Milano-Cortina 2026 tra greenwashing e devastazione climatica
Qualcuno crede ancora che le Olimpiadi siano un simbolo di valori positivi? Una manifestazione internazionale che ha l’obiettivo, pur in un clima di competizione sportiva, ci celebrare valori come la pace nella giustizia internazionale, la solidarietà tra i popoli nel pieno rispetto per il territorio e l’ambiente? Beh… se esiste ancora qualcuno che ci crede, cambierà idea dopo essersi informato su qual to sta accadendo in questi giorni tra Milano e Cortina. L’edizione 2026 dei giochi olimpici invernali passerà alla storia come uno dei maggiori esempi di contraddizioni ambientali e sociali del nostro tempo. Presentati come i “Giochi della sostenibilità”, questi eventi stanno infatti portando alla ribalta tutti i limiti dell’idea che una manifestazione di portata mondiale possa essere “a impatto zero” in un’epoca come la nostre di emergenza climatica.
Nelle Alpi italiane, e in particolare nell’area di Cortina d’Ampezzo e dei suoi comprensori sciistici, il cambiamento climatico è già realtà. Tolte le nevicate eccezionali degli ultimi giorni, i dati mostrano che le temperature medie in febbraio sono aumentate di oltre 3,5 °C rispetto a 70 anni fa, riducendo profondamente la durata e la qualità delle nevicate naturali. Un dato in cui, prima o poi, anche chi lavora e vive del turismo invernale dovrà tener conto.
E’ chiaro come il sole che l’innevamento artificiale non potrà essere una risposta a lungo termine. Eppure, per supportare i Giochi, gli organizzatori hanno deciso di ricorrere in modo massiccio alla neve artificiale, trasformando l’acqua in neve tecnica per coprire piste e impianti necessari alle competizioni. Nel complesso si parla di oltre 1,5 – 2,4 milioni di metri cubi di neve prodotta con tecnologie meccanizzate – quantità che richiede centinaia di milioni di litri d’acqua e un enorme dispendio di energia.
Tutto questo avviene in un ambiente già sotto stress: stagioni secche più lunghe, risorse idriche alpine sempre più fragili e comunità locali che rischiano di vedere la scarsità d’acqua aggravata da questi prelievi intensivi.
Insomma, il “rimedio” scelto per permettere i Giochi altro non è che la causa stessa del male. Emblematica su questa ottica la risposta del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ad una interrogazione della deputata Luana Zanella (AVS) che ha chiesto come e dove venga prelevata l’acqua per la neve artificiale, quali garanzie siano previste per la tutela delle falde e dei corsi d’acqua alpini, e quali effetti tali prelievi abbiano sulle comunità locali.
Nel corso di un question time in Commissione Ambiente, il ministro ha sostenuto che l’innevamento artificiale non comporterebbe uno spreco reale, perché “l’acqua torna all’ambiente allo stato liquido quando la neve si scioglie”. Come dire che è inutile riparare le tubature danneggiate di un impianto idrico di una città per evitare sprechi, perché tanto l’acqua ritorna nell’ambiente!
C’è poi tutto il capitolo “infrastrutture inutile e costose” che da solo si meriterebbe un libro. Anzi, qualcuno lo ha scritto. Parlo dell’interessante inchiesta Oro Colato scritta per Altreconomia da Luigi Casanova e Duccio Facchin. Citiamo solo l’inutile pista di bob, slittino e skeleton “Sliding Centre” a Cortina d’Ampezzo ha portato alla diretta devastazione di 2 ettari di bosco secolare di larici tagliati per fare spazio alla struttura. Pista inutile perché si poteva utilizzare quella di Innsbruck e, conclusi i Giochi, che non futuro.
Citiamo anche il Villaggio Olimpico di Milano che occupa un’area di circa 60 mila m² di terreno nel quartiere Scalo Romana. Altri edifici funzionali solo all’evento che, spentasi la Fiamma, rimarranno vuoti e inutilizzati.
Difficile comunque fare una stima complessiva trasparente e ragionata di quanta parte del territorio sia stata cementata dalle nuove opere considerato che per oltre il 60% dei progetti infrastrutturali non sono disponibili dati pubblici completi sull’impatto ambientale. Già, perché questi Giochi sono insostenibili anche da punto di vista della trasparenza! Costi compresi. La cifre infatti parlano genericamente di una “forbice” di investimenti pubblici che va dai 4 ai 6 miliardi di euro. Costi che ricadranno anche nelle comunità locali che si ritroveranno a gestire una ricca eredità di impianti dai costi energetici elevati (ghiaccio artificiale, refrigerazione, innevamento), senza contare la necessaria manutenzione tecnica specializzata e gli adeguamenti periodici alle normative di sicurezza. Davvero è plausibile che un – tutto da verificare – aumento del turismo in una montagna sempre meno imbiancata dalla neve possa coprire queste ingenti spese?
Legambiente ha definito queste Olimpiadi una “occasione mancata” per dimostrare un modello davvero sostenibile di grande evento sportivo. Vien da chiedersi se questa strada sarebbe stata davvero percorribile in un contesto come quello in cui viviamo di crescente crisi climatica. Ma di sicuro, la Fondazione Milano Cortina, questa strada non ha neppure pensato di percorrerla.
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EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali