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Manifestazione del Movimento Nazionale CER(S) davanti alla sede romana del GSE il 20 maggio 2026 - striscione con slogan Le CER(S) non possono più aspettare
La folla davanti alla sede romana del GSE durante la mobilitazione del 20 maggio 2026. Foto: Movimento Nazionale CER(S) (via Facebook).

«Le CER(S) non possono più aspettare»: dopo la mobilitazione al GSE arriva il tavolo permanente

Una manifestante della CERS Illuminati Sabina alla mobilitazione del Movimento Nazionale CER(S) davanti al GSE di Roma il 20 maggio 2026, con striscione 'L'energia che ci piace fa rima con la pace'
«L’energia che ci piace fa rima con la pace». Una manifestante della CERS Illuminati Sabina davanti alla sede romana del GSE durante la mobilitazione del Movimento Nazionale CER(S), mercoledì 20 maggio 2026. Foto: Movimento Nazionale CER(S) (via Facebook).

«Le CER(S) non possono più aspettare». Con questo slogan, mercoledì 20 maggio 2026, decine di delegazioni di comunità energetiche, associazioni ambientaliste e realtà territoriali provenienti da diverse regioni italiane si sono riunite davanti alla sede romana del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). La mobilitazione, promossa dal neonato Movimento Nazionale CER(S) insieme al Coordinamento Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali Roma e Lazio ETS, aveva l’obiettivo di portare all’attenzione pubblica e istituzionale le criticità amministrative, operative e normative che stanno rallentando la diffusione delle CER nel Paese.

Il risultato più importante della giornata è arrivato a fine pomeriggio: il GSE ha aperto un tavolo permanente di confronto con le rappresentanze delle CER(S). Una richiesta che le reti territoriali avevano avanzato da tempo, e che apre ora uno spazio stabile di dialogo finalizzato a costruire soluzioni operative, amministrative e normative più accessibili, con particolare attenzione alle esperienze costituite in forma associativa, cooperativa e del Terzo Settore.

Le criticità denunciate

Una delegazione delle reti territoriali è stata ricevuta dall’Amministratore Delegato del GSE, Vinicio Vigilante, insieme a dirigenti e funzionari dell’ente. Nel corso del confronto, le comunità energetiche hanno ribadito le principali difficoltà incontrate da cittadini, associazioni, cooperative ed enti locali nel costituire una CER:

  • procedure burocratiche complesse;
  • ritardi amministrativi nell’iscrizione al registro e nei riconoscimenti;
  • difficoltà di interlocuzione con il Gestore;
  • incertezza normativa e fiscale;
  • problemi nell’accesso agli incentivi e ai fondi PNRR.

Particolare preoccupazione è stata espressa rispetto al rischio che molte realtà territoriali possano restare escluse dai finanziamenti disponibili nonostante abbiano già sostenuto investimenti economici e avviato percorsi progettuali. Una situazione che, come EcoMagazine ha raccontato negli ultimi mesi a proposito di esperienze venete come Guizzo di Energia a Padova sud, CER Solidale 887 fra Vigonovo e Padova e CER Montegrotto Terme 1, non è una preoccupazione astratta ma il vissuto quotidiano di chi su questi progetti lavora.

La posizione del GSE

Il Gestore, nel corso dell’incontro, ha sottolineato il forte impegno della propria struttura amministrativa nel favorire le politiche di transizione energetica, evidenziando la complessità del lavoro svolto negli ultimi anni per rendere operative le Comunità Energetiche Rinnovabili. Il GSE ha inoltre manifestato disponibilità a migliorare strumenti, procedure e modalità di confronto con i territori. È emersa anche, in modo condiviso, la necessità di un aggiornamento del quadro normativo e incentivante per garantire continuità allo sviluppo delle comunità energetiche oltre le attuali scadenze previste.

L’apertura del tavolo permanente è il risultato politico più rilevante della giornata: «un risultato significativo, frutto della mobilitazione delle comunità energetiche e della pressione esercitata dai territori negli ultimi mesi», hanno commentato il Movimento e il Coordinamento Roma e Lazio in una nota congiunta. Allo stesso tempo, i promotori ribadiscono che il confronto dovrà ora tradursi rapidamente in interventi concreti capaci di semplificare realmente l’accesso alle CER e di sostenere le esperienze territoriali e mutualistiche.

Un movimento autonomo dal basso

Il Movimento Nazionale CER(S), come ricorda la sua presentazione ufficiale, «nasce per sostenere, diffondere e mobilitare le comunità per una transizione energetica dal basso». La (S) finale – in CER(S) – non è un dettaglio: indica la dimensione solidale e mutualistica delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali, dove l’energia condivisa torna anche come strumento di lotta alla povertà energetica e di redistribuzione dei benefici sui territori.

Le reti promotrici sono espressione delle comunità territoriali: cittadine e cittadini che si autorganizzano, cooperative del Terzo Settore, parrocchie, associazioni di mutuo soccorso, gruppi di acquisto solidale, realtà del volontariato. È un’esperienza di democrazia energetica che ridisegna il rapporto fra chi produce e chi consuma energia, sostituendo all’utenza passiva la comunità attiva. Una pratica che chiede tempi e modi non sempre compatibili con la logica amministrativa dei grandi enti gestori dell’energia.

Il prossimo appuntamento è davanti al MASE

Le mobilitazioni proseguiranno nelle prossime settimane anche nei confronti delle istituzioni nazionali. Un nuovo appuntamento pubblico è già previsto nel mese di giugno 2026 davanti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con l’obiettivo di portare le richieste sui temi normativi e di finanziamento che oggi rallentano la diffusione delle CER.

Per il Veneto, dove la rete delle CER sta crescendo rapidamente fra Padova, Vicenza e Treviso, l’apertura del tavolo permanente al GSE è un primo segnale, non un risultato. Le procedure complesse, i ritardi amministrativi, l’incertezza normativa che le comunità denunciano da anni non si risolvono con un tavolo di confronto: si risolvono con decisioni operative chiare e atti normativi rapidi. Per ora c’è solo una porta che si è socchiusa, non un cambio di passo. «Non possiamo più aspettare», recitava lo striscione di Roma. Quanto valga davvero quel tavolo lo si misurerà sui prossimi mesi.

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