Sembra quasi di bestemmiare, cercare di tirare due conti sul costo climatico di una guerra. Eppure, oltre alle tragedie umani, oltre ai massacri di innocenti, alle città in rovina e alle famiglie spezzate nel dolore, per non parlare del diritto internazionale e della democrazia, che sono le prime vittime di ogni conflitto, c’è un altro aspetto da considerare: la guerra silenziosa che si combatte contro il clima e l’ambiente. Una guerra che aggiunge enormi costi climatici al già insopportabile bilancio umano e materiale. Costi climatici che alla fine dei conti, anche dopo la cosiddetta “pace” sarà l’umanità e il pianeta intero a dover pagare.
L’impronta di carbonio della guerra
Le operazioni militari consumano carburanti fossili in quantità immense: carri armati, aerei da combattimento, navi e convogli logorano petrolio e gas come nessun altro settore industriale. Nel complesso, i militari mondiali sono responsabili di una quota sorprendentemente grande delle emissioni globali — se fosse uno Stato, sarebbe il quarto più grande emettitore di gas serra al mondo.
Nel conflitto in Ucraina, le emissioni legate alle operazioni militari, agli incendi boschivi, alla distruzione di infrastrutture e alla ricostruzione sono stimate nell’ordine di decine di milioni — se non centinaia di milioni — di tonnellate di CO₂ equivalente, superando le emissioni annuali di interi paesi sviluppati.
Nel Medio Oriente, la devastazione di infrastrutture e lo smaltimento delle macerie hanno prodotto e continueranno a generare migliaia di tonnellate di emissioni, una cifra importante se confrontata con le economie vulnerabili del clima.
Ecco qualche dato
In tre anni di guerra in Ucraina (febbraio 2022 – febbraio 2025), i conflitti e le attività correlate hanno generato circa 237 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (MtCO₂e), ovvero emissioni paragonabili a quelle di un anno di Austria + Ungheria + Repubblica Ceca + Slovacchia messe insieme. Per dare un’idea concreta: 230 MtCO₂e (Milioni di tonnellate di CO₂ equivalente ) equivalgono alle emissioni annuali di circa 120 milioni di automobili a benzina in un anno che corrono senza mai fermarsi 24 ore su 24.
Sempre per la guerra in Ucraina, utilizzando un valore stimato di 185 $ per tonnellata di CO₂ equivalente come “costo sociale del carbonio” (cioè il danno economico stimato associato ad ogni tonnellata di emissioni), si arriva a stime di circa 42-44 miliardi di dollari di soli danni climatici causati dal conflitto.
Ma anche in assenza di conflitti, gli eserciti del mondo e le attività militari del mondo producono circa 5,5 % delle emissioni globali di gas serra (una stima della rivista Forbes). Una quota paragonabile a quella del settore del cemento, uno dei maggiori “inquinatori industriali”.
Non solo carbonio
Oltre ai gas serra, le guerre rilasciano un bel campionario di inquinanti tossici nell’aria, nel suolo e nelle acque, distruggendo habitat e riducendo la capacità di ecosistemi vitali di assorbire CO₂. Bombe e munizioni contengono metalli pesanti e composti chimici persistenti che si infiltrano nei sistemi naturali, compromettendo biodiversità e salute umana.
Distruzione e ricostruzione: un ciclo di emissioni infinito
E quando arriva la pace? Non è solo il combustibile bruciato sul campo di battaglia a pesare sul clima: la distruzione di edifici, strade, foreste e infrastrutture rilascia CO₂ accumulato, e la ricostruzione richiede materiali — cemento, acciaio, trasporti — ad altissima intensità carbonica. Il ciclo distruzione – ricostruzione somma di nuovo tonnellate di emissioni, spingendo ulteriormente il termometro globale verso l’alto. Così come i guadagni della finanza mondiale che sulla guerra ha investito. Ogni dollaro speso in militare genera più del doppio delle emissioni rispetto allo stesso importo investito in energia pulita.
E gli accordi sul clima?
Incredibilmente, le emissioni militari e quelle legate ai conflitti non rientrano nei calcoli ufficiali degli Stati nelle negoziazioni sul clima. Questo significa che la comunità internazionale finge di ignorare una delle fonti più sporche e intensamente emissive esistenti, lasciando una gigantesca lacuna nei tentativi di contenere il riscaldamento globale.
Pace e clima
Giustizia climatica e la pace globale sono inevitabilmente intrecciate. Non si può proteggere il clima in un mondo in cui le risorse vengono bruciate in guerre a tutto vantaggio del capitalismo e della finanza di guerra.
Non basta tagliare le emissioni nelle centrali a carbone o nelle auto private. Anche le emissioni militari devono essere incluse nei trattati sul clima e la pace deve essere considerata uno strumento di mitigazione climatica. Abolire guerra, come diceva Gino Strada, è l’unica strada per salvare l’umanità e questo pianeta, così come lo conosciamo ora.
L’immagine di copertina è stata creata con l’AI
I dati citati sono tratti da ricerche di Forbes, The Guardian, Costsofwar, Thewaronclimate, Euronews
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali