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Galline ovaiole stipate in un allevamento intensivo: in Veneto si contano 2.506 allevamenti avicoli e oltre 48 milioni di capi
Galline ovaiole in un allevamento intensivo. In Veneto si concentrano 2.506 allevamenti avicoli e oltre 48,6 milioni di capi (Piano nazionale aviaria 2026). Foto: Lever Foundation / Wikimedia Commons, licenza CC0 (pubblico dominio).

Lozzo Atestino, 1,3 milioni di galline contro 3 mila abitanti: il caso Menesello arriva alla Corte europea

Dopo l’inchiesta Report del 1 febbraio 2026, il Comune chiama NAS, ULSS e ARPAV. La consigliera regionale Elena Ostanel interroga la Giunta. I Comitati “Lasciateci Respirare” depositano ricorso a Strasburgo. Il paradosso: a 1,8 chilometri, dentro il Parco Colli Euganei, un allevamento di polli è stato bloccato. Qui, 200 metri fuori, ne crescono mezzo milione in più.

Sulla cartografia dell’Ente Parco c’è una linea che separa Lozzo Atestino da Baone: 1,8 chilometri di distanza in pianura. A nord, dentro il Parco, il TAR del Veneto ha bloccato un allevamento di 80 mila polli. A sud, 200 metri appena fuori dal perimetro, ne cresce un altro da 1,3 milioni di galline ovaiole. Stesso ecosistema, stesse falde, stessa Riserva di Biosfera MAB UNESCO riconosciuta nel 2025. Cambia soltanto chi rilascia le autorizzazioni. «Siamo un piccolo comune ma abbiamo settecento galline pro capite per ogni cittadino, questo credo dia in qualche modo l’idea della situazione», dichiara il sindaco di Lozzo Atestino Luca Ruffin alla stampa dopo l’inchiesta di Report del 1 febbraio 2026. È il caso Fattorie Menesello. Da febbraio è arrivato a Strasburgo.

Dopo Report, il Comune chiama gli ispettori

Domenica 1 febbraio 2026, alle 20.30, Rai 3 manda in onda un servizio di “Food for Profit” curato da Giulia Innocenzi all’interno di Report. Le immagini riprese all’interno dei capannoni di Fattorie Menesello, secondo quanto trasmesso dalla rubrica, mostrano carcasse di galline mummificate, topi a contatto con uova destinate al mercato, melma sul pavimento, uova sporche di feci e sangue. In chiusura, il conduttore Sigfrido Ranucci attacca direttamente il titolare dell’impianto, che è anche il presidente della FNP Avicunicola di Confagricoltura.

«Dal presidente degli avicoltori di Confagricoltura, Simone Menesello, ci saremmo aspettati un allevamento modello invece quello che abbiamo visto è qualcosa di indicibile.»

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, Rai 3, 1 febbraio 2026

Le istituzioni locali si muovono in 48 ore. Il 2 febbraio il Comune di Lozzo Atestino invia una PEC a ULSS 6 Euganea, ARPAV e Carabinieri NAS chiedendo un sopralluogo urgente, citando il Regolamento CE 852/2004 sull’igiene degli alimenti, il Regolamento CE 853/2004 sull’igiene dei prodotti di origine animale, il Regolamento UE 2016/429 sulla salute animale e il D.Lgs. 146/2001 sul benessere animale. Il giorno dopo la FLAI CGIL Padova diffonde un comunicato firmato dal segretario generale Giuliano Carraro che porta dentro il caso un fronte poco battuto: la sicurezza di chi in quei capannoni ci lavora.

«È inaccettabile che nel 2026 possano ancora esistere luoghi di lavoro in simili condizioni, dove la tutela della salute e della sicurezza del personale viene considerata un optional e non una priorità assoluta.»

Giuliano Carraro, segretario generale FLAI CGIL Padova, comunicato del 3 febbraio 2026

Il giorno successivo, il 4 febbraio, la consigliera regionale Elena Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra – Reti Civiche) deposita un’interrogazione in Consiglio regionale chiedendo alla Giunta di attivare ARPAV, ULSS e servizio veterinario regionale. Il 7 febbraio i Comitati “Lasciateci Respirare” di Monselice e Lozzo Atestino pubblicano un comunicato firmato dal portavoce Francesco Miazzi che, riprendendo le immagini di Report, le rilancia in chiave di rischio sistemico.

Vietato a Baone, autorizzato a Lozzo: 1,8 chilometri di differenza

Il Piano Ambientale del Parco Regionale dei Colli Euganei, approvato nel 1998, considera gli allevamenti intensivi incompatibili con le finalità stesse del Parco. È una norma chiara, applicata dentro il perimetro. Pochi chilometri più a nord, a Baone, un progetto di allevamento da 80 mila polli è stato fermato dalla giustizia amministrativa (sentenza TAR Veneto, 2021). A Lozzo Atestino, 1,8 chilometri di distanza in linea d’aria, l’impianto Menesello è formalmente fuori dal vincolo: il perimetro del Parco si ferma a circa 200 metri dai capannoni.

Territorio fra Lozzo Atestino e Baone in cartografia OpenStreetMap
Il territorio fra Lozzo Atestino e Baone in cartografia OpenStreetMap. I due allevamenti sono separati da 1,8 chilometri: a Baone un impianto di 80 mila polli è stato bloccato dal TAR del Veneto (dentro il Parco Regionale dei Colli Euganei), a Lozzo Atestino ne cresce un altro da 1,3 milioni di galline (200 metri fuori dal perimetro). Base: © OpenStreetMap contributors, ODbL.

Nel 2025, però, UNESCO ha riconosciuto la Riserva di Biosfera MAB Colli Euganei, una zona di tutela ampia che copre tutto il territorio comunale di Lozzo Atestino. La Riserva porta obblighi precisi: impatto ambientale contenuto, qualità delle falde, agricoltura compatibile con l’ecosistema. È su questo terreno che il sindaco Ruffin spinge la questione.

«Un allevamento così in mezzo al nulla può anche andare bene, ma non su un territorio come il nostro, all’interno del Parco Colli protetto dall’Unesco. Se non si rispettano questi principi il Mab può essere tolto. È un percorso quello a cui ha dato il via l’Unesco, ci sono degli obblighi.»

Luca Ruffin, sindaco di Lozzo Atestino

EcoMagazine ha già raccontato come, nell’ecosistema dei Colli Euganei, il vero fattore di pressione sia spesso l’attività umana, non la fauna selvatica. Anche qui non si parla di agricoltura: si parla di industria.

Da Lozzo Atestino a Strasburgo: il muro della giurisprudenza amministrativa

Il progetto di ampliamento da circa 800 mila a circa 1,3 milioni di capi è del 2019. Il 25 novembre 2020 la Commissione provinciale VIA di Padova dà parere favorevole alla compatibilità ambientale dell’ampliamento. Al procedimento aderiscono 109 cittadini con osservazioni. Il Comitato “Lasciateci Respirare” promuove ricorso al TAR Veneto e poi al Consiglio di Stato. Il 19 giugno 2025 la Sezione Sesta del Consiglio di Stato chiude la partita: respinge il ricorso, senza entrare nel merito sanitario o ambientale, sulla base di un orientamento giurisprudenziale del 2024 che restringe la legittimazione ad agire dei comitati ambientalisti accanto ai singoli residenti.

La sentenza riconosce la “peculiarità della complessa vicenda” e compensa le spese. Sette anni di lavoro civico si fermano davanti a una questione procedurale. Resta una sola sponda: Strasburgo. A febbraio 2026 le avvocate Chiara Pernechele ed Eva Vigato depositano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo il ricorso n. 33356/25 “Z. e altri c. Italia”, per violazione degli articoli 2 (diritto alla vita), 6 (equo processo), 8 (vita privata e familiare) e 13 (rimedio effettivo) della Convenzione.

«La Corte EDU rappresenta un passo percorribile, per fare finalmente chiarezza sul ruolo, fondamentale, dei Comitati Ambientalisti.»

avv. Eva Vigato e avv. Francesco Maracino, legali del Comitato Lasciateci Respirare nella fase Consiglio di Stato

Il ricorso a Strasburgo non è solo un atto difensivo locale. Punta a portare in sede europea la questione dell’accesso alla giustizia ambientale in Italia, dopo che il filone giurisprudenziale recente ha alzato la soglia di ammissibilità dei ricorsi presentati dai comitati.

Il contesto: aviaria, ammoniaca, indennizzi

Il caso Menesello non è isolato. Il Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione dell’influenza aviaria 2026 del Ministero della Salute fotografa una concentrazione industriale che fa del Veneto l’epicentro nazionale dell’avicoltura intensiva e dei suoi rischi sanitari. Dal 2020 al gennaio 2026 si sono registrati in Veneto 316 focolai domestici di influenza aviaria sui 477 totali italiani: due terzi del fenomeno. Agli allevatori veneti, sempre nel periodo 2020-2025, sono andati indennizzi pubblici per circa 240 milioni di euro. Su scala più ampia, Sigfrido Ranucci ha riportato che i ristori versati per gestire l’emergenza aviaria nelle sole regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto fra il 2020 e il 2025 hanno superato i 266 milioni di euro complessivi.

I numeri di Greenpeace per il dossier “Padania avvelenata” (2026) descrivono il quadro ambientale: la zootecnia veneta emette 28 mila tonnellate l’anno di ammoniaca. La sola provincia di Padova ne emette 5.500 tonnellate, il 3,4 per cento delle emissioni dell’intera Pianura Padana, su 5,4 milioni di capi zootecnici. Dentro questo perimetro lavorano capannoni ad altissima densità, con deiezioni concentrate, ammoniaca che finisce in atmosfera e materiale organico che entra nelle falde. La biosicurezza la mettono alla prova focolai virali ricorrenti.

I numeri di un paradosso

  • 1.300.000: galline ovaiole autorizzate post-ampliamento
  • 3.160: abitanti del Comune di Lozzo Atestino
  • 200 metri: distanza dell’impianto Menesello dal perimetro del Parco Colli Euganei
  • 1,8 km: distanza dall’allevamento di polli di Baone bloccato dal TAR
  • 5.700 euro: IMU annuale versata dall’azienda al Comune, secondo il sindaco Ruffin
  • 109: cittadini che hanno presentato osservazioni al procedimento VIA del 2020
  • 316 su 477: focolai di aviaria registrati in Veneto sul totale italiano 2020-2026
  • 28.000 tonnellate l’anno: ammoniaca emessa dalla zootecnia veneta (Greenpeace)
  • 33356/25: numero del ricorso “Z. e altri c. Italia” alla Corte EDU

Nel 2023 Fattorie Menesello aveva ricevuto da Confagricoltura la menzione speciale sostenibilità del premio “Agricoltura100”. Sul proprio sito l’azienda descrive “rigidi standard che garantiscono il massimo rispetto del benessere animale”, mangimi naturali, energie rinnovabili, fertilizzanti da recupero.

I numeri del Comune contro un’industria

Il sindaco Ruffin ha riferito alla stampa che l’IMU annuale versata da Fattorie Menesello al Comune ammonta a circa cinquemilasettecento euro. È una cifra che il sindaco riporta in base ai dati del Comune ma che non è stata al momento confermata da un atto pubblico in libera consultazione: viene riportata qui come parola dell’amministratore. Resta una sproporzione politica. Un Comune di 3.160 abitanti ospita un impianto da oltre un milione di capi e ne incassa una quota fiscale che il sindaco considera marginale rispetto ai costi indiretti che ricadono sul territorio: viabilità, acqua, qualità dell’aria, attrattività turistica della Riserva di Biosfera.

A livello regionale, Elena Ostanel sposta la questione sul modello produttivo.

«La Regione non può rimanere in silenzio: servono verifiche stringenti, tempestive e pubbliche, e serve interrogarsi seriamente sul modello di sviluppo che si continua a sostenere.»

Elena Ostanel, consigliera regionale Alleanza Verdi e Sinistra – Reti Civiche, interrogazione del 4 febbraio 2026

Sette anni e una linea immaginaria

Sette anni di lavoro civico per arrivare a Strasburgo. I Comitati “Lasciateci Respirare” hanno raccolto osservazioni, finanziato avvocate, attraversato tre gradi di giudizio amministrativo. Se la Corte europea entrerà nel merito, il caso Menesello diventerà un precedente sull’accesso alla giustizia ambientale per tutta l’Italia.

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