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ghiacciaio andino

Argentina, i ghiacciai messi a profitto. L’estrattivismo vince sul diritto all’acqua e alla vita

Nel 2010 l’Argentina aveva fatto scuola. Il governo di Cristina Kirchner aveva approvato la cosiddetta Ley de Glaciares, legge dei ghiacciai, accogliendo una proposta avanzata dal  deputato ambientalista Miguel Bonasso, sostenuta dalla mobilitazione di movimenti ambientalisti, associazioni indigene e dalla comunità scientifica internazionale. La Ley istituiva forti tutele di protezione sui ghiacciai e sulle aree periglaciali, vietava attività minerarie e industriali in queste zone e riconosceva il loro ruolo come riserva strategica di acqua dolce. Una legge avanzata che è stata presa ad esempio dai movimenti ecologisti di tutto il mondo come una forma di contrasto ai cambiamenti climatici. 

E’ bastato un colpo di mano del presidentissimo Javier “Motosega” Milei per mandare tutto a quarantotto. Il 9 aprile scorso, il parlamento argentino ha approvato una riforma della Ley de Glaciares che ribalta completamente la prospettiva. Da bene comune da tutelare, l’acqua è diventata una merce da valorizzare e sfruttare.
La riforma ha ridimensionato drasticamente le tutele ambientali autorizzando attività estrattive anche in territori ritenuti finora intoccabili. La decisione su cosa salvare e cosa sfruttare è passata direttamente alle autorità provinciali. “Abbiamo istituito un vero federalismo ambientale – ha dichiarato tutto orgoglioso Milei – e abbiamo avviato una politica intelligente e sovrana per lo sfruttamento delle nostre risorse”. Milei non è riuscito a risparmiarsi l’oramai consueto sfottò agli avversari: “Gli ecologisti che si ostinano ad impedire il progresso della Repubblica Argentina hanno perso ancora una volta”.

Ora, a parte il fatto che “federalismo ambientale” è un concetto che non si può proprio sentire, va sottolineato che questo netto cambio di paradigma dell’Argentina nasconde una sola parola chiave: estrazione. Litio, rame, oro: sono queste le risorse che rendono appetibili le aree glaciali e periglaciali del Paese Sudamericano. Materie prime fondamentali per la realizzazione di batterie e di nuove tecnologie che favoriranno, ha sottolineano “l’ecologista” Milei, “la transizione energetica globale anche in chiave verde”. Dimentica Milei, che non può esistere transizione ecologica senza giustizia ambientale e climatica.

Ecosistemi vitali non solo per l’Argentina ma per tutto il pianeta – altro che “federalismo ambientale”! – verranno sacrificati per alimentare un modello che solo a parole possiamo definire “verde”, ma che continua a basarsi su logiche di estrattivismo intensivo. I cambiamenti climatici che devastano tutta la terra e che causano, tra le altre cose, anche il ritiro dei ghiacciai vengono riletti sotto la lente capitalista di nuove opportunità di “sviluppo” favorendo l’apertura di nuove miniere in aree prima proibitive a causa dello spessore del ghiaccio. Ma questa non è una transizione verde: è una riconversione del saccheggio. Un saccheggio che con il “federalismo” tanto citato dal Motosega, non ha nulla a che fare. In assenza di standard nazionali rigorosi, l’autonomia decisionale si trasformerà in una corsa al ribasso. Le regioni più ricche di risorse – e quindi più esposte alle pressioni delle multinazionali – diventeranno laboratori di deregolamentazione ambientale. La frammentazione normativa, in altre parole, otterrà solo di indebolire qualsiasi strategia di tutela.

I ghiacciai non sono solo paesaggi spettacolari o depositi di ghiaccio, ma infrastrutture indispensabili alla vita del pianeta: sono riserve d’acqua dolce che regolano il ciclo idrico, alimentano fiumi, sostengono l’agricoltura e le comunità. Con il cambio del clima, i ghiacciai delle Ande sono diventati ecosistemi in forte regressione. Consentire attività minerarie in questi delicatissimi contesti significa accelerare il processo in atto. E renderlo irreversibile.

In Argentina, la riforma è stata approvata tra proteste e mobilitazioni ambientaliste. In Patagonia, le associazioni indigene hanno denunciano come questa legge compromette l’accesso all’acqua fondamentale per le economie comunitarie.
In ambito internazionale, preoccupa il silenzio con cui questo drastico cambiamento di prospettiva è stato accolto dai Governi.Forse perché l’Argentina è uno snodo strategico per l’approvvigionamento di litio? O semplicemente perché oramai appare naturale che la crisi climatica venga gestita come un mercato?

Eppure quanto accaduto in Argentina riguarda il mondo intero. Non soltanto perché il pianeta in cui tocca vivere è uno solo e la crisi climatica del “federalismo” se ne frega, ma perché è un brutto, bruttissimo segnale. In un mondo sempre più affamato di risorse, anche i ghiacciai – che erano un simbolo della crisi climatica – sono diventati merci da sfruttare. Milei ha dimostrato al mondo che il profitto conta più dell’acqua. E quindi, anche della vita.