Oltre 60 eventi in nove giorni, costruiti dal basso. Tra i protagonisti, ènostra e Banca Etica portano in Sala Impastato la democrazia energetica: un talk con Ruggieri e Lorenzoni sulle comunità energetiche e un gioco per imparare a costruirle davvero

Prato della Valle, Padova. Foto: Wikimedia Commons
Dall’11 al 19 aprile 2026 Padova ospita la prima edizione della Padova Climate Action Week. Oltre 60 eventi in nove giorni. Non è un festival con un programma deciso da qualcuno: chiunque può proporre il proprio evento, purché riguardi la transizione climatica. Associazioni, scuole, aziende, gruppi informali di cittadini lo hanno fatto. Il risultato è un programma che nessuno avrebbe potuto scrivere da solo (sito ufficiale della Padova Climate Action Week).
ènostra e Banca Etica: la democrazia energetica in Sala Impastato
Tra gli appuntamenti più significativi della settimana, ènostra, la cooperativa energetica che fornisce energia da fonti rinnovabili ai propri soci, porta due eventi nella Sala Peppino Impastato, sede centrale di Banca Etica (via Niccolò Tommaseo 7, Padova, ingresso da via Cairoli angolo con Corso del Popolo).
Il primo è “Energie dal basso: lotte locali e sfide globali per la transizione energetica”, martedì 14 aprile alle 19:00. L’incontro, organizzato da ènostra in collaborazione con Banca Etica, vede tra i relatori Gianluca Ruggieri dell’Università dell’Insubria, del quale EcoMagazine ha recensito il libro “Le energie del mondo”, e Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova, che su EcoMagazine ha smontato le promesse del nucleare. Con loro, Valeria Pluti della CER Solidale 887, Anna Dalla Vecchia del team CER di ènostra e Paolo Ferraresi di Banca Etica. Al termine, aperitivo offerto da ènostra. Ingresso libero.
Il secondo appuntamento è “Con le CER non si scherza, si gioca!”, giovedì 16 aprile alle 18:00, stessa sala. Massimo 20 partecipanti, iscrizione obbligatoria. Al termine, aperitivo offerto da ènostra. Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo parlato con chi il gioco lo ha ideato.
Francesco Di Meglio: «Con un gioco si impara a costruire una comunità energetica»
Francesco Di Meglio è il presidente della cooperativa NEMO (Nuova Economia in Montagna), fondata nel 2020 con altri quattro soci. Sono loro che porteranno a Padova “Correnti Nuove”, il gioco di narrazione sulle comunità energetiche rinnovabili e solidali che si sperimenterà alla Climate Action Week il 16 aprile.
Come nasce l’idea di un gioco sulle comunità energetiche?
«Abbiamo riconosciuto sin da subito l’opportunità che davano le comunità energetiche di far riflettere i territori sulla possibilità di gestire un bene comune come quello dell’energia a partire dalle sue fonti rinnovabili. Questo ci ha stimolati a riflettere in quale modo si poteva realizzare uno strumento che potesse essere al contempo informativo, ma anche di facile utilizzo, divertente e soprattutto educativo alla progettazione partecipata dei territori»
Francesco Di Meglio, presidente cooperativa NEMO
Con chi lo avete realizzato?
«Ci siamo avvicinati al mondo della gamification e in particolare alla cooperativa Ludo Labo, che si occupa tra l’altro di realizzare il più grande festival del gioco in Italia, Play, che si terrà anche quest’anno a maggio alla fiera di Bologna. Grazie ai colleghi di Ludo Labo siamo riusciti a rendere divertenti dei contenuti che altrimenti sarebbero stati veramente molto complessi da far passare. Il gioco è stato sviluppato anche in collaborazione con diverse università»
Francesco Di Meglio
Come funziona il gioco?
«È un gioco di ruolo, cooperativo e di narrazione. Coinvolge emotivamente i giocatori: per vincere serve raggiungere un obiettivo comune, se non si vince tutti non si vince. È ambientato in una valle ipotetica, in un paese dove ci sono dei personaggi collettivi: la parrocchia, l’amministrazione, un agriturismo, un gruppo di giovani attivisti e una casa di riposo. Ciascuno con un proprio ruolo nella comunità e un potenziale energetico che definisce le collaborazioni e il rapporto tra i personaggi, come avviene effettivamente in tutti i territori»
Francesco Di Meglio
In che senso il gioco aiuta a capire la parte “solidale” di una CER?
«A partire dagli incentivi che sono fissati per legge per chi realizza una comunità energetica e riesce ad avere un alto livello di autoconsumo, come questi incentivi vengono gestiti dalla comunità è un po’ quello che definisce le caratteristiche specifiche di ogni comunità energetica. Una CER può avere più o meno caratteristiche di tipo sociale e quindi garantire con l’energia un’ottima occasione per avere delle risorse da gestire in proprio come territorio. È un confronto funzionale a quali sono le idee che la popolazione si può fare e in che modo può contribuire allo sviluppo del proprio territorio»
Francesco Di Meglio
Le comunità energetiche: il cuore della transizione dal basso
L’esperimento di “Correnti Nuove” tocca il nervo scoperto della transizione italiana: le comunità energetiche rinnovabili. Sulla carta, l’Italia ha gli strumenti: il decreto CER del gennaio 2024, i contributi PNRR (Facility CACER) con una dotazione di 795,5 milioni di euro e contributi fino al 40% dei costi per impianti in comuni sotto i 50.000 abitanti, la scadenza al 30 giugno 2026 per la stipula degli accordi di concessione (GSE, portale autoconsumo e CER).
I numeri però raccontano anche un dinamismo che pochi si aspettavano. Secondo il report “Comunità energetiche: un potenziale ancora da sfruttare” della Corte dei conti europea, le CER attive in Italia sono cresciute del 75% tra gennaio e giugno 2025, passando da 241 a 421 configurazioni. L’Italia è l’unico Stato tra quelli analizzati ad aver recepito integralmente le direttive europee sulle comunità energetiche. Due terzi delle CER italiane includono membri privati e il 50% prevede forme di sostegno alle famiglie vulnerabili: un modello di partecipazione civile che in Europa non ha eguali.
Il ritardo c’è stato, ed è stato anche colpa della burocrazia: quasi due anni per recepire la direttiva europea, regole operative del GSE che scoraggerebbero chiunque non abbia una laurea in ingegneria. Ma il nodo vero è un altro: costruire una comunità energetica significa bussare alla porta del vicino e chiedergli di fidarsi. Di mettere insieme i soldi. Di gestire un bene comune con gente che fino a ieri non conoscevi. Esattamente quello che il gioco di NEMO insegna a fare.
A Padova sud, GuizzodiEnergia ha dimostrato che si può fare: 33 famiglie, un direttivo di cinque persone, un principio semplice: un terzo dei ricavi va al territorio (la storia su EcoMagazine). Il libro “Come si fa una comunità energetica (per davvero!)” curato da Mariano per Altreconomia racconta la storia di Retenergie ed ènostra, le cooperative che hanno aperto la strada (la recensione su EcoMagazine).
Le comunità energetiche funzionano già. Costano meno del nucleare. Si costruiscono in mesi, non in decenni. E soprattutto: non serve aspettare che il governo decida qualcosa. Serve solo mettersi insieme.
La settimana: quattro aree tematiche, decine di organizzazioni
Il programma si sviluppa attorno a quattro assi:
- Città e adattamento: resilienza urbana, gestione dell’acqua, verde urbano, pianificazione territoriale
- Mobilità sostenibile: ciclabilità, trasporto pubblico, sharing, logistica dell’ultimo miglio
- Energia e decarbonizzazione: comunità energetiche, efficienza, elettrificazione dei processi produttivi
- Ruolo della società civile: partecipazione, cultura climatica, educazione, iniziative dal basso
L’iniziativa è promossa da Aequilibria, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Padova e del Comune di Padova. Il CSV di Padova e Rovigo (Centro di Servizio per il Volontariato) è tra gli aderenti. Tra i media partner anche Radio Sherwood.
Da Padova al territorio
I fondi PNRR per le comunità energetiche scadono il 30 giugno 2026. La Spagna produce energia rinnovabile a un settimo del costo italiano. Il governo rilancia il nucleare mentre le bollette salgono. Intanto, a Padova, sessanta eventi in nove giorni. Gente che si incontra per parlare di energia, di clima, di come organizzarsi dal basso. È da qui che si parte.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali