Riprendiamoci la Notte accende una luce nella strade del degrado

di Grazia Satta – Riprendiamoci la Notte è un progetto che ha come obiettivo alleggerire l’insicurezza e il senso di pericolo che attanaglia Mestre, Marghera, Favaro e Venezia. Undici anni di abbandono, di mancati investimenti per le politiche abitative, occupazionali e sanitarie nella città metropolitana di Venezia da parte di una amministrazione comunale che ha preferito seguire una idea di “sicurezza” basata solo su repressioni e allontanamenti,  hanno determinato profonde criticità nell’ambiente urbano. Si è rotto un equilibrio e la città, come una crema impazzita, ha creato grumi di persone non più in grado di amalgamarsi.
Quando la città viene concepita come un’entità sociale abitata da tutti e condivisa da tutti, vuol dire essere sulla strada giusta. E niente è più ecologico di tutto ciò. Una città che si fa carico di tutti e che porta la vita fuori dalle case allontanando il timore che quelle strade rende deserte ed abbandonate è una società sana.

Il progetto Riprendiamoci la Notte è un movimento nato dalle ragazze e dai ragazzi del centro sociale Rivolta di Marghera e dal Laboratorio Climatico Pandora di Mestre, oltre che da varie altre realtà associative per contrastare il degrado della città diventato preoccupante. 

Gli amministratori della giunta “fucsia”, un colore come un altro per indicare la destra, hanno marginalizzato quella parte di cittadini fragili e abbandonato alla ghettizzazione diversi quartieri vitali della conurbazione Mestre, Marghera, Favaro e Venezia stessa.

L’episodio più triste e tragico di tale abbandono è stata l’uccisione di Giacomo “Jack” Gobbato, un attivista di soli 26 anni che una sera di fine estate del 2024, insieme all’amico Sebastiano Bergamaschi, nel tentativo di difendere una donna da una rapina, è stato accoltellato. Sebastiano è stato ferito in modo superficiale, Jack invece, in quell’atto di generosità, ha perso la vita.

Gli amici e le amiche a hanno risposto alla morte del loro compagno in modo positivo e propositivo, dando vita ad un’iniziativa attiva che ricordasse il senso profondo che la vita e la morte di Jack avevano avuto. Riprendiamoci la Notte è il progetto che ogni settimana porta un gruppo di volontari in giro per le strade notturne.

L’organizzazione è genialmente semplice. Ogni mercoledì una trentina di attivisti si danno appuntamento al centro sociale Rivolta e, dividendosi in gruppi, presidiano le strade più emarginate della città. Il fatto che abbiano coperte da distribuire, se necessario, coperte, fazzoletti, assorbenti, una tazza di te caldo, una sigaretta da fumare insieme, non li innalza nemmeno di un centimetro sugli altri. Non portano soluzioni ai problemi di chi incontrano, non hanno alcun atteggiamento da benefattore, non pretendono di entrare nelle loro vite così esposte e così riservate ognuna nella propria unicità. Non giudicano nessuno.

Come dice un’attivista: “Facciamo due ciacole”, si parla del più e del meno mettendo in conto che da una settimana all’altra si incontrano individui diversi e che alcuni non li rincontrano più e non ne sapranno più niente. Ognuno di loro è unico pure se, nel sentire comune, tutti sono accomunati da un’etichetta, quella del barbone. Sono italiani, di altri paesi del mondo, donne e uomini più o meno giovani. I fatti di cui parlano sono legati al presente di una giornata nella quale è racchiusa una vita dentro la quale è difficile sbirciare. 

I ragazzi e le ragazze di Riprendiamoci la Notte, li avvicinano in punta di piedi. Accettano che qualcuno non voglia essere raggiunto e, in queste case senza pareti, si fa un passo indietro e non si insiste mai. Nelle borse che i ragazzi portano con sé c’è solo un timido aiuto per la quotidianità.
La città vista di notte si trasforma e gli angoli abbandonati offrono altre opportunità. In quelle ore le luci delle case sono quasi tutte spente e la vita al loro interno si sospende, lasciando spazio alle luci dei lampioni e a queste strane vite.

L’abbandono si rivitalizza, ci sono capannelli di persone che sfruttano una tettoia, una villa abbandonata che permette di dormire sotto un terrazzo. Una donna in un angolo di marciapiede si prende cura di una pianta di limoni che arreda il suo spazio. Una tenera certezza.

Il Comune in questa situazione è stato il vero assente. Ha tagliato i fondi per progetti di inclusione e aiuto per i fragili, ha soffiato sul fuoco della paura ed ha desertificate le vie. Gli “altri” sono diventati un nemico da temere, ombre che nella notte della paura, ci fanno allungare il passo e cambiare direzione. 

Quando non si hanno soluzioni da proporre, si innalzano muri di filo spinato. E sono proprio questi muri che Riprendiamoci la Notte vuole abbattere.