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La Pianura Padana vista dal satellite NASA coperta da foschia e smog: ISDE Padova cerca 23 metalli pesanti nelle unghie di 200 bambini
La Pianura Padana dal satellite NASA MODIS: la foschia copre la valle del Po, una delle aree con la peggior qualità dell'aria in Europa (immagine: NASA, public domain)

Padova, 23 metalli pesanti cercati nelle unghie di 200 bambini: lo studio ISDE che nessuna istituzione ha voluto fare

Lo studio “Per prevenzione, salute e ambiente ci vogliono le unghie!” analizza frammenti di unghie di 200 bambini tra i 6 e i 10 anni in 13 quartieri di Padova. Lo finanzia un’associazione di medici volontari. Le istituzioni non ci sono. Nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate d’Europa, la prima mappa dell’esposizione infantile ai metalli pesanti nasce dal basso.

La Pianura Padana dal satellite NASA coperta da smog

La Pianura Padana dal satellite NASA MODIS: nella valle del Po, una delle aree con la peggior qualità dell’aria in Europa, ISDE Padova cerca 23 metalli pesanti nelle unghie di 200 bambini (immagine: NASA, public domain)

Duecento bambini tra i 6 e i 10 anni si tagliano le unghie dei piedi con forbici fornite da un’associazione di medici volontari. Non è un gioco. È il più ampio studio indipendente mai realizzato a Padova sull’esposizione infantile ai metalli pesanti. A pagarlo non è la Regione Veneto, non è l’ULSS, non è il Comune. A pagarlo sono i medici stessi, con fondi propri, raccolti e tempo donato. In una città dove si discute da anni sulla quarta linea dell’inceneritore, dove la zona industriale di Camin si espande, dove il traffico veicolare satura l’aria della Pianura Padana — una delle aree con la peggior qualità dell’aria in Europa — l’unico biomonitoraggio sui bambini lo fa chi non avrebbe l’obbligo di farlo.

Unghie come archivi biologici

Il progetto si chiama “Per prevenzione, salute e ambiente ci vogliono le unghie!” ed è promosso dalla sezione di Padova di ISDE — International Society of Doctors for Environment, Medici per l’Ambiente. La presidente è Patrizia Corrà, medico.

Il principio scientifico è consolidato: le unghie dei piedi, composte di cheratina, accumulano i metalli pesanti presenti nell’organismo per un periodo compreso tra 2 e 12 mesi prima del taglio. Non misurano l’inquinamento di un singolo giorno, ma l’esposizione cronica — quella che conta per la salute dei bambini in fase di sviluppo.

«La concentrazione dei metalli nelle unghie è indice di assorbimento e quindi di esposizione all’inquinamento»

— Patrizia Corrà, presidente ISDE Padova, assemblea pubblica Casa di quartiere Mortise, 28 gennaio 2026

I frammenti vengono tagliati dai genitori, seguendo un protocollo fornito da ISDE, e inviati al laboratorio accreditato EuroBioLab di Torino, dove vengono analizzati per la presenza di 23 elementi: alluminio, antimonio, arsenico, bario, berillio, boro, cadmio, cobalto, cromo, ferro, manganese, mercurio, molibdeno, nichel, piombo, rame, selenio, tallio, torio, tungsteno, uranio, vanadio e zinco.

Ventitré metalli. Alcuni sono noti cancerogeni (arsenico, cadmio, cromo esavalente, nichel). Altri sono neurotossici (piombo, mercurio, manganese). Tutti possono causare danni a basse dosi nei bambini, i cui organi sono ancora in formazione.

Tredici quartieri, una mappa che non esisteva

Lo studio copre 13 quartieri di Padova: Stanga, Terranegra, Forcellini, Camin, Granze, Mortise, Arcella, Pontevigodarzere, Mandria, Armistizio, Voltabrusegana, Basso Isonzo, Brusegana.

Non è una scelta casuale. La distribuzione geografica consente di confrontare aree con diversa esposizione a fonti inquinanti:

  • Camin e Granze — adiacenti alla zona industriale e all’inceneritore
  • Arcella e Pontevigodarzere — attraversate da traffico pesante e dalla tangenziale
  • Stanga e Terranegra — prossime al centro e alla stazione ferroviaria
  • Mandria, Armistizio, Voltabrusegana, Basso Isonzo, Brusegana — quartieri residenziali a diversa distanza dalle fonti emissive

I dati saranno aggregati per area, non individuali: lo studio non è clinico ma epidemiologico. L’obiettivo è costruire una mappa dell’esposizione ambientale dei bambini padovani ai metalli pesanti — una mappa che a oggi non esiste.

Da Forlì a Barletta: i precedenti che parlano

Questo non è il primo studio ISDE sulle unghie dei bambini. È il terzo. E i precedenti hanno prodotto risultati che dovrebbero interrogare qualsiasi amministratore pubblico.

A Forlì, nel 2017, ISDE ha analizzato 236 campioni di unghie di bambini tra i 6 e i 9 anni. Il risultato: nelle aree nord ed est della città — dove si trovano una zona industriale, due inceneritori e l’autostrada — la concentrazione media di tutti i 23 metalli era superiore del 60 per cento rispetto alle aree ovest e sud. Sessanta per cento. Non un singolo metallo: tutti. Lo studio è stato successivamente pubblicato come articolo scientifico peer-reviewed.

A Barletta, nel 2020, lo studio ha coinvolto 366 campioni — il più ampio dei tre. Il contesto: una cementeria attiva nel territorio comunale. I risultati hanno evidenziato concentrazioni significativamente più alte di nichel, cadmio, mercurio e arsenico nei bambini esposti alle emissioni del cementificio rispetto al gruppo di controllo.

  • Forlì, 2017: 236 bambini, concentrazione metalli +60% nelle aree esposte
  • Barletta, 2020: 366 bambini, eccesso di nichel, cadmio, mercurio e arsenico vicino alla cementeria
  • Padova, 2025-2026: circa 200 bambini, 13 quartieri, 23 metalli — risultati attesi

Il contesto: Padova, Pianura Padana, quarta linea

Lo studio di Padova non nasce nel vuoto. Nasce in una città che da anni discute sulla quarta linea dell’inceneritore — un ampliamento dell’impianto di termovalorizzazione situato nella zona industriale, contestato da comitati di quartiere, associazioni ambientaliste e da ISDE stessa.

ISDE Padova ha chiesto ripetutamente che il biomonitoraggio sulle unghie dei bambini venisse eseguito prima dell’eventuale autorizzazione della quarta linea — per avere un dato di base sull’esposizione attuale, con cui confrontare eventuali variazioni future. La richiesta non è stata accolta dalle istituzioni. Così ISDE ha deciso di fare da sola, autofinanziando l’intero progetto.

«Dove il biomonitoraggio è stato realizzato — Torino, Forlì e Barletta, tutti su iniziativa ISDE — il monitoraggio ha mostrato un accumulo significativo di alcuni metalli potenzialmente dannosi per la salute dei bambini nelle aree intorno agli inceneritori rispetto ai controlli»

— ISDE Padova, comunicato sulla quarta linea dell’inceneritore di Padova

Perché i bambini

I bambini non sono adulti in miniatura. Il loro organismo è più vulnerabile ai metalli pesanti per ragioni biologiche precise:

  • Respirano più aria per chilogrammo di peso corporeo rispetto agli adulti
  • Il sistema nervoso centrale è in fase di sviluppo, particolarmente sensibile ai neurotossici
  • La barriera emato-encefalica è meno matura
  • Reni e fegato hanno capacità di detossificazione inferiore
  • Giocano più spesso a terra, a contatto con suolo e polveri

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 26 per cento delle morti infantili nel mondo e il 25 per cento del carico totale di malattia nei bambini sotto i cinque anni siano attribuibili a fattori ambientali modificabili (OMS, “Inheriting a Sustainable World”, 2017). Il piombo, in particolare, non ha una soglia di esposizione sicura per i bambini: qualsiasi livello di esposizione può causare danni neurocognitivi.

Dalla fiction alla realtà

L’iniziativa di ISDE Padova arriva in un momento in cui il tema dell’inquinamento industriale e dei suoi effetti sui bambini è al centro dell’attenzione mediatica internazionale. Su Netflix, “Bambini di piombo” (2026) racconta la storia vera della dottoressa Jolanta Wadowska-Król, che negli anni Settanta scoprì l’avvelenamento da piombo di migliaia di bambini a Szopienice, in Slesia, causato dalle emissioni di una fonderia. “Toxic Town” (2025) ricostruisce lo scandalo di Corby, nel Regno Unito, dove la demolizione di un’acciaieria provocò malformazioni congenite in decine di neonati.

Sono storie del passato — anni Settanta, anni Novanta — ma il meccanismo è identico: emissioni industriali, bambini esposti, istituzioni che non monitorano, cittadini che devono fare da soli. A Padova, nel 2026, sono ancora i medici volontari a colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni.

I risultati che Padova aspetta

Circa 200 bambini padovani tra i 6 e i 10 anni stanno partecipando a uno studio che analizza 23 metalli pesanti nei loro corpi. I risultati, attesi nei prossimi mesi, forniranno la prima mappa dell’esposizione infantile ai metalli pesanti a Padova, quartiere per quartiere, correlata ai dati atmosferici ARPAV.

A Forlì, lo studio ISDE del 2017 ha documentato il 60 per cento in più di metalli nelle aree esposte. A Barletta, nel 2020, eccesso di nichel, cadmio, mercurio e arsenico nei bambini che vivono vicino alla cementeria. In entrambi i casi, i dati hanno aperto un confronto con le istituzioni locali.

A Padova, ISDE sta facendo lo stesso lavoro: produrre dati indipendenti, scientificamente rigorosi, su un tema che riguarda la salute di migliaia di famiglie. Lo fa con medici volontari, genitori che tagliano frammenti di unghie sotto supervisione, e un laboratorio accreditato. È medicina preventiva sul campo, nella città dove si vive, si respira e si cresce.

I risultati arriveranno. E con quei risultati, Padova avrà finalmente i numeri per decidere.