Lupo italiano (Canis lupus italicus) fotografato in ambiente naturale nel Parco Nazionale del Mercantour
Lupo italiano (Canis lupus italicus) in ambiente naturale. Foto: Eye Am Didier / Flickr, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Colli Euganei, il paradosso: 25 anni di abbattimenti per il cinghiale alieno, proiettili di gomma per il lupo nativo

Panoramica dei Colli Euganei, Parco regionale e Riserva della Biosfera UNESCO

I Colli Euganei visti dall’alto: 18.694 ettari di Parco regionale, Riserva della Biosfera UNESCO dal 2024, teatro di un doppio paradosso faunistico.

A luglio 2025, nei boschi di Baone, i selecontrollori del Parco Colli Euganei abbattono una femmina di cinghiale in lattazione. Le orecchie mostrano un foro circolare: il segno di una marca auricolare da allevamento, rimossa prima del rilascio. Qualcuno ha portato quell’animale nel Parco, di proposito, e lo ha liberato tra gli alberi di un’area protetta. Non è la prima volta. E non sarà l’ultima. A pochi chilometri di distanza, le fototrappole dei Carabinieri Forestali continuano a registrare il passaggio di un altro animale: il lupo. Uno è stato introdotto dall’uomo per essere cacciato. L’altro è tornato da solo, seguendo i corridoi ecologici dalle Prealpi. Al primo l’uomo risponde con 80 selecontrollori armati e 420.000 euro di fondi pubblici. Al secondo, con proiettili di gomma. In un Parco regionale che dal 5 luglio 2024 è anche Riserva della Biosfera MAB UNESCO, questa doppia misura racconta qualcosa che va oltre la gestione della fauna. Racconta il rapporto tra l’uomo e un territorio che dichiara di proteggere.

L’invasore venuto dal nulla

Cinghiale nei Colli Euganei, specie alloctona introdotta illegalmente a scopo venatorio

Il cinghiale non è mai stato una specie autoctona dei Colli Euganei: i primi esemplari compaiono nell’autunno del 1997, introdotti dall’uomo a scopo venatorio.

Il cinghiale non è mai stato una specie autoctona dei Colli Euganei. I primi esemplari compaiono nell’autunno del 1997, e il Parco presenta denuncia alla Magistratura per immissioni illegali. Le indagini non portano a condanne, ma la dinamica è chiara fin dall’inizio. È l’uomo il responsabile: esemplari provenienti dall’Est Europa, più grandi e prolifici di quelli italiani, vengono introdotti a scopo venatorio in un’area protetta.

«I cinghiali oggi presenti non sono autoctoni: provengono dall’Est Europa, introdotti a scopo venatorio»

Andrea Zanoni, consigliere regionale Veneto (Europa Verde), comunicato 18/07/2025

Nel 2001 il Parco avvia il primo piano di controllo: quell’anno vengono catturati 13 cinghiali. Nel 2006 sono 156, nel 2008 salgono a 790, nel 2014 raggiungono le 899 unità (Ente Parco Colli Euganei, dati piano di controllo). In quindici anni — dal 2001 al 2016 — vengono rimossi circa 6.800 esemplari, ma nel 2016 la popolazione stimata è ancora di circa 4.000 individui. Nel 2022 gli abbattimenti toccano il record di oltre 3.000 capi nella sola area del Parco (CIA Padova). Nel primo quadrimestre del 2025 ne vengono rimossi 452 (Ente Parco Colli Euganei).

I numeri parlano da soli. In oltre due decenni di abbattimenti, il problema creato dall’uomo non si è risolto. La popolazione di cinghiale ha un tasso di incremento annuo compreso tra il 140 e il 170 per cento (ISPRA): ogni anno nascono più cinghiali di quanti se ne riescano a rimuovere. È la conseguenza diretta di una scelta umana — l’introduzione di una specie alloctona — che nessun piano di abbattimento riesce a correggere.

Il caso di Baone, nel luglio 2025, ha riaperto la questione delle immissioni illegali. La femmina con il foro auricolare non è un caso isolato: un episodio analogo era stato documentato l’anno precedente. I consiglieri regionali Andrea Zanoni e Cristina Guarda (Verdi-AVS) hanno presentato un’interrogazione alla Giunta regionale e una denuncia ai Carabinieri Forestali.

«Un campanello d’allarme che non può essere ignorato»

Andrea Zanoni, consigliere regionale Veneto (Europa Verde), comunicato 18/07/2025

La richiesta dei due consiglieri è esplicita: divieto nazionale dell’allevamento di cinghiali a scopo venatorio. Perché il cinghiale nei Colli non è un’emergenza naturale: è il prodotto di un’attività umana — l’allevamento e il rilascio per la caccia — che continua indisturbata. Ad oggi non esiste un esito giudiziario sulle immissioni nel Parco.

Il conto che paga la collettività

Cinghiali nel sottobosco dei Colli Euganei, i danni all'agricoltura superano i 900.000 euro in un anno

I danni all’agricoltura causati dai cinghiali nei Colli Euganei hanno superato i 900.000 euro tra il secondo semestre 2023 e il primo semestre 2024.

Le conseguenze del cinghiale nei Colli Euganei si misurano in euro e in biodiversità perduta. Tra il secondo semestre 2023 e il primo semestre 2024, i danni all’agricoltura hanno superato i 900.000 euro (Ente Parco Colli Euganei, rendiconto danni). Nel 2014 avevano toccato il milione. Confagricoltura Padova stima un danno medio di oltre 1.000 euro per singolo evento. Sono i costi di una scelta umana: l’introduzione di una specie aliena in un ecosistema che non la prevedeva.

«Siamo giunti a un punto di non ritorno»

Luca Trivellato, presidente CIA Padova, comunicato CIA Padova

Nel solo 2025, la Regione Veneto ha stanziato 420.000 euro per le attività di contenimento: 300.000 euro assegnati in agosto (DGR Regione Veneto), che si aggiungono a 120.000 euro già erogati in primavera per la prevenzione dei danni. Il piano prevede fino a 80 selecontrollori autorizzati (Delibera C.D. n. 70/2025 del Parco) e 313 altane — postazioni di tiro fisse — distribuite sul territorio (Confagricoltura Padova).

  • Cinghiali rimossi dal 2001 al 2016: circa 6.800 (Ente Parco Colli Euganei)
  • Record abbattimenti in un anno: oltre 3.000 nel 2022 (CIA Padova)
  • Danni agricoli in un anno: oltre 900.000 euro (Ente Parco, II sem. 2023 – I sem. 2024)
  • Fondi pubblici per il contenimento nel 2025: 420.000 euro (Regione Veneto)
  • Selecontrollori autorizzati: fino a 80 (Delibera C.D. 70/2025)
  • Altane installate: 313 (Confagricoltura Padova)

Ma il conto non è solo economico. Il cinghiale, scavando il terreno alla ricerca di tuberi e larve, distrugge gli habitat protetti del sito Natura 2000 IT3260017, che copre 13.698 ettari sui 18.694 del Parco. Il Giglio martagone è stato dichiarato “quasi scomparso” e l’Aconito invernale risulta gravemente danneggiato (Gruppo d’Intervento Giuridico, 2014). Le formazioni erbose secche con orchidee — habitat prioritario che copre il 13 per cento del sito — sono sotto pressione costante.

Nel 2014 il Gruppo d’Intervento Giuridico ha denunciato quello che ha definito un “conflitto d’interessi”: i selecontrollori che operano nel Parco sono tutti di estrazione venatoria. Chi ha interesse a che il cinghiale continui a essere presente è la stessa categoria che viene incaricata di rimuoverlo (GrIG, 03/12/2014). Il Parco ha aggiornato il regolamento nel 2020, disciplinando operatori e modalità di abbattimento (Delibera di Comunità n. 2/2020).

Il ritorno del nativo

Lupo in ambiente naturale, il predatore nativo è tornato spontaneamente nei Colli Euganei

Il lupo è tornato nei Colli Euganei senza che nessuno lo abbia invitato, seguendo i corridoi ecologici dalle Prealpi venete.

Mentre l’uomo spende centinaia di migliaia di euro per gestire un animale che ha introdotto, un altro animale sta tornando ai Colli Euganei senza che nessuno lo abbia invitato. Il lupo.

Le prime tracce risalgono al novembre 2020. A fine dicembre, le fototrappole dei Carabinieri Forestali di Montegrotto Terme catturano le immagini di una femmina nell’area sud del Parco. Il 4 febbraio 2021, con un comunicato stampa ufficiale, il Parco conferma la presenza del primo lupo documentato nel territorio. L’esemplare viene soprannominato Cecilia, dal nome del monte vicino al luogo dell’avvistamento.

«Era solo questione di tempo»

Michele Gallo, dirigente unità Agricola Forestale del Parco Colli Euganei, comunicato Ente Parco, 04/02/2021

Per Duccio Berzi, esperto di fauna selvatica con trent’anni di esperienza sul campo, i Colli sono «luoghi estremamente adatti alla presenza» del lupo. Il collegamento ecologico con le Prealpi venete — dove il lupo è presente in modo stabile — rende naturale la colonizzazione di quest’area. In Veneto, secondo i dati della Regione (giugno 2025), sono attivi almeno 18 branchi e 3 coppie, con una presenza documentata sul 37 per cento del territorio regionale.

Il 16 gennaio 2026, il Parco ha emesso un nuovo comunicato: la presenza del lupo è ora «più costante e potenzialmente stabile rispetto al passato» e rientra nei «normali processi di espansione naturale della specie». A gennaio 2026, un giovane lupo è stato investito da un’auto nei pressi di Arquà Petrarca — simbolo della compressione che l’attività umana esercita anche sulle specie che tentano di ritornare — ed è stato recuperato e affidato a un centro di riabilitazione.

«La presenza del lupo va interpretata come arricchimento della biodiversità, in linea con l’espansione naturale della specie»

Alessandro Frizzarin, presidente Parco Colli Euganei, comunicato Ente Parco, 16/01/2026

Il lupo non è l’unica specie in ritorno. Nel febbraio 2025 è stato documentato il primo avvistamento in assoluto dello sciacallo dorato (Canis aureus) nei Colli Euganei, insieme alla ricomparsa del corvo imperiale — con il primo nido in provincia di Padova nel 2024 — del grifone e dell’aquila minore. La natura, dove l’attività antropica lascia spazio, prova a riequilibrarsi da sola.

Proprio nei Colli Euganei, il 13 marzo 2026, l’associazione Io non ho paura del lupo ha tenuto l’incontro pubblico «Conoscere il Lupo» alla Fattoria Sociale il Brolo di Teolo, organizzato insieme alla cooperativa Idee Verdi. L’evento — nato dai recenti monitoraggi nei Colli Euganei, dove sono state rilevate tracce di presenza — ha offerto alla comunità informazioni scientifiche sul ruolo del lupo nell’equilibrio naturale e strumenti per una convivenza consapevole. Io non ho paura del lupo è un’associazione fondata nel 2016 in Val Taro (Parma) da Elena Gabbi, Daniele Ecotti e Guido Sardella, che opera su tutto il territorio nazionale con attività di monitoraggio non invasivo — tramite fototrappole — e divulgazione scientifica. La loro missione: «assicurare la conservazione del lupo in Italia ed in Europa e la sua coesistenza con le attività dell’uomo».

«Solamente attraverso la conoscenza e l’informazione è possibile convivere con la natura e con un predatore essenziale come il lupo»

Elena Gabbi, socia fondatrice Io non ho paura del lupo

L’approccio dell’associazione è esattamente l’opposto della logica dei proiettili di gomma: anziché respingere il lupo, imparare a convivere con la sua presenza. Un messaggio che arriva nel cuore dei Colli Euganei nel momento in cui il territorio deve decidere come rapportarsi al ritorno di questo predatore.

Due animali, due misure

Ecco il paradosso. Il cinghiale — alieno, introdotto dall’uomo per profitto venatorio — viene gestito con un apparato da operazione militare: 80 selecontrollori, 313 altane, piani triennali, 420.000 euro di fondi pubblici in un solo anno. Il lupo — nativo, tornato spontaneamente seguendo i corridoi ecologici — viene accolto con proiettili di gomma.

A giugno 2025, il Ministero dell’Ambiente (MASE) e l’ISPRA hanno autorizzato la Regione Veneto a utilizzare proiettili di gomma calibro 12 come deterrente per i cosiddetti “lupi confidenti” — esemplari che si avvicinano ai centri abitati. L’assessore regionale Cristiano Corazzari ha definito la misura «necessaria per casi di lupo confidente» (Regione Veneto, giugno 2025). Lo stesso assessore, nel 2025, ha stanziato 300.000 euro per abbattere cinghiali, definendolo un «intervento a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini» (DGR Regione Veneto, agosto 2025).

