«Perché io sì e lui no?»: antispecismo e caccia a Ekopark con Erica Ceola
Al Parco Buzzaccarini di Monselice, una biologa intervenuta alla serata ricostruisce, sulla base dei documenti pubblici del Parco Regionale dei Colli Euganei, quasi 23.000 cinghiali rimossi dal 2001 al 2025 e pone una questione metodologica sulla possibilità di ricavare dai monitoraggi disponibili una stima complessiva e confrontabile della consistenza della popolazione. In serata la presentazione di «Vedere la Luna» di Erica Ceola e le firme contro il DDL Caccia.
Sotto le sedie dei relatori c’è una cagnolina sdraiata. Si chiama Luna, è una galgo spagnola, ed è la narratrice del libro che Erica Ceola presenta stasera. Intorno, al Parco Buzzaccarini di Monselice, il pubblico siede sulle sedie di plastica davanti al palco, dopo essere passato davanti ai banchetti: quello sul DDL Caccia con i moduli per le firme, Greenpeace, i volontari che aiutano gli animali randagi, il tavolo per la Palestina. La domanda della locandina – «perché io sì e lui no?» – è la stessa che torna tutta la serata. È lunedì 7 settembre, quasi alla fine della tredicesima edizione di Ekopark (programma completo).
Il controllo del cinghiale: misurare gli effetti
Una biologa intervenuta alla serata presenta alcune slide costruite sui documenti pubblici del Parco Regionale dei Colli Euganei. Dal Piano triennale di gestione del cinghiale 2025-2027 Piano triennale di gestione del cinghiale 2025-2027 ha ricostruito una serie storica: dal 2001 al 2025, quasi 23.000 cinghiali rimossi nei Colli, negli ultimi cinque anni circa 1.800 l’anno. A marzo EcoMagazine aveva raccontato il paradosso del cinghiale introdotto e del lupo che torna da solo articolo del 16 marzo 2026. I dati presentati introducono una questione metodologica: quale stima della consistenza complessiva della popolazione di cinghiali è oggi ricavabile dai monitoraggi descritti nei documenti pubblicamente disponibili?
Nell’intervento viene distinta la funzione degli indici relativi da quella dei metodi che, se applicati secondo specifiche procedure, possono consentire una stima di abbondanza. Per quanto risulta descritto nei documenti pubblici esaminati, non emerge attualmente una stima complessiva della consistenza della popolazione ottenuta con procedure tali da consentire anche un confronto attendibile nel tempo.
Inoltre, il numero degli animali rimossi non costituisce una stima della popolazione presente. Una popolazione varia continuamente per effetto di nascite, mortalità, movimenti, disponibilità di risorse e struttura demografica: per questo un determinato numero di rimozioni non può essere interpretato automaticamente come un’uguale diminuzione della popolazione.
«500 cinghiali rimossi non indicano 500 cinghiali in meno.»
biologa intervenuta a Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
L’intervento parte dall’articolo 9 della Costituzione, che dal 2022 tutela «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni», e richiama la necessità di precisare espressioni come «specie dannosa» o «troppi animali»: un impatto può riguardare l’agricoltura, gli habitat, la sicurezza o la sanità, mentre una numerosità può essere definita elevata solo rispetto a un parametro o a un obiettivo esplicitato.
Il terreno rivoltato dai cinghiali documenta una modificazione locale del suolo, ma non consente da solo di definirla un danno ecologico: l’effetto dipende da intensità, estensione, ripetizione e habitat interessato. Danno avvenuto, denunciato, accertato e liquidato non sono necessariamente la stessa cosa; nell’interpretazione dei dati va inoltre considerato il ruolo delle misure di prevenzione.
Fra gli strumenti che, nell’ambito di una gestione adattativa, possono essere valutati qualora i risultati non siano quelli attesi, viene citato anche il controllo della fertilità. Viene ricordato un progetto pilota italiano relativo alla contraccezione orale, per il quale nell’intervento non vengono indicati risultati conclusivi sull’efficacia in campo. La questione posta è se possa avere senso valutarne la fattibilità nel contesto locale, non presentarlo come una soluzione già disponibile o sostitutiva delle attuali attività di controllo.
Viene ricordata anche un’indagine ISPRA del 2007-2008 nel Parco, in cui l’89 per cento degli intervistati chiedeva più partecipazione. Da qui la necessità, richiamata durante l’intervento, di disporre di una situazione iniziale sufficientemente definita e di indicatori confrontabili nel tempo, così da poter valutare gli effetti degli interventi.
L’intervento non propone una soluzione precostituita per i Colli Euganei. La relatrice precisa di non essere una specialista di gestione faunistica e di non avere una «ricetta pronta»: il punto centrale è il metodo con cui vengono definite, attuate e successivamente valutate le decisioni. Le cave abbandonate dei Colli, lasciate a sé stesse, sono diventate «veri scrigni di biodiversità». Se dovesse restare una sola frase, è questa: «evitiamo di tentare continuamente di correggere la natura, cerchiamo piuttosto di riparare i danni che le abbiamo fatto». E chiude così:
«Quello che chiamiamo conflitto con la fauna è un conflitto tra persone, interessi e usi del territorio. Gli animali semplicemente vivono.»
biologa intervenuta a Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
Imparare a disimparare
La serata si apre con un quiz sui telefoni preparato da Emma Malachin, cinque domande. Su «eradicazione» nessuno in sala ha scelto la risposta giusta, la scomparsa totale di una specie da un’area; su contenimento, caccia di selezione, cinghiali in città e antispecismo la maggioranza sì. Riccardo Fortin mette il tema in una riga: «stasera si parlerà di abitudini e di imparare a disimparare». La linea fra gli animali da accarezzare e quelli da mangiare, dice, viene da Cartesio, dall’animale come macchina senza anima; il giainismo e il buddismo, con il principio dell’ahimsa, quella linea non la tracciano.
Malachin porta i numeri degli allevamenti: i vitelli maschi separati dalla madre e avviati al macello dopo pochi mesi, i pulcini maschi della linea delle uova eliminati entro 24-48 ore, le galline portate da 10-15 uova l’anno a 300 e da una vita di 5-10 anni a 12-18 mesi, fra i 1.000 e i 3.000 miliardi di pesci uccisi. Lo chiama «paradosso della carne»: amiamo gli animali domestici, ci indigniamo per la crudeltà, poi mettiamo la carne nel piatto. E lega la caccia al patriarcato, «un sistema culturale basato sul controllo e sulla forza».
«Non possiamo liberare noi stessi se continuiamo a giustificare la dominazione sulla natura e sugli animali.»
Emma Malachin, co-organizzatrice della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
Se ce lo dice Luna
Erica Ceola – storica dell’arte, co-portavoce di Europa Verde Vicenza – ha scritto «Vedere la Luna» (Scatole Parlanti) lasciando la narrazione a una galgo. La recensione di Riccardo Bottazzo è già su EcoMagazine. In sala Ceola spiega la scelta: gli scienziati ripetono le stesse cose da decenni, restano inascoltati.
«Magari bisogna proprio cambiare interlocutore. Magari se ce lo dice Luna, lo possiamo capire meglio.»
Erica Ceola, autrice di «Vedere la Luna», Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
L’immagine più concreta è una gita al Lago del Mis, nel Bellunese, raccontata nel libro: Ceola si imbatte in un raduno di galgos, i levrieri sfruttati nelle perreras spagnole ed eliminati quando non rendono più. Passeggiata insieme, racconti delle torture subite. Poi gli adottanti vanno all’osteria a mangiare la grigliata. La dissonanza cognitiva in scena, in un pomeriggio.
Alla domanda di Malachin su come tenere insieme le scelte individuali e le riforme, Ceola risponde con Gustavo Zagrebelsky, citato nel libro: le cattive abitudini non si combattono con le leggi ma con le buone abitudini. A Padova, dice, avete la fortuna del tram; da lei «ci hanno fatto la Pedemontana che ci ha ammorbato, e ne avremo per anni». E sulla politica:
«Il ricorso a legiferare è sempre più morboso, ma soprattutto la decretazione d’urgenza: come se tutto fosse urgenza, tranne risolvere il problema del surriscaldamento globale. Quello non è un’emergenza.»
Erica Ceola, autrice di «Vedere la Luna», Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
L’articolo 842 e il bosco di Solesino
Riccardo Fortin, che ha organizzato la serata con Emma Malachin, inquadra il contesto normativo. Il DDL S.1552 – approvato al Senato il 23 giugno 2026, in commissione Agricoltura alla Camera dal 30 giugno – punta, secondo Fortin, a sottrarre i calendari venatori ai ricorsi al TAR, estendere i tempi di sparo e indebolire il ruolo dell’ISPRA. Il tutto mentre resta intatta una norma del 1942, l’articolo 842 del Codice civile:
«Mentre rimane intoccato l’anacronismo dell’articolo 842 del Codice Civile che consente a persone armate di entrare nei fondi privati senza il permesso del proprietario.»
Riccardo Fortin, co-organizzatore della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
Dal microfono aperto, Matilde – cittadina di Baone – racconta i banchetti di raccolta firme LAV nelle piazze di Este, Lozzo Atestino e Baone: «La tensione è molto alta. Molte persone si fermano e firmano.» In Italia i cacciatori sono 429.484, secondo il conteggio sui tesserini venatori pubblicato dal Gruppo d’Intervento Giuridico.
Cristiano, di Seta odv, l’associazione di volontari che ha piantato un bosco planiziale di 12.000 metri quadrati a Solesino, porta un caso concreto: sul loro terreno il divieto di caccia lo hanno ottenuto un mese fa, e più per l’impatto sociale del bosco, con le scuole che lo visitano, che per la biodiversità.
«In neanche tre anni di vita di questo bosco la natura ha dimostrato che se la lasciamo stare lei è in grado di ricostruirsi.»
Cristiano, Seta odv, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026
Le voci dal pubblico
Davide Galati collega il libro ad Amitav Ghosh e al vicentino Daniele Pernigotti, che con «Clima con delitto» ha scelto la stessa strada: raccontare la crisi climatica fuori dal piano razionale. Un altro intervento legge l’antispecismo come esempio di come opera il potere, che «deumanizza» l’animale come il lavoratore che muore e i morti in guerra, e chiede una risposta collettiva e organizzata. Un altro ancora propone di parlare di multispecismo invece che di antispecismo, perché «anti» dice solo il negativo.
Resta la tesi di Emma Malachin, la caccia letta dentro il patriarcato: «non solo una struttura di potere tra uomini e donne, ma un sistema culturale basato sul controllo e sulla forza, e quindi sulla prevaricazione di chi è più debole, di chi è indifeso, di chi è diverso».
«Non possiamo liberare noi stessi se continuiamo a giustificare la dominazione sulla natura e sugli animali.»
Emma Malachin, co-organizzatrice della serata, Ekopark, Monselice, 7 settembre 2026