Il governo investe risorse legislative e 7,5 milioni di euro in comunicazione su una tecnologia che in Occidente non ha prodotto un solo impianto commerciale. Lazard, Banca d’Italia e Politecnico di Milano concordano: il nucleare costa da tre a cinque volte più delle rinnovabili.

Schema di un reattore modulare SMR ad acqua leggera. Nessun progetto di questo tipo è operativo commercialmente in Occidente (illustrazione: U.S. GAO, pubblico dominio)
Seicento gigawatt di nuova capacità fotovoltaica installata nel mondo nel solo 2024: l’equivalente di cento centrali nucleari, costruite in dodici mesi. Nello stesso periodo, i reattori nucleari entrati in funzione sono stati sei. Il rapporto è cento a sei. Eppure il governo italiano sta costruendo un quadro normativo per riportare l’atomo nel mix energetico nazionale, puntando su una tecnologia — gli Small Modular Reactor (SMR) — che non ha ancora prodotto un solo impianto commerciale in Occidente.
Zero impianti, costi triplicati
I dati del World Nuclear Industry Status Report 2025 non lasciano margini di interpretazione:
- SMR operativi commercialmente in Occidente: zero
- Unico progetto SMR con certificazione regolatoria occidentale (NuScale, Idaho): cancellato a novembre 2023 per costi esplosi (da 5,8 a oltre 9 miliardi di dollari)
- Startup nucleari europee in crisi: Newcleo in carenza di liquidità, Naarea (Francia) insolvente
- Tempo medio di costruzione dei 19 reattori entrati in funzione tra 2022 e 2024: 10,8 anni (il doppio del previsto)
- Cantieri nucleari attivi a metà 2025: 63 in 11 paesi, oltre un terzo in ritardo
- Rischio medio di sforamento costi: oltre il 200 per cento
Solo Russia e Cina hanno SMR operativi. Il cinese HTR-PM (Shidao Bay, operativo da dicembre 2023) ha avuto costi superiori al 200 per cento rispetto alle previsioni. Il russo Akademik Lomonosov, centrale galleggiante per regioni remote, ha superato il 300 per cento delle stime.
Il confronto economico
I numeri parlano. Secondo i dati IRENA (Renewable Power Generation Costs in 2024), il costo livellato dell’energia (LCOE) medio globale è:
- Eolico onshore: 34 dollari per megawattora
- Solare utility-scale: 43 dollari per megawattora
- Nucleare (range non sussidiato): 141-220 dollari per megawattora (Lazard LCOE+ v18)
Il solare e l’eolico costano meno delle alternative fossili per il decimo anno consecutivo. Il 91 per cento dei nuovi progetti rinnovabili nel 2024 è stato più economico di qualsiasi nuova alternativa fossile. Il nucleare costa da tre a cinque volte di più.
La Banca d’Italia ha confermato questa analisi nel rapporto «L’atomo fuggente» (Quaderno di Economia e Finanza n. 947, giugno 2025): la reintroduzione del nucleare non avrebbe «significativi impatti sul livello dei prezzi» dell’energia. Gli SMR, scrivono gli economisti di via Nazionale, «non hanno ancora dimostrato una riduzione effettiva dei costi: il vantaggio teorico della modularità si scontra con costi per kilowatt superiori ai grandi impianti».
Più piccoli, più sporchi
Uno studio pubblicato su PNAS dall’Università di Stanford e dalla University of British Columbia demolisce la narrativa degli «SMR puliti»: i piccoli reattori modulari producono un volume di rifiuti nucleari da 2 a 30 volte maggiore per unità di energia rispetto ai reattori convenzionali, con almeno 9 volte più acciaio attivato dai neutroni. La causa è fisica: le dimensioni ridotte provocano una maggiore fuga di neutroni.
Intanto l’Italia non ha risolto il problema dei rifiuti radioattivi esistenti. La SOGIN (società statale per il decommissioning nucleare) gestisce circa 98.000 metri cubi di rifiuti radioattivi da collocare nel futuro Deposito nazionale. Il costo dello smantellamento degli ex impianti nucleari italiani è passato da 3,7 miliardi previsti nel 2001 a 11,38 miliardi, con la conclusione slittata dal 2014 al 2052. Zero comuni si sono autocandidati per ospitare il deposito sulle 51 aree individuate come potenzialmente idonee.
Il piano del governo
Il DDL nucleare (A.C. 2669), presentato dal governo il 17 ottobre 2025, prevede una delega al governo per la produzione di energia da fonti nucleari. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, al summit nucleare di Parigi del 10 marzo 2026, ha dichiarato che l’Italia punta a una capacità nucleare installata tra 8 e 16 gigawatt entro il 2050.
«Quando conosceremo i costi valuteremo gli incentivi.»
— Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, summit nucleare Parigi, 10 marzo 2026
Il report «Nuclear Energy Innovation Outlook 2025» del Politecnico di Milano calcola che il nuovo nucleare in Italia non arriverà prima del 2050: servono almeno dieci anni per la prima centrale. Si sta legiferando su una tecnologia di cui non si conoscono i costi, stanziando 7,5 milioni di euro per la comunicazione pro-nucleare. Nuclitalia — la newco costituita nel maggio 2025 da Enel (51 per cento), Ansaldo Energia (39 per cento) e Leonardo (10 per cento) — ha il compito di valutare i design SMR per il contesto italiano, ma non sviluppa tecnologie proprie.
La coalizione 100% Rinnovabili Network (Fondazione Sviluppo Sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, WWF Italia, università e centri di ricerca) definisce il ritorno al nucleare «insostenibile, impraticabile e non necessario».
Padova, il confronto tra scienza e promesse
Il 24 marzo, nella Sala Auser Savonarola di Padova, Legambiente e MIR hanno portato questi dati davanti a un pubblico che chiedeva risposte. L’evento «Nucleare e Decarbonizzazione: una soluzione ingannevole» è stato organizzato nell’ambito del bando «La Città delle Idee 2025-2026» con il contributo di Comune di Padova e Camera di Commercio.
Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia all’Università di Padova, ha smontato la narrazione governativa con un confronto diretto tra fotovoltaico (abbinato alle comunità energetiche) e nucleare su sei criteri: disponibilità della tecnologia, economicità, prestazioni ambientali, ricadute economiche locali, desiderabilità sociale, capacità di innovazione. Il solare vince su ogni fronte.
«Il nucleare è la tecnologia che in assoluto al mondo ha avuto più sussidi. E non ha restituito, perché l’energia che ha dato non è mai riuscita a divenire competitiva rispetto agli investimenti ricevuti.»
— Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia, Università di Padova, evento Legambiente-MIR, 24 marzo 2026
Roberto Paccagnella, ex ricercatore del CNR e collaboratore del MIR, ha presentato la pubblicazione «Small Modular Reactor: realtà o fantasia?» (MIR Padova, 2026), evidenziando che gli SMR costano circa il 40 per cento in più per kilowatt rispetto ai grandi reattori, che già triplicano costi e tempi. Chi finanzia questi progetti è quasi sempre lo Stato, mentre il rischio resta pubblico e i potenziali profitti privati.
«Tutti i progetti di SMR non sono standardizzati. Ci sono rischi di tempi lunghissimi, costi alti per unità di energia prodotta, e la gestione dei rifiuti resta un punto di domanda. Per ogni euro investito nel nucleare, le rinnovabili producono più energia.»
— Roberto Paccagnella, ex ricercatore CNR, evento Legambiente-MIR Padova, 24 marzo 2026
Una questione di tempo
L’Italia è l’unico grande paese al mondo ad aver detto due volte no all’atomo con voto popolare: nel 1987 e nel 2011 (il 94 per cento dei votanti si espresse contro il nucleare). Quarant’anni dopo, la promessa è la stessa: reattori più piccoli, più sicuri, più economici. I dati dicono altro.
Nel 2024 le rinnovabili hanno coperto l’87 per cento della nuova capacità elettrica installata nel mondo. In Europa, solare ed eolico hanno superato il nucleare nella produzione elettrica (30,1 per cento contro 23,4 per cento). Le batterie industriali hanno raggiunto i 70 dollari per kilowattora. La transizione energetica è già in corso — e ogni anno di ritardo è un anno perso.
Per chi vuole approfondire, EcoMagazine ha recensito il saggio «L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili» di Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio
Solo Russia e Cina hanno SMR operativi (IAEA). Il cinese HTR-PM (Shidao Bay, in esercizio commerciale da dicembre 2023) e il russo Akademik Lomonosov (centrale galleggiante a Pevek, operativo dal 2019) hanno registrato costi molto superiori alle previsioni iniziali (WNISR 2025).
