A un mese dall’apertura della Marcia Stop Pesticidi 2026, il 10 maggio da Cison di Valmarino all’Abbazia di Follina, l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) ha presentato a Verona i dati di una ricerca biennale che misura quello che i comitati ambientalisti dicevano da anni e che la regolazione finora non ha riconosciuto: la deriva dei pesticidi raggiunge le case. Sabato 18 aprile 2026, alle 9.15, nella Sala ATER di piazza Pozza 1, nel quartiere di San Zeno, il convegno Campi e case: una convivenza possibile? (registrazione integrale su YouTube) ha riunito medici, amministratori e comitati attorno a 85 campioni di foglie raccolte tra l’estate 2021 e l’estate 2022 in 44 giardini privati della provincia, sottoposti all’analisi di 583 principi attivi.
Lo studio: 583 principi attivi cercati, decine trovati
Il risultato, presentato nella relazione del dottor Renzo Caobelli (agronomo, specialista in patologia vegetale) e pubblicato come studio partecipativo firmato da Giovanni Beghini, Giacomo Danieli, Claudio Marco Longo, Paolo Lauriola, Renzo Caobelli e Annibale Biggeri, è netto: nel 2021 su 44 siti di campionamento solo 3 sono risultati esenti da fitofarmaci. Nel 2022, su 41 campioni, sono stati rilevati 28 principi attivi diversi per un totale di 89 presenze. Il numero mediano di sostanze attive per campione nel 2021 è stato di 2, con un campione record che ne ha contate 9. Verona è la prima provincia veneta per consumo di prodotti fitosanitari: il 45 per cento del totale regionale, secondo i dati ARPAV. La seconda è Treviso, con circa il 25 per cento. È sui Colli del Prosecco trevigiani che il 10 maggio la marcia attraverserà i terreni in cui le stesse sostanze finiscono nei prati e nei giardini delle persone che ci vivono.
La metodologia, presentata al convegno dall’enologa Michela Cipriani, impegnata nei distretti biologici del veronese, e dall’agronomo Renzo Caobelli, specialista in patologia vegetale, è quella delle peer-review epidemiologiche internazionali. Tra il 2021 e il 2022 le persone volontarie dello studio hanno prelevato campioni di vegetazione (erba, foglie di arbusti e alberi) in giardini privati distribuiti dalla cintura urbana alle zone collinari (Bosco di Chiesa Nuova, Valpolicella, Lessinia), dal piano dei cereali alla zona orticola della Bassa veronese. Le analisi, eseguite da laboratori specializzati, hanno cercato la presenza di 583 principi attivi.
I risultati hanno indicato decine di sostanze diverse. Il principio attivo più frequente è il folpet, fungicida largamente impiegato nella viticoltura: nel 2021 è stato ritrovato nel 66 per cento dei campioni, ovvero in 29 dei 44 siti, con concentrazioni che vanno da 0,048 a 1,991 milligrammi per chilo. Il folpet ha le frasi di pericolo H317 (può provocare reazioni allergiche cutanee) e H351 (sospettato di provocare il cancro). Sono stati ritrovati anche dimetomorph, mandipropamide e una serie di insetticidi di uso comune anche domestico (permetrina). Secondo i dati ARPAV citati al convegno da Caobelli, in Veneto si applicano circa 1.100 tonnellate di folpet l’anno e oltre il 60 per cento del prodotto erogato non raggiunge mai le piante bersaglio: si disperde in atmosfera, sui terreni circostanti, nelle acque.
Il meccanismo della deriva
Il meccanismo della deriva, illustrato a slide aperte, è semplice e preoccupante: una goccia da 0,4 millimetri prodotta da un atomizzatore deriva 2-2,5 metri; una goccia da 50 micron, microscopica, può percorrere oltre 300 metri spinta dal vento. L’acqua evapora rapidamente, lasciando il principio attivo «talquale» ancora più leggero e ancora più trasportato.
«Più del cinquanta per cento del peso proporzionale dei fitofarmaci impiegati a Verona finisce nella fascia pedecollinare e nella zona morenica, dove c’è la vite. Quando il prodotto esce dall’atomizzatore in goccioline da cinquanta micron, l’acqua evapora subito e resta solo il principio attivo, ancora più leggero. Non è un incidente: è il modello operativo»
Renzo Caobelli, dottore agronomo specialista in patologia vegetale, relazione al convegno
«Più della metà dei campioni si trova nella fascia pedecollinare e nella zona morenica dove c’è la vite. Anche a duecento metri di distanza, su tre campioni uno risulta positivo. Il record di un singolo campione è di nove principi attivi diversi»
Giovanni Beghini, presidente ISDE Verona
Il dato regge il confronto con il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque di ISPRA, che nel più recente disponibile ha registrato residui di pesticidi nel 55,1 per cento dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 22,7 per cento delle sotterranee, con frequenti superamenti degli standard di qualità ambientale. Verona, sui campioni vegetali dei giardini, è oltre il 90 per cento (41 positivi su 44 nel 2021). È un altro ordine di grandezza, e una segnalazione che le aree residenziali non sono spazi protetti.

La fascia di rispetto da 30 metri non basta
Il quadro normativo di riferimento è il Piano d’Azione Nazionale (PAN) sui prodotti fitosanitari, approvato con il D.Lgs. 150/2012 in attuazione della Direttiva europea 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi. Il PAN prevede una fascia di rispetto di 30 metri attorno alle residenze, riducibile fino a 10 metri se l’azienda adotta «misure di mitigazione del rischio» (atomizzatori a recupero, barriere vegetali, finestre di applicazione orarie). Su lago e zone umide la fascia sale a 40 metri; vicino ad allevamenti di api, fra 50 e 250 metri. La Regione Veneto ha integrato questi parametri con la DGR 1082/2019, che propone un regolamento intercomunale tipo. Il Comune di Verona ha emesso una propria ordinanza specifica.
Sul piano formale, dunque, la cornice c’è. Sul piano della sostanza, lo studio ISDE dimostra che la cornice non protegge. I residui sono stati trovati anche in giardini all’interno della fascia di rispetto, e in alcuni casi a distanza sensibilmente superiore. È un fallimento della regolazione, non un’eccezione locale.
«La maggior parte dei cittadini intervistati ha dichiarato di non venire avvisato quando il vicino faceva trattamenti, di non sapere cosa veniva spruzzato, di sentirsi in mezzo a questa polvere e di non avere nemmeno il potere di mangiare nel proprio terrazzo serenamente. È il punto. Convivere non è possibile se chi tratta non avvisa e non sceglie metodi a deriva ridotta»
Michela Cipriani, enologa, distretto biologico veronese, relazione al convegno
Pesticidi e PFAS, una sovrapposizione
Una sezione dedicata del convegno, affidata al medico Vincenzo Cordiano (presidente ISDE Veneto), ha guardato alla sovrapposizione fra pesticidi e PFAS, le sostanze poli- e perfluoroalchiliche al centro dell’inchiesta veneta sull’inquinamento delle falde dal 2013. Una parte crescente dei principi attivi autorizzati nei prodotti fitosanitari contiene atomi di fluoro: la classe è ufficialmente «pesticidi PFAS» e raggiunge oggi una quota significativa del catalogo europeo. Cordiano, che da anni si occupa della contaminazione PFAS nelle acque venete, ha portato al convegno il punto che le due crisi – pesticidi residenziali e PFAS – sono ormai una crisi unica, dove il fluoro persistente passa dai vigneti alla catena alimentare e all’acqua del rubinetto.
«I PFAS sono sostanze persistenti che non si degradano in natura. Quelli usati come principi attivi nei fitofarmaci entrano nei prati, nei giardini e nelle acque esattamente come gli altri pesticidi, ma con un’aggravante: non escono più. Andrebbero inceneriti, non spruzzati»
Vincenzo Cordiano, medico ISDE, presidente ISDE Veneto
Il riferimento giuridico è il Regolamento UE 2018/848 sulla produzione biologica, che vieta i pesticidi PFAS sulle filiere certificate, e la proposta di restrizione universale ai PFAS in discussione presso l’ECHA dal 2023, sostenuta da cinque Stati membri. La proposta non è ancora legge. La pianta non aspetta.
Esperienze europee a confronto
Koen Hertoge, intervenuto al convegno per Pesticide Action Network Europe (PAN Europe), ha portato i dati di studi recenti sulla contaminazione da deriva nelle aree pubbliche, in particolare nei parchi gioco e nelle scuole. Gli studi PAN Europe hanno trovato residui di pesticidi nel 23 dei 24 parchi gioco esaminati in regioni viticole e frutticole d’Europa, con cocktail di sostanze multiple e contaminazione su tutto l’anno solare. In Italia, nella provincia di Bolzano, sono stati rilevati 32 pesticidi agricoli diversi nei parchi gioco urbani.
Gli esperimenti regolatori più avanzati nascono dove la pressione delle persone abitanti ha forzato risposte. In Francia il decreto del 27 dicembre 2019 ha introdotto fasce di rispetto di 5-10 metri obbligatorie su tutto il territorio, con possibilità di estensione fino a 20 metri da parte dei comuni. La Vallonia (Belgio) ha imposto fasce di 50 metri da scuole e ospedali. Il Lussemburgo ha vietato il glifosato dal 2021, scelta poi annullata da una sentenza interna ma riconfermata sul piano politico dal nuovo governo nel 2024. La Regione di Bruxelles applica un regime di «zone agricole sensibili» che protegge tutta la cintura abitata.
In Italia il quadro resta frammentato. Le ordinanze comunali si moltiplicano (Conegliano, Cison di Valmarino, Tarzo nel solo distretto del Prosecco), ma manca un PAN aggiornato a livello nazionale – il vigente è scaduto nel 2019 – e la proposta di Regolamento UE Sustainable Use of Pesticides Regulation (SUR), che avrebbe imposto la riduzione del 50 per cento dell’uso entro il 2030, è stata bocciata dal Parlamento Europeo nel febbraio 2024. La professoressa Claudia Marcolungo, intervenuta al convegno per gli aspetti legali, ha richiamato la mancanza, oggi, di strumenti efficaci di contenzioso da parte dei singoli cittadini contaminati: «la deriva non è un illecito specifico, e in assenza di soglie normative, anche con i campioni alla mano l’azione legale è difficile».
Verso il 10 maggio: Cison di Valmarino-Follina
EcoMagazine ha già raccontato il manifesto della Marcia Stop Pesticidi 2026 nell’articolo Stop pesticidi, ritorno alla terra: il 10 maggio si marcia da Cison a Follina. Lo studio ISDE Verona porta sul tavolo i numeri che il manifesto evoca. Le tre richieste della marcia (zone cuscinetto di 50 metri, divieto del glifosato, blocco dell’espansione delle monocolture) trovano nei dati del veronese il loro fondamento: la fascia attuale di 30 metri non basta; il glifosato continua a essere rilevato nei giardini; le monocolture viticole concentrate sono la sorgente principale della dispersione.
Il convegno del 18 aprile e la marcia del 10 maggio condividono la stessa tematica, la differenza è il registro: a Verona l’argomento si misura in microgrammi per chilo, sui Colli del Prosecco si misura in passi.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali