Manifesto dell’ecologia integrale

L’utopia necessaria dell’ecologia integrale

In Manifesto dell’ecologia integrale. Ipotesi di speranza per un’utopia concreta, pubblicato da Castelvecchi, gli autori Lorenzo Biagi e Michele Marchetto provano a rimettere insieme ciò che la modernità ha separato: ambiente e società, crisi ecologica e crisi democratica, giustizia climatica e giustizia sociale. Il risultato è un testo che si colloca deliberatamente fuori dai recinti disciplinari, a metà tra saggio politico, riflessione etica e proposta culturale, con l’ambizione – dichiarata – di contribuire a una visione alternativa di futuro.

Il punto di partenza è una constatazione ormai difficilmente contestabile: la crisi ambientale non è un incidente di percorso, ma il prodotto coerente di un modello economico e culturale fondato sull’estrazione illimitata, sulla disuguaglianza e sulla riduzione della natura a mera risorsa. Da qui l’idea di “ecologia integrale”, intesa non come slogan conciliatorio, ma come critica radicale al paradigma dominante. Non c’è salvezza ambientale senza trasformazione sociale, così come non esiste giustizia sociale in un mondo ecologicamente devastato.

Lorenzo Biagi e Michele Marchetto si muovono lungo questa linea con un linguaggio che rifiuta sia il tecnicismo rassicurante della green economy sia l’apocalittismo paralizzante di certa narrazione climatica. L’ecologia integrale diventa, nelle loro pagine, una lente attraverso cui leggere le fratture del presente: il lavoro impoverito, le periferie abbandonate, la crisi della rappresentanza politica, la mercificazione dei territori. La questione ambientale non è un capitolo a parte, ma il filo che tiene insieme tutte queste contraddizioni.

Il libro insiste molto sul concetto di “utopia concreta”, recuperando una tradizione del pensiero critico che non rinuncia alla radicalità ma resta ancorata alla possibilità storica. Non si tratta di immaginare un mondo perfetto, bensì di costruire orizzonti praticabili, capaci di orientare l’azione politica e collettiva. In questo senso, il manifesto è anche una chiamata alla responsabilità dei movimenti, della sinistra, dell’ambientalismo stesso, spesso frammentato o ripiegato su battaglie settoriali.

Uno degli aspetti più interessanti del testo è la critica implicita all’ambientalismo depoliticizzato, quello che si accontenta di piccoli aggiustamenti compatibili con il mercato e con gli equilibri di potere esistenti. L’ecologia integrale, per Lorenzo Biagi e Michele Marchetto , è incompatibile con il capitalismo così come lo conosciamo. Non per una posizione ideologica astratta, ma per un’analisi concreta dei suoi effetti materiali su corpi, territori e relazioni sociali.

In un tempo segnato dal ritorno della guerra, dall’autoritarismo strisciante e dalla rimozione sistematica della crisi climatica dal dibattito pubblico, questo libro prova a rimettere l’ecologia al centro come questione politica totale. Non una moda, non un correttivo verde, ma un progetto di trasformazione profonda. Forse utopico, certo. Ma, come suggeriscono gli autori, l’unica utopia davvero irrealistica oggi è pensare di poter continuare così.