di Erica Ceola – Per la quarta volta in quattro anni, l’allevamento della ditta Monaldi di Verona, legato al colosso delle uova Eurovo, si appresta a gassare più di un milione di galline. Questo è ciò che si apprende dalla recente inchiesta “Food For Profit” condotta da Giulia Innocenzi. Mentre la sezione veneta di Confagricoltura si riunisce per discutere sull’aumento dei costi di produzione e sulle diverse visioni – nazionale e regionale – per la tutela e la valorizzazione del settore, ci si domanda quale sia la visione sulle misure di biosicurezza messe in atto nell’allevamento veronese. Forse, capire come gestire l’emergenza sanitaria poco interessa agli allevatori, soprattutto se il contributo da parte del Governo arriva puntuale e generoso. Non a caso, risale allo scorso luglio il DDL “Coltiva Italia”, con cui è stato stanziato un miliardo di euro a sostegno dell’agroindustria italiana. Ma come possiamo pretendere che i colossi degli allevamenti perseguano alti standard di biosicurezza, senza l’obbligo dell’assicurazione e con costanti travasi di soldi pubblici? Doppi standard quindi per grandi gruppi della zootecnia e piccole e medie imprese, nonostante emergenza sanitaria negli allevamenti ed emergenza climatica abbiano lo stesso denominatore comune: lo sfruttamento intensivo.
“Le immagini diffuse dall’inchiesta di Food For Profit – ha commentato l’europarlamentare di Europa Verde Cristina Guarda – non sono soltanto un pugno nello stomaco per chiunque conservi un briciolo di empatia verso il mondo animale. Sono, prima di tutto, la prova documentale di un fallimento politico ed economico che ricade interamente sulle spalle dei cittadini. Vedere milioni di galline soppresse con il gas, caricate come detriti inerti su carriole e stipate in container è la riprova che il modello agroindustriale intensivo è arrivato al capolinea”.
Confagricoltura Veneto fa un gran discutere sulle misure di biosicurezza e contemporaneamente incassa i fondi pubblici per la gestione dell’emergenza aviaria. Se la stipula di una polizza assicurativa contro i danni da eventi meteorologici estremi è obbligatoria per le piccole e medie imprese, evidentemente non lo è per i grandi colossi dell’agroindustria.
Si cerca di trovare una soluzione comune e conciliante, ma i generosi contributi pubblici arrivano puntualmente a tamponare il danno col risultato che si impedisce di agire sulle cause.
“Già nel 2022, la Commissione Europea aveva indicato Veneto e Lombardia come territori ad altissimo rischio per l’allevamento di volatili – ricorda l’europarlamentare -. Una constatazione scientifica basata sulla densità insostenibile di capi per chilometro quadrato. Eppure, in questi anni, la politica regionale ha scelto di negare il tutto e promuovere un continuo rilancio. Sono state ignorate le indicazioni e hanno continuato ad autorizzare nuovi insediamenti o ampliamenti in aree già sature, trasformando il nostro territorio in un contesto sanitaria estremamente a rischio”.
Quello che accade oggi in provincia di Verona, nel polo della ditta Monaldi legato al gigante Eurovo, è l’emblema di questa ostinazione: quattro anni di focolai consecutivi nello stesso sito. Se anche volessimo chiudere gli occhi dinnanzi alle barbarie cui vengono sottoposti gli animali, dobbiamo considerare che stiamo usando una quantità enorme di risorse pubbliche per tenere in piedi un sistema che continuerà a generare emergenze sanitarie.
L’immagine di copertina è stata realizzata con l’AI
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali