“Cattive acque”: DuPont, i PFAS, e l’avvocato venuto a testimoniare a Vicenza
Il film di Todd Haynes (2019) racconta come Robert Bilott ha smontato vent’anni di segreti industriali DuPont. Lo stesso Bilott che nel maggio 2023 ha deposto davanti alla Corte d’Assise di Vicenza nel processo Miteni

Nel maggio 2023, Robert Bilott ha attraversato l’Atlantico per depositare davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Portava con sé vent’anni di cause legali contro DuPont: il colosso chimico americano che aveva inquinato le acque di Parkersburg, West Virginia, con il PFOA e poi aveva nascosto tutto. Veniva a raccontare ai giudici italiani come si documenta l’occultamento industriale di un veleno. “Cattive acque” di Todd Haynes (Dark Waters, 2019) racconta quella stessa storia – la versione americana.
La storia vera
1998. L’allevatore Wilbur Tennant, di Parkersburg, West Virginia, spedisce all’avvocato Robert Bilott 60 cassette video. Le vacche muoiono. Gli occhi bianchi, la carne nera. Vicino alla sua fattoria c’è una discarica DuPont, il colosso che produce il Teflon. Bilott prende il caso. Difende le industrie, non le attacca: è un avvocato aziendale. Ma quello che trova negli archivi di DuPont – consegnati per ordine del giudice, scatole su scatole – cambia la direzione di tutto.
DuPont conosceva dagli anni Cinquanta la tossicità del PFOA (acido perfluoroottanoico), il composto chimico usato come rivestimento antiaderente. Lo sapeva: aveva condotto decenni di studi interni sui propri lavoratori, aveva trovato correlazioni con tumori e malformazioni fetali, e aveva scelto di non comunicarlo. Il PFOA era finito nelle acque di Parkersburg, nella falda, nel corpo di settantamila persone. L’accordo finale, nel 2017, vale 671 milioni di dollari per circa 3.500 cittadini.
Il film
Todd Haynes – regista di “Carol” – costruisce un thriller legale che si muove al contrario. Tutto è procedura: le scadenze, i muri alzati dagli avvocati della difesa, i vent’anni di battaglie che consumano lentamente l’uomo che le combatte.
Mark Ruffalo – anche produttore – costruisce Bilott come qualcuno che si perde fisicamente nel caso. Anne Hathaway è Sarah Bilott, la moglie che osserva con lucidità crescente. Bill Camp dà profondità all’allevatore Wilbur Tennant. Tim Robbins è Tom Terp, il partner dello studio che sostiene – con ambiguità crescente – la causa impossibile. Bill Pullman è Harry Deitzler, l’avvocato del West Virginia che affianca Bilott nel lungo percorso.
La scena più importante del film non è una scena ad alto voltaggio: è Bilott solo, per settimane, che legge scatole di archivio. Il nemico è un sistema che funziona.
Il film è tratto dall’articolo di Nathaniel Rich per il New York Times Magazine (2016) e dal libro “Exposure” di Bilott (Atria Books / Simon & Schuster, 2019), ancora disponibile solo in inglese.
Da Parkersburg al Fratta-Gorzone
La deposizione di Bilott a Vicenza nel maggio 2023 non è una trovata narrativa: è un allineamento preciso. La Miteni di Trissino produceva PFAS per decenni, il bacino del Fratta-Gorzone ne è contaminato in profondità, e i vertici aziendali sapevano. Lo stesso meccanismo che il film mostra: studi interni, occultamento sistematico, popolazioni esposte senza saperlo.
EcoMagazine ha ricostruito questo percorso – dalla Miteni di Trissino alla Chemviron, la storia di un composto chimico che l’industria conosceva e aveva scelto di tacere.
Il 26 giugno 2025, la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso la sentenza di primo grado: 11 condanne su 15 imputati, 141 anni complessivi di carcere, per avvelenamento delle acque e disastro ambientale doloso. È la prima sentenza penale al mondo per contaminazione da PFAS di questa portata.
Bilott aveva già visto questa storia finire in un’aula di tribunale. Sapeva come si racconta.
Scheda tecnica
- Titolo originale: Dark Waters
- Titolo italiano: Cattive acque
- Anno: 2019
- Durata: 126 minuti
- Regia: Todd Haynes
- Con: Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Bill Camp, Victor Garber, Bill Pullman
- Distribuzione Italia: Eagle Pictures
- Uscita italiana: 20 febbraio 2020
- Genere: dramma / thriller legale (basato su storia vera)
- Fonti della storia: Nathaniel Rich, New York Times Magazine (2016); Robert Bilott, “Exposure”, Atria Books / Simon & Schuster, 2019