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Lontra europea (Lutra lutra) emerge dall'acqua, primo piano del muso bagnato
Una lontra europea (Lutra lutra) emerge dall'acqua. Foto: Baranowski / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

World Otter Day 27 maggio: la lontra torna in Italia. Il monitoraggio WWF dal Pollino alle Alpi

Decimo anniversario della giornata internazionale dedicata alla specie. Il «Progetto Lontra» di WWF Italia e Università del Molise conferma il ritorno della Lutra lutra lungo l’arco alpino dopo decenni di assenza, mentre nelle regioni meridionali resiste la popolazione storica. La specie resta vulnerabile: tra i 900 e i 1.200 individui in tutto il territorio nazionale. Un documentario indipendente segue il ritorno.

Lontra europea (Lutra lutra) che nuota in un lago, fotografata nel Parco Nazionale Fertő-Hanság in Ungheria. La specie è in graduale ritorno anche sui fiumi italiani.
Una lontra europea (Lutra lutra) nuota in un lago del Parco Nazionale Fertő-Hanság (Ungheria). La specie, scomparsa per decenni dall’arco alpino italiano, è tornata a colonizzare i corsi d’acqua di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Liguria. Foto: BouketenCate / Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0.

Il 27 maggio 2026 si celebra il decimo World Otter Day, la giornata internazionale dedicata alle lontre promossa dall’International Otter Survival Fund (IOSF). Per l’Italia il dato di partenza non è scontato: la lontra europea (Lutra lutra), per decenni scomparsa da buona parte del territorio nazionale, è oggi tornata a popolare l’arco alpino e diverse regioni del Centro-Nord. Una buona notizia, ma di portata limitata: la popolazione italiana stimata è ancora di soli 900-1.200 individui.

Una specie sentinella

La lontra europea è un mammifero semiacquatico della famiglia dei mustelidi, lunga 60-90 centimetri (più la coda) e di peso tipicamente tra i 5 e i 12 chilogrammi. Si nutre prevalentemente di pesci, anfibi e crostacei, vive lungo fiumi, torrenti, laghi e ambienti umidi costieri. È una specie bioindicatrice: la sua presenza, o la sua assenza, racconta con precisione lo stato di salute degli ecosistemi acquatici e della catena alimentare collegata. Quando i fiumi sono inquinati o impoveriti di pesce, la lontra scompare. Quando ritorna, è il segno che qualcosa, nel sistema idrico locale, sta funzionando.

Per questo, monitorare la Lutra lutra non è solo un esercizio di conservazione faunistica ma una forma di diagnostica ecologica del territorio.

Il Progetto Lontra di WWF Italia e Università del Molise

Il riferimento principale per chi vuole capire dove sta tornando la specie in Italia è il monitoraggio nazionale denominato Progetto Lontra, coordinato da WWF Italia in collaborazione con l’Università del Molise. I risultati più recenti sono raccolti nel report dedicato e nei materiali divulgativi della Giornata mondiale della lontra.

Dal report emerge un’Italia a tre velocità.

Sud: la popolazione storica

Nel Mezzogiorno e nell’Appennino meridionale la lontra non si è mai estinta. È il cosiddetto «nucleo storico», che ha resistito anche nei decenni più difficili. La specie è documentata oggi in Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Abruzzo e Molise. La continuità maggiore si registra lungo i bacini del Sele-Tanagro e nei sistemi fluviali del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, e in quelli contigui al Parco Nazionale del Pollino.

È una popolazione preziosa per due ragioni: rappresenta una riserva genetica autoctona della specie e dimostra che, dove i corsi d’acqua restano ragionevolmente integri, la lontra è in grado di sostenersi senza interventi di reintroduzione.

Centro: nuovi nuclei che si saldano al Sud

Le regioni del Centro, in passato considerate prive di popolazioni stabili, hanno visto la formazione di nuovi nuclei lungo i fiumi di Lazio, Marche e alta Toscana. La dinamica è incoraggiante: le nuove segnalazioni iniziano a saldarsi con la popolazione storica meridionale, ricostruendo un corridoio biologico che attraversa la dorsale appenninica.

