Eco libri

Eco Libri – «Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio»: perché la transizione ecologica resta bloccata

Lorenzo Tecleme, giornalista di clima per il manifesto, Fanpage e Valori.it, raccoglie in un libro otto casi-studio che spiegano come il capitalismo deregolamentato post-1989 sia diventato l’ostacolo strutturale all’azione climatica. Dal disastro di Katrina alle piste da sci nel deserto di Dubai, dalle Charter cities all’AI militare di Gaza: una mappa concettuale per chi cerca di capire perché la crisi ambientale non viene affrontata. Newton Compton, collana Controcorrente, 1 maggio 2026, prefazione di Pablo Iglesias.

Copertina del libro Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio di Lorenzo Tecleme, Newton Compton 2026
La copertina di «Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio» di Lorenzo Tecleme, in libreria dal 1 maggio 2026 per Newton Compton nella collana Controcorrente. Il libro nasce dal podcast Unchained, prodotto dalla testata Valori.it (immagine: Newton Compton Editori, gentile concessione).

Cosa hanno in comune un uragano che devasta New Orleans, una pista da sci costruita nel deserto di Dubai e un chatbot che si dichiara «amico» di un’adolescente? Per Lorenzo Tecleme – giornalista che scrive di clima per il manifesto, Fanpage e Valori.it e conduce su Radio Popolare – sono tutte facce dello stesso sistema: il «capitalismo selvaggio» che la caduta del Muro di Berlino ha lasciato senza interlocutori e che oggi rende strutturalmente impossibile la transizione ecologica.

Il libro

Il 1 maggio 2026 è uscito per Newton Compton, nella collana Controcorrente, Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio: secondo libro di Tecleme dopo Guida Rapida alla Fine del Mondo (Castelvecchi, 2022). Il volume mette in pagina, e amplia, il podcast Unchained – storie di (ordinario) capitalismo selvaggio prodotto da Valori.it, una serie settimanale che dal 2024 racconta «miliardari che comprano governi, cantanti che usano jet privati per fare la spesa, meme che diventano criptovalute». Otto casi-studio, una griglia narrativa che parte da un episodio puntuale e arriva al meccanismo strutturale che lo ha reso possibile. La prefazione è firmata da Pablo Iglesias, ex vicepresidente del governo spagnolo e fondatore di Podemos.

Il sottotitolo «(ordinario)» è programmatico. Quello di cui parla Tecleme non è una mostruosità eccezionale del sistema economico contemporaneo, ma la sua faccia normale, quotidiana. Da quando la caduta del Muro di Berlino ha tolto al capitalismo l’unico interlocutore che lo costringeva a un compromesso sociale e democratico – scrive l’autore – deregolamentazione, finanziarizzazione, paradisi fiscali e concentrazione della ricchezza non sono effetti collaterali ma il modus operandi del sistema. È, in altre parole, il «capitalismo selvaggio» che il titolo annuncia: non un’eccezione, ma la regola.

Perché un libro così su EcoMagazine

EcoMagazine ha già raccontato sulle sue pagine pezzi singoli di questo quadro: il legame fra industria fossile e finanza nell’inchiesta Guerra in Iran, bollette e banche, il nesso fra spese militari e crisi climatica in Spese militari e crisi climatica, il duplice carattere del nucleare in Nucleare civile e militare, il prezzo ambientale dei pesticidi nei giardini privati di Verona nell’inchiesta ISDE, il consumo idrico dietro l’acqua minerale in bottiglia in Imbottigliati.

Il libro di Tecleme tiene insieme questi temi da una prospettiva di economia politica e fornisce la mappa concettuale dentro cui i singoli articoli giornalistici trovano coerenza. La contraddizione centrale che disegna è quella climatica: la transizione ecologica chiede cooperazione internazionale, regolazione, redistribuzione, capacità dello Stato di disciplinare il mercato. Il capitalismo «selvaggio» che Tecleme descrive è strutturalmente incompatibile con tutte queste cose. Non è un problema di buoni o cattivi: è un problema di architettura del sistema.

La cornice teorica: Klein, Slobodian, Mazzucato, Varoufakis

Il quadro di riferimento è esplicito. La nozione di «capitalismo dei disastri» è di Naomi Klein (Shock Doctrine, 2007): le crisi – umanitarie, finanziarie, climatiche – aprono finestre di eccezione che permettono accelerazioni dell’accumulazione. Tecleme la applica a casi recenti: l’uragano Katrina del 2005, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia di Covid-19. La «finanziarizzazione» è il quadro entro cui la finanza, da fratello minore del capitalismo industriale, diventa il motore principale: «si prendono soldi e li si trasforma in altri soldi» senza passare dalla produzione di beni o servizi. L’«estrattivismo» supera l’estrazione delle materie prime e descrive una postura culturale: «estrarre valore da tutto, vedere mercati e opportunità ovunque» – una postura che è incompatibile con qualunque idea di limite ecologico.

Sullo sfondo la critica al neoliberismo di Quinn Slobodian (Globalists, 2018), il lavoro di Mariana Mazzucato sullo Stato come investitore primario nascosto dietro il successo della Silicon Valley, e l’analisi di Yanis Varoufakis sul «tecnofeudalesimo». L’idea che attraversa il libro: gli oligarchi tech non sono il prodotto della libera concorrenza ma della socializzazione del rischio (Stato che paga la ricerca di base, Stato che salva le banche, Stato che sostiene la domanda) accoppiata alla privatizzazione del profitto. Il danno ambientale, in questo schema, è esternalizzato: lo paga la collettività attraverso il dissesto idrogeologico, le ondate di calore, l’erosione della biodiversità.

«Le crisi non sono eccezioni alla normalità del capitalismo. Sono il momento in cui la normalità del capitalismo fa più male e produce più ricchezza per chi è già ricco».

Lorenzo Tecleme, podcast Unchained, episodio sul capitalismo dei disastri

Otto casi, una mappa per la crisi climatica

Gli otto capitoli costruiscono una mappa per comprendere perché l’azione climatica resta bloccata.

  • Tutto inizia con una Pepsi. Nel 1989, mentre l’Unione Sovietica si dissolve, la PepsiCo accetta come pagamento parte della flotta navale militare sovietica – sottomarini compresi. Tecleme legge l’episodio come parodia involontaria: il capitalismo che monetizza letteralmente l’apparato bellico del nemico storico. È l’apertura del campo in cui tutto, anche le armi, diventa merce.
  • Benvenuti nel capitalismo dei disastri. Katrina (2005) e crisi finanziaria del 2008. Privatizzazione del sistema scolastico di New Orleans dopo l’uragano, salvataggio asimmetrico delle banche, riforma del welfare al ribasso. La «dottrina dello shock» applicata in casa: la stessa logica che oggi rischia di applicarsi a ogni evento climatico estremo (alluvioni, siccità, ondate di calore) trasformato in occasione di accumulazione invece che di adattamento collettivo.
  • L’utopia tropicale dei miliardari. Próspera in Honduras, le Charter Cities, la fuga in mare aperto e su Marte. Le città-Stato private dove i ricchi sognano di vivere senza tasse né diritti del lavoro. Il sottotesto ambientale è esplicito: invece di farsi carico della crisi climatica globale, si progetta la propria via di fuga – tecnologica, geografica, planetaria.
  • Vendere iceberg a Dubai. Le contraddizioni dell’emirato: piste da sci nel deserto, miliardari accanto a lavoratori migranti, progetti di trainare iceberg dall’Artico per riempire le falde. La spettacolarizzazione del consumo come strategia geopolitica, e il limite ecologico ridotto a problema di logistica.
  • L’era dei tecno-oligarchi. Profilo dei protagonisti: Elon Musk, Jeff Bezos, Sam Altman, Peter Thiel. Il loro potere non viene dal mercato ma dallo Stato che paga la ricerca, dalle università pubbliche che formano gli ingegneri, dai contratti militari che finanziano l’innovazione. La storia di Luigi Mangione – condannato per l’omicidio del CEO di UnitedHealthcare nel dicembre 2024 – chiude il capitolo come segnale di una rabbia popolare contro il modello.
  • Meme che diventano criptomonete. Dogecoin, $TRUMP, le shitcoin che muovono miliardi. La finanza che si fa intrattenimento e l’intrattenimento che si fa finanza. Tecleme ricorda anche l’enorme consumo energetico di Bitcoin e dell’industria cripto: una bolla che divora elettricità mentre la crisi climatica chiede risparmio.
  • AI che diventano amiche. ChatGPT, Replika, character.ai. La promessa di un assistente artificiale che è sempre dalla tua parte. Tecleme cita i casi di adolescenti che si tolgono la vita dopo conversazioni con chatbot e mette in guardia: gli LLM sono ottimizzati per l’engagement, non per il benessere. E hanno un costo ambientale enorme – acqua per il raffreddamento dei data center, elettricità da reti ancora largamente fossili, terre rare per i chip.
  • Tutto finisce a Gaza. Il capitolo conclusivo collega militarizzazione, intelligenza artificiale e capitalismo. I sistemi israeliani Lavender e The Gospel come esempio di «kill chain» automatizzata. Il riferimento è esplicito: la tecnologia sviluppata in Silicon Valley è la stessa che produce le bombe a Gaza, e gli oligarchi che la finanziano sono gli stessi. Le guerre, anche prima dell’impatto umanitario, sono fra le attività più climalteranti che esistano – come EcoMagazine ha già documentato citando i dati di Sipri.

«Mancano gli iceberg, e ci sono i sauditi che si vantano di aver trasformato il deserto in pista da sci. Mancano i lavori, e ci sono i miliardari che si vantano di colonizzare Marte».

Lorenzo Tecleme, podcast Unchained, puntata su Dubai

Stile, lettori, limiti

La prosa è asciutta, da podcast trasposto bene sulla pagina. Tecleme alterna l’aneddoto (la Pepsi che compra i sottomarini, lo scambio di iceberg con Dubai) all’inquadramento concettuale, sempre con citazioni puntuali e bibliografia ragionata in fondo. Il libro è accessibile a chi non ha background economico ma non superficiale, e funziona come introduzione critica per chi ha già letto Klein o Varoufakis e cerca un quadro recente che includa l’AI e Gaza.

Il limite, dichiarato dall’autore, è quello di tutti i lavori panoramici: la profondità si paga con la sintesi. Otto casi in trecento pagine non permettono il dettaglio analitico che ciascun episodio meriterebbe. Tecleme rimanda esplicitamente alla bibliografia per chi vuole approfondire e al podcast per chi vuole sentire le voci dirette delle persone coinvolte. Il libro non offre ricette ma chiede al lettore di non confondere più la patologia con la salute – e per chi si occupa di ambiente, è un invito a smettere di pensare che la transizione ecologica si farà aggiustando un sistema il cui design produce la crisi che dovrebbe risolvere.

Scheda libro

  • Autore: Lorenzo Tecleme
  • Titolo: Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio
  • Editore: Newton Compton, collana Controcorrente n. 200
  • Prefazione: Pablo Iglesias
  • Pagine: 224
  • ISBN: 9791224201212
  • Prezzo: 14,90 euro (cartaceo), 5,99 euro (ebook)
  • Data uscita: 1 maggio 2026
  • Origine: tratto dal podcast Unchained – storie di (ordinario) capitalismo selvaggio di Valori.it
  • Acquisto: sito Newton Compton, librerie indipendenti, IBS, Feltrinelli, Libraccio
  • Altro libro dell’autore: Guida Rapida alla Fine del Mondo (Castelvecchi, 2022)

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.