In una cittadina inglese, decine di neonati nascono con malformazioni agli arti superiori. Le madri scoprono che la demolizione dell’ex acciaieria ha disperso polveri tossiche nell’aria che respiravano in gravidanza. Il tribunale dà loro ragione. È la prima sentenza al mondo a stabilire un nesso tra rifiuti tossici atmosferici e difetti congeniti.

La Pianura Padana dal satellite NASA: a Padova, i medici di ISDE cercano 23 metalli pesanti nelle unghie di 200 bambini. La stessa domanda di Corby: chi sta misurando? (immagine: NASA, public domain)
Susan McIntyre guarda la mano della figlia appena nata. Mancano delle dita. La stanza dell’ospedale accanto ospita un’altra madre: anche il suo bambino è nato con una malformazione alla mano. Coincidenza, dicono. Ma Susan non ci crede. E comincia a contare.
Questa è la storia vera di Corby, cittadina del Northamptonshire, in Inghilterra. E “Toxic Town” — quattro episodi su Netflix dal 27 febbraio 2025 — la racconta attraverso gli occhi delle madri che hanno trasformato il sospetto in una causa legale che ha fatto giurisprudenza.
La storia vera
Corby è stata per decenni una company town dell’acciaio. La Corby Steelworks, attiva dal 1934, chiuse nel 1980. Ma la storia non finisce con la chiusura: tra il 1985 e il 1997, il Corby Borough Council avviò la bonifica e la demolizione dell’impianto. Durante i lavori, polveri e fanghi tossici contaminati da cromo, nichel e altri metalli pesanti furono trasportati attraverso le strade della città su camion aperti, dispersi nell’aria, depositati nel suolo dei quartieri residenziali.
Nessuno avvisò le famiglie. Nessuno misurò l’esposizione delle donne in gravidanza. Nessuno contò i bambini nati con malformazioni. A farlo furono le madri.
Tra il 1989 e il 1999, a Corby nacquero decine di bambini con difetti congeniti agli arti superiori — dita mancanti, mani sottosviluppate, deformità ai piedi. L’incidenza era quasi tre volte superiore alla media dell’area circostante e dieci volte superiore a quanto atteso per una città di 60.000 abitanti.
«La sentenza del 2009 nel caso Corby è stata storicamente significativa: la prima al mondo a stabilire un nesso tra rifiuti tossici atmosferici e difetti congeniti»
— High Court of Justice, Corby Group Litigation v. Corby Borough Council, 29 luglio 2009
Il 29 luglio 2009, il giudice dichiarò il Corby Borough Council responsabile per negligenza, disturbo pubblico e violazione di un obbligo di legge. Nell’aprile 2010, 19 famiglie ricevettero un risarcimento.
La serie
Jodie Whittaker — nota per il ruolo del Tredicesimo Dottore in “Doctor Who” — interpreta Susan McIntyre. Aimee Lou Wood (“Sex Education”) è Tracey Taylor. Claudia Jessie (“Bridgerton”) è Maggie Mahon. Robert Carlyle (“Trainspotting”, “The Full Monty”) e Rory Kinnear completano il cast.
La regia di Minkie Spiro, la produzione di Charlie Brooker e Annabel Jones (Broke & Bones) e la co-sceneggiatura di Amy Trigg costruiscono una serie che non racconta la vicenda dall’alto, ma dal basso — dalle case, dalle sale parto, dai forum online dove le madri cominciano a contare i bambini nati diversi. È una storia di cittadine comuni che diventano investigatrici, attiviste, querelanti. La “Erin Brockovich britannica”.
Su Rotten Tomatoes, il 100 per cento delle 18 recensioni della critica è positivo, con un punteggio medio di 7,7 su 10.
- Titolo: Toxic Town
- Piattaforma: Netflix
- Data di uscita: 27 febbraio 2025
- Episodi: 4
- Regia: Minkie Spiro
- Cast: Jodie Whittaker, Aimee Lou Wood, Claudia Jessie, Robert Carlyle, Rory Kinnear
- Produzione: Broke & Bones (Charlie Brooker, Annabel Jones)
Tre storie, un meccanismo
“Toxic Town” è il terzo tassello di una settimana che EcoMagazine ha dedicato al tema dell’inquinamento industriale e dei bambini.
Martedì abbiamo raccontato lo studio ISDE di Padova: 200 bambini, 13 quartieri, 23 metalli pesanti cercati nelle unghie. Mercoledì, la recensione di “Bambini di piombo”: la dottoressa Jolanta Wadowska-Król e i bambini avvelenati dal piombo della fonderia di Szopienice, nella Slesia degli anni Settanta. Oggi, Corby.
Tre storie diverse — Polonia comunista anni Settanta, Inghilterra anni Novanta, Italia 2026. Tre contesti — un regime totalitario, un consiglio comunale negligente, istituzioni democratiche che non monitorano. Ma un solo meccanismo: emissioni industriali tossiche, bambini esposti, nessuno che misura finché non sono i cittadini a farlo.
A Szopienice fu una dottoressa. A Corby furono le madri. A Padova sono i medici volontari di ISDE.
La domanda che attraversa tutte e tre le storie è la stessa: perché, ogni volta, il primo a cercare la verità non è chi dovrebbe proteggere i bambini?
“Toxic Town” è una serie che si guarda in una sera. Ma la domanda che lascia dura molto più a lungo.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali