite, oltre 500.000 (circa l’1,7 per cento) presentano livelli di radon superiori a 300 Bq/m³. Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon (PNAR) 2023-2032, adottato con DPCM dell’11 gennaio 2024, stabilisce il quadro strategico per la riduzione dell’esposizione, ma la sua attuazione dipende dalle Regioni.

Un futuro possibile: la fondazione e il protocollo IUAV

Un segnale arriva dalla società civile. La Fondazione Monte Venda onlus, con sede a Vo’ Euganeo e presieduta da Enrico Conte, lavora dal 2024 per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale della montagna. Nel febbraio 2024, la Fondazione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Università IUAV di Venezia e quattro comuni (Galzignano Terme, Battaglia Terme, Cinto Euganeo, Teolo). A marzo 2025 la rete si è ampliata a dieci comuni — con l’aggiunta di Arquà Petrarca, Baone, Lozzo Atestino, Monselice, Torreglia e Vo’ — il Parco Regionale dei Colli Euganei e la stessa Fondazione.

L’obiettivo dichiarato: sviluppo territoriale sostenibile e valorizzazione del patrimonio paesaggistico. Il presidente Conte ha parlato di «far diventare il passato un elemento vivo e attuale, capace di generare nuove opportunità di sviluppo culturale e turistico». La IUAV mette a disposizione le competenze della Research Unit “CultLand Cultural Landscapes” per progetti didattici e di ricerca sulla cura del paesaggio.

È il primo tentativo strutturato di immaginare un futuro per il Monte Venda che non sia l’abbandono.

I numeri del Venda e del radon

  • Base NATO attiva: 1955-1998 (43 anni)
  • Galleria sotterranea: 1.046 metri di lunghezza, 20-70 metri di profondità
  • Militari morti per radon: 119 (accertati dalla Procura di Padova)
  • Militari malati di cancro: 48
  • Radon nella galleria: fino a 24 volte il limite di legge (misurazioni ARPAV/CISAM)
  • Radon nei Colli Euganei: fino a 1.000 Bq/m³ (vs. 300 Bq/m³ limite di legge)
  • Comuni euganei in area prioritaria radon: 3 (Cinto Euganeo, Torreglia, Vo’)
  • Morti per radon in Italia ogni anno: circa 3.300 (stima ISS)
  • Abitazioni italiane sopra 300 Bq/m³: oltre 500.000 su 31 milioni
  • Anno passaggio al Demanio civile: 2022
  • Progetti di bonifica avviati: zero

Per approfondire — Libri

  • Leonardo Malatesta, I comandi protetti della NATO. 1° Roc Monte Venda, Back Yard e West Star, Pietro Macchione Editore, 2016, 240 pp.
  • Massimo Moroni, Il radon, Il Sole 24 Ore, 2002
  • Giovanni Zannoni, Michela Bellezza, Carlo Bigliotto, Gas radon: tecniche di mitigazione, Edicom Edizioni
  • Luca Verdi, Radon: Monitoraggio e strategie di prevenzione e risanamento negli edifici, Maggioli Editore
  • Martino M. Rizzo, Il radon. Rischi e prevenzione, Uni Service

Sulla cima del Monte Venda, nel marzo 2026, le recinzioni arrugginite della base NATO continuano a cingere d’assedio la vetta più alta del Parco dei Colli Euganei. Dentro la montagna, il radon continua a emanare dalla roccia vulcanica — come ha fatto per milioni di anni, come farà per milioni di anni a venire. La differenza è che adesso lo sappiamo. Lo sapevamo già negli anni Ottanta, dentro quella galleria. E 119 persone sono morte perché qualcuno decise che non era necessario dirlo.