>Il governo investe risorse legislative e 7,5 milioni di euro in comunicazione su una tecnologia che in Occidente non ha prodotto un solo impianto commerciale. Lazard, Banca d’Italia e Politecnico di Milano concordano: il nucleare costa da tre a cinque volte più delle rinnovabili.

Schema di un reattore modulare SMR ad acqua leggera. Nessun progetto di questo tipo è operativo commercialmente in Occidente (illustrazione: U.S. GAO, pubblico dominio)
Seicento gigawatt di nuova capacità fotovoltaica installata nel mondo nel solo 2024: l’equivalente di cento centrali nucleari, costruite in dodici mesi. Nello stesso periodo, i reattori nucleari entrati in funzione sono stati sei. Il rapporto è cento a sei. Eppure il governo italiano sta costruendo un quadro normativo per riportare l’atomo nel mix energetico nazionale, puntando su una tecnologia — gli Small Modular Reactor (SMR) — che non ha ancora prodotto un solo impianto commerciale in Occidente.
Zero impianti, costi triplicati
I dati del World Nuclear Industry Status Report 2025 non lasciano margini di interpretazione:
- SMR operativi commercialmente in Occidente: zero
- Unico progetto SMR con certificazione regolatoria occidentale (NuScale, Idaho): cancellato a novembre 2023 per costi esplosi (da 5,8 a oltre 9 miliardi di dollari)
- Startup nucleari europee in crisi: Newcleo in carenza di liquidità, Naarea (Francia) insolvente
- Tempo medio di costruzione dei 19 reattori entrati in funzione tra 2022 e 2024: 10,8 anni (il doppio del previsto)
- Cantieri nucleari attivi a metà 2025: 63 in 11 paesi, oltre un terzo in ritardo
- Rischio medio di sforamento costi: oltre il 200 per cento
Solo Russia e Cina hanno SMR operativi. Il cinese HTR-PM (Shidao Bay, operativo da dicembre 2023) ha avuto costi superiori al 200 per cento rispetto alle previsioni. Il russo Akademik Lomonosov, centrale galleggiante per regioni remote, ha superato il 300 per cento delle stime.
Il confronto economico
I numeri parlano. Secondo i dati IRENA (Renewable Power Generation Costs in 2024), il costo livellato dell’energia (LCOE) medio globale è:
- Eolico onshore: 34 dollari per megawattora
- Solare utility-scale: 43 dollari per megawattora
- Nucleare (range non sussidiato): 141-220 dollari per megawattora (Lazard LCOE+ v18)
Il solare e l’eolico costano meno delle alternative fossili per il decimo anno consecutivo. Il 91 per cento dei nuovi progetti rinnovabili nel 2024 è stato più economico di qualsiasi nuova alternativa fossile. Il nucleare costa da tre a cinque volte di più.
La Banca d’Italia ha confermato questa analisi nel rapporto «L’atomo fuggente» (Quaderno di Economia e Finanza n. 947, giugno 2025): la reintroduzione del nucleare non avrebbe «significativi impatti sul livello dei prezzi» dell’energia. Gli SMR, scrivono gli economisti di via Nazionale, «non hanno ancora dimostrato una riduzione effettiva dei costi: il vantaggio teorico della modularità si scontra con costi per kilowatt superiori ai grandi impianti».
Più piccoli, più sporchi
Uno studio pubblicato su PNAS dall’Università di Stanford e dalla University of British Columbia demolisce la narrativa degli «SMR puliti»: i piccoli reattori modulari producono un volume di rifiuti nucleari da 2 a 30 volte maggiore per unità di energia rispetto ai reattori convenzionali, con almeno 9 volte più acciaio attivato dai neutroni. La causa è fisica: le dimensioni ridotte provocano una maggiore fuga di neutroni.
Intanto l’Italia non ha risolto il problema dei rifiuti radioattivi esistenti. La SOGIN (società statale per il decommissioning nucleare) gestisce circa 98.000 metri cubi di rifiuti radioattivi da collocare nel futuro Deposito nazionale. Il costo dello smantellamento degli ex impianti nucleari italiani è passato da 3,7 miliardi previsti nel 2001 a 11,38 miliardi, con la conclusione slittata dal 2014 al 2052. Zero comuni si sono autocandidati per ospitare il deposito sulle 51 aree individuate come potenzialmente idonee.
Il piano del governo
Il DDL nucleare (A.C. 2669), presentato dal governo il 17 ottobre 2025, prevede una delega al governo per la produzione di energia da fonti nucleari. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, al summit nucleare di Parigi del 10 marzo 2026, ha dichiarato che l’Italia punta a una capacità nucleare installata tra 8 e 16 gigawatt entro il 2050.
«Quando conosceremo i costi valuteremo gli incentivi.»
— Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, summit nucleare Parigi, 10 marzo 2026
Il report «Nuclear Energy Innovation Outlook 2025» del Politecnico di Milano calcola che il nuovo nucleare in Italia non arriverà prima del 2050: servono almeno dieci anni per la prima centrale. Si sta legiferando su una tecnologia di cui non si conoscono i costi, stanziando 7,5 milioni di euro per la comunicazione pro-nucleare. Nuclitalia — la newco costituita nel maggio 2025 da Enel (51 per cento), Ansaldo Energia (39 per cento) e Leonardo (10 per cento) — ha il compito di valutare i design SMR per il contesto italiano, ma non sviluppa tecnologie proprie.
La coalizione 100% Rinnovabili Network (Fondazione Sviluppo Sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, WWF Italia, università e centri di ricerca) definisce il ritorno al nucleare «insostenibile, impraticabile e non necessario».
Padova, il confronto tra scienza e promesse
Il 24 marzo, nella Sala Auser Savonarola di Padova, Legambiente e MIR hanno portato questi dati davanti a un pubblico che chiedeva risposte. L’evento «Nucleare e Decarbonizzazione: una soluzione ingannevole» è stato organizzato nell’ambito del bando «La Città delle Idee 2025-2026» con il contributo di Comune di Padova e Camera di Commercio.
Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia all’Università di Padova, ha smontato la narrazione governativa con un confronto diretto tra fotovoltaico (abbinato alle comunità energetiche) e nucleare su sei criteri: disponibilità della tecnologia, economicità, prestazioni ambientali, ricadute economiche locali, desiderabilità sociale, capacità di innovazione. Il solare vince su ogni fronte.
«Il nucleare è la tecnologia che in assoluto al mondo ha avuto più sussidi. E non ha restituito, perché l’energia che ha dato non è mai riuscita a divenire competitiva rispetto agli investimenti ricevuti.»
— Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia, Università di Padova, evento Legambiente-MIR, 24 marzo 2026
Roberto Paccagnella, ex ricercatore del CNR e collaboratore del MIR, ha presentato la pubblicazione «Small Modular Reactor: realtà o fantasia?» (MIR Padova, 2026), evidenziando che gli SMR costano circa il 40 per cento in più per kilowatt rispetto ai grandi reattori, che già triplicano costi e tempi. Chi finanzia questi progetti è quasi sempre lo Stato, mentre il rischio resta pubblico e i potenziali profitti privati.
«Tutti i progetti di SMR non sono standardizzati. Ci sono rischi di tempi lunghissimi, costi alti per unità di energia prodotta, e la gestione dei rifiuti resta un punto di domanda. Per ogni euro investito nel nucleare, le rinnovabili producono più energia.»
— Roberto Paccagnella, ex ricercatore CNR, evento Legambiente-MIR Padova, 24 marzo 2026
Una questione di tempo
L’Italia è l’unico grande paese al mondo ad aver detto due volte no all’atomo con voto popolare: nel 1987 e nel 2011 (il 94 per cento dei votanti si espresse contro il nucleare). Quarant’anni dopo, la promessa è la stessa: reattori più piccoli, più sicuri, più economici. I dati dicono altro.
Nel 2024 le rinnovabili hanno coperto l’87 per cento della nuova capacità elettrica installata nel mondo. In Europa, solare ed eolico hanno superato il nucleare nella produzione elettrica (30,1 per cento contro 23,4 per cento). Le batterie industriali hanno raggiunto i 70 dollari per kilowattora. La transizione energetica è già in corso — e ogni anno di ritardo è un anno perso.
Per chi vuole approfondire, EcoMagazine ha recensito il saggio «L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili» di Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali