Animali e faunaIn evidenzaParchi

«Perché io sì e lui no?»: antispecismo e caccia a Ekopark con Erica Ceola

Al Parco Buzzaccarini di Monselice la biologa Elena Rizzo ricostruisce quasi 23.000 cinghiali rimossi dai Colli Euganei in 24 anni senza mai sapere quanti ce ne fossero. In serata la presentazione di «Vedere la Luna» di Erica Ceola e le firme contro il DDL Caccia.

Sotto le sedie dei relatori c’è una cagnolina sdraiata. Si chiama Luna, è una galgo spagnola, ed è la narratrice del libro che Erica Ceola presenta stasera. Intorno, al Parco Buzzaccarini di Monselice, il pubblico siede sulle sedie di plastica davanti al palco, dopo essere passato davanti ai banchetti: quello sul DDL Caccia con i moduli per le firme, Greenpeace, i volontari che aiutano gli animali randagi, il tavolo per la Palestina. La domanda della locandina – «perché io sì e lui no?» – è la stessa che torna tutta la serata. È lunedì 7 settembre, quasi alla fine della tredicesima edizione di Ekopark (programma completo).

Il conto che non torna

La biologa Elena Rizzo porta delle slide costruite sui documenti pubblici del Parco Regionale dei Colli Euganei. Dal Piano triennale di gestione del cinghiale 2025-2027 ha ricostruito una serie storica: dal 2001 al 2025, quasi 23.000 cinghiali rimossi nei Colli, negli ultimi cinque anni circa 1.800 l’anno. A marzo EcoMagazine aveva raccontato il paradosso del cinghiale introdotto e del lupo che torna da solo (articolo del 16 marzo 2026). I dati di Rizzo aggiornano quei numeri e aggiungono una domanda metodologica: quanti cinghiali ci sono, attualmente, nei Colli?

La risposta è: non si sa. I metodi di monitoraggio del Piano, secondo Rizzo, non seguono procedure standard sufficienti a stimare la popolazione complessiva.

Rizzo parte dall’articolo 9 della Costituzione, che dal 2022 tutela «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni», e chiede di lasciar perdere parole come «dannosa» e «troppi»: dannosa per che cosa, troppi rispetto a che cosa. Il terreno rivoltato dai cinghiali, dice, documenta una modifica del suolo, non basta a dire che è un danno ecologico; e il danno agricolo avvenuto, denunciato, accertato e liquidato non sono la stessa cosa. Fra gli strumenti che una gestione adattativa imporrebbe di valutare cita il controllo della fertilità, con un progetto pilota italiano su un contraccettivo orale di cui non ha trovato risultati conclusivi. E ricorda un’indagine ISPRA del 2007-2008 nel Parco: l’89 per cento degli intervistati chiedeva più partecipazione.

«In pratica facciamo delle cose senza sapere anche la fotografia iniziale.»

Elena Rizzo, biologa, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Rizzo non propone una ricetta: chiede metodo, dati confrontabili, gestione adattativa. Le cave abbandonate dei Colli, lasciate a sé stesse, sono diventate «veri scrigni di biodiversità». Se dovesse restare una sola frase, dice, è questa: «evitiamo di tentare continuamente di correggere la natura, cerchiamo piuttosto di riparare i danni che le abbiamo fatto». E chiude così:

«Quello che chiamiamo conflitto con la fauna è un conflitto tra persone, interessi e usi del territorio. Gli animali semplicemente vivono.»

Elena Rizzo, biologa, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Imparare a disimparare

La serata si apre con un quiz sui telefoni preparato da Emma Malachin, cinque domande. Su «eradicazione» nessuno in sala ha scelto la risposta giusta, la scomparsa totale di una specie da un’area; su contenimento, caccia di selezione, cinghiali in città e antispecismo la maggioranza sì. Riccardo Fortin mette il tema in una riga: «stasera si parlerà di abitudini e di imparare a disimparare». La linea fra gli animali da accarezzare e quelli da mangiare, dice, viene da Cartesio, dall’animale come macchina senza anima; il giainismo e il buddismo, con il principio dell’ahimsa, quella linea non la tracciano.

Malachin porta i numeri degli allevamenti: i vitelli maschi separati dalla madre e avviati al macello dopo pochi mesi, i pulcini maschi della linea delle uova eliminati entro 24-48 ore, le galline portate da 10-15 uova l’anno a 300 e da una vita di 5-10 anni a 12-18 mesi, fra i 1.000 e i 3.000 miliardi di pesci uccisi. Lo chiama «paradosso della carne»: amiamo gli animali domestici, ci indigniamo per la crudeltà, poi mettiamo la carne nel piatto. E lega la caccia al patriarcato, «un sistema culturale basato sul controllo e sulla forza».

«Non possiamo liberare noi stessi se continuiamo a giustificare la dominazione sulla natura e sugli animali.»

Emma Malachin, co-organizzatrice della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Se ce lo dice Luna

Erica Ceola – storica dell’arte, co-portavoce di Europa Verde Vicenza – ha scritto «Vedere la Luna» (Scatole Parlanti) lasciando la narrazione a una galgo. La recensione di Riccardo Bottazzo è già su EcoMagazine. In sala Ceola spiega la scelta: gli scienziati ripetono le stesse cose da decenni, restano inascoltati.

«Magari bisogna proprio cambiare interlocutore. Magari se ce lo dice Luna, lo possiamo capire meglio.»

Erica Ceola, autrice di «Vedere la Luna», Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

L’immagine più concreta è una gita al Lago del Mis, nel Bellunese, raccontata nel libro: Ceola si imbatte in un raduno di galgos, i levrieri sfruttati nelle perreras spagnole ed eliminati quando non rendono più. Passeggiata insieme, racconti delle torture subite. Poi gli adottanti vanno all’osteria a mangiare la grigliata. La dissonanza cognitiva in scena, in un pomeriggio.

Alla domanda di Malachin su come tenere insieme le scelte individuali e le riforme, Ceola risponde con Gustavo Zagrebelsky, citato nel libro: le cattive abitudini non si combattono con le leggi ma con le buone abitudini. A Padova, dice, avete la fortuna del tram; da lei «ci hanno fatto la Pedemontana che ci ha ammorbato, e ne avremo per anni». E sulla politica:

«Il ricorso a legiferare è sempre più morboso, ma soprattutto la decretazione d’urgenza: come se tutto fosse urgenza, tranne risolvere il problema del surriscaldamento globale. Quello non è un’emergenza.»

Erica Ceola, autrice di «Vedere la Luna», Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

L’articolo 842 e il bosco di Solesino

Riccardo Fortin, che ha organizzato la serata con Emma Malachin, inquadra il contesto normativo. Il DDL S.1552 – approvato al Senato il 23 giugno 2026, in commissione Agricoltura alla Camera dal 30 giugno – punta, secondo Fortin, a sottrarre i calendari venatori ai ricorsi al TAR, estendere i tempi di sparo e indebolire il ruolo dell’ISPRA. Il tutto mentre resta intatta una norma del 1942, l’articolo 842 del Codice civile:

«Mentre rimane intoccato l’anacronismo dell’articolo 842 del Codice Civile che consente a persone armate di entrare nei fondi privati senza il permesso del proprietario.»

Riccardo Fortin, co-organizzatore della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Dal microfono aperto, Matilde – cittadina di Baone – racconta i banchetti di raccolta firme LAV nelle piazze di Este, Lozzo Atestino e Baone: «La tensione è molto alta. Molte persone si fermano e firmano.» In Italia i cacciatori sono 429.484, secondo il conteggio sui tesserini venatori pubblicato dal Gruppo d’Intervento Giuridico.

Cristiano, di Seta odv, l’associazione di volontari che ha piantato un bosco planiziale di 12.000 metri quadrati a Solesino, porta un caso concreto: sul loro terreno il divieto di caccia lo hanno ottenuto un mese fa, e più per l’impatto sociale del bosco, con le scuole che lo visitano, che per la biodiversità.

«In neanche tre anni di vita di questo bosco la natura ha dimostrato che se la lasciamo stare lei è in grado di ricostruirsi.»

Cristiano, Seta odv, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Le voci dal pubblico

Davide Galati collega il libro ad Amitav Ghosh e al vicentino Daniele Pernigotti, che con «Clima con delitto» ha scelto la stessa strada: raccontare la crisi climatica fuori dal piano razionale. Un altro intervento legge l’antispecismo come esempio di come opera il potere, che «deumanizza» l’animale come il lavoratore che muore e i morti in guerra, e chiede una risposta collettiva e organizzata. Un altro ancora propone di parlare di multispecismo invece che di antispecismo, perché «anti» dice solo il negativo.

Resta la tesi di Emma Malachin, la caccia letta dentro il patriarcato: «non solo una struttura di potere tra uomini e donne, ma un sistema culturale basato sul controllo e sulla forza, e quindi sulla prevaricazione di chi è più debole, di chi è indifeso, di chi è diverso».

«Non possiamo liberare noi stessi se continuiamo a giustificare la dominazione sulla natura e sugli animali.»

Emma Malachin, co-organizzatrice della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.