Nord: il ritorno dopo decenni

Il dato più rilevante del nuovo monitoraggio riguarda l’arco alpino. La lontra è tornata in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Liguria, regioni dove era scomparsa da decenni. Si tratta di una colonizzazione naturale che proviene principalmente dai paesi confinanti – Austria, Slovenia, Francia – dove le popolazioni si sono progressivamente ricostituite a partire dagli anni Ottanta.

Il caso del Piemonte resta a sé: il quadro regionale è ancora privo di una popolazione naturale stabile, ma è documentato un nucleo reintrodotto all’interno del Parco regionale del Ticino. Restano ancora prive di popolazioni stabili l’Emilia-Romagna, l’Umbria e parti del territorio toscano e marchigiano.

Europa: la cornice della Direttiva Habitat

Sul piano europeo la specie è protetta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (allegati II e IV), che ne tutela sia gli individui sia gli habitat. La rete Natura 2000 ha un ruolo decisivo perché molte aree dove la lontra è tornata coincidono con Siti di Importanza Comunitaria (SIC) o Zone Speciali di Conservazione (ZSC).

Diversi progetti LIFE finanziati dalla Commissione Europea hanno sostenuto negli ultimi vent’anni la conservazione della specie, in Italia e nei paesi vicini. La popolazione europea di Lutra lutra è classificata come «Near Threatened» nella Lista Rossa IUCN globale, ma in molti paesi – Spagna, Portogallo, Regno Unito, Francia, Germania, Scandinavia – il trend è di ripresa.

Mondo: tredici specie sotto pressione

A livello planetario esistono tredici specie di lontre, distribuite in tutti i continenti tranne l’Antartide e l’Australia. Sei sono classificate dalla IUCN come «vulnerabili» o «in pericolo». Le minacce principali, secondo WWF International e IOSF, sono tre: la perdita degli habitat di acqua dolce (canalizzazioni, dighe, prosciugamento delle zone umide), l’inquinamento dei corsi d’acqua e il commercio illegale, alimentato negli ultimi anni dalla domanda di lontre come animali da compagnia esposta sui social media. L’IOSF ha dedicato proprio al traffico online il messaggio centrale del World Otter Day 2026.

«Lutra – Sotto la Superficie»: il documentario che segue il ritorno

Mentre il monitoraggio scientifico procede, anche il racconto per immagini sta cercando di stare al passo. Il fotografo naturalista Simone Giosso sta realizzando, con la fotografa Miriam Spadafora, il documentario Lutra – Sotto la Superficie, un’indagine sul ritorno della lontra in Italia che intreccia storia, leggenda e ricerca scientifica, affrontando il legame tra inquinamento, cambiamenti climatici e biodiversità fluviale. Il progetto, ancora in fase di realizzazione, collabora con realtà ambientaliste italiane tra cui l’associazione «Io non ho paura del lupo» (di cui EcoMagazine ha recensito il libro divulgativo Convivere con il lupo: il libro che smonta paure e pregiudizi) e PlasticFree Onlus.

Cosa significa il ritorno

La traiettoria della lontra italiana è in parziale controtendenza rispetto al quadro nazionale della biodiversità, che resta molto critico. Le ragioni del ritorno sono note: alcuni fiumi alpini sono oggi meno inquinati di quanto fossero quarant’anni fa, alcune aree protette hanno garantito habitat sufficienti per la riproduzione, la popolazione meridionale ha resistito e i corridoi transfrontalieri hanno funzionato.

Non sono motivi per rilassarsi. La lontra resta una specie vulnerabile, dipendente da fiumi puliti e da pesce in quantità. La transizione ecologica – dalla gestione delle acque alla riduzione della chimica in agricoltura, dalla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua alla messa in sicurezza dei collegamenti tra popolazioni – è la condizione necessaria perché la traiettoria positiva continui. La domanda che vale per la lontra vale per gli altri vertebrati legati ai sistemi fluviali: se vogliamo che restino tra noi, dobbiamo restituire ai fiumi qualcosa che assomigli a un fiume.

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