Eppure i dati scientifici suggeriscono che il lupo potrebbe essere parte della soluzione al problema cinghiale. Secondo uno studio pubblicato sull’European Journal of Wildlife Research (Mori et al. 2017), il cinghiale rappresenta in media il 49 per cento della dieta del lupo nell’Appennino. I dati dei Parchi del Lazio indicano che un singolo branco di lupi può predare oltre 200 cinghiali in un anno — a costo zero per la collettività. In alcune riserve appenniniche dove il lupo è tornato, la riduzione della pressione dei cinghiali ha permesso la ricomparsa dell’Orchis pallens, un’orchidea selvatica i cui bulbi erano sistematicamente distrutti dagli ungulati. Nei Colli Euganei, dove il cinghiale ha già fatto dichiarare “quasi scomparso” il Giglio martagone, il parallelo è immediato.

Non solo cinghiali. Nelle aree planiziali della Pianura Padana, il lupo ha dimostrato di predare regolarmente anche la nutria (Myocastor coypus), specie aliena invasiva che danneggia argini e ecosistemi ripariali. Un tema su cui EcoMagazine ha già raccontato il paradosso degli abbattimenti inefficaci a Vicenza: ogni femmina partorisce 2-3 volte l’anno con 5-6 piccoli per cucciolata, e il ciclo riproduttivo ricrea le popolazioni nel giro di settimane. Anche in questo caso, il predatore naturale offre una regolazione che gli abbattimenti non riescono a garantire. All’incontro «Conoscere il Lupo» del 13 marzo a Teolo, organizzato dall’associazione Io non ho paura del lupo, il ruolo del lupo come bioregolatore — anche delle nutrie — è stato uno dei temi centrali.

Il comunicato del Coordinamento LIPU Veneto dell’11 marzo 2026 ha ribadito che l’abbattimento dei lupi «non soddisfa le reali esigenze di conservazione della specie né costituisce un metodo sostenibile per contenere le predazioni su bestiame», citando studi condotti in USA, Svizzera e Svezia.

«L’abbattimento dei lupi destabilizza i branchi, creando più femmine in calore, più giovani in dispersione, mancanza di regolazione del branco; questo disorientamento causa una maggiore predazione su animali domestici piuttosto che selvatici»

Angelo Mancone, referente Legambiente per temi faunistici, Ecopolis Legambiente Padova

A dicembre 2024, il Comitato permanente della Convenzione di Berna ha approvato il declassamento del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta” — decisione entrata in vigore il 7 marzo 2025. Il livello di protezione si indebolisce nel momento in cui la specie sta ricolonizzando naturalmente aree da cui era scomparsa da decenni.

Il vero fattore di disturbo

La vicenda del cinghiale e del lupo nei Colli Euganei non è una questione faunistica. È una questione antropica. È l’uomo il fattore di disturbo dell’ecosistema — non il cinghiale, non il lupo.

È l’uomo che ha introdotto il cinghiale per la caccia. È l’uomo che continua a rilasciare esemplari da allevamento in un’area protetta. È l’uomo che ha consumato suolo fino a frammentare gli habitat — il Veneto è la regione con il più alto tasso di consumo di suolo in Italia, l’11,8 per cento del territorio (ISPRA), e la provincia di Padova raggiunge il 19 per cento: la più cementificata della regione. È l’uomo che con autostrade e ferrovia ad alta velocità ha tagliato i corridoi ecologici che collegano i Colli alle Prealpi. È l’uomo che con l’agricoltura intensiva ha ridotto gli spazi selvatici. È l’uomo che investe con l’auto un lupo ad Arquà Petrarca. In ogni anello di questa catena di squilibri, il fattore comune è l’attività antropica.

Il cinghiale non avrebbe corridoi da percorrere se l’uomo non li avesse creati abbattendo boschi e aprendo piste. Il lupo non verrebbe investito se le strade non attraversassero il suo habitat. La cementeria non emetterebbe 400.000 tonnellate di CO2 se non fosse stata autorizzata dentro un Parco. La fauna è il sintomo. L’attività antropica è la causa.

In Italia vivono circa 3.500 lupi (forchetta ISPRA: 2.949-3.945), di cui 1.124 sulle Alpi (Università di Torino / ISPRA, monitoraggio 2023-2024). Nella storia recente del lupo italiano c’è un episodio che riguarda da vicino i Colli Euganei: nel 2012, sulla Lessinia veronese, il lupo dinarico Slavc — arrivato dalla Slovenia — incontrò la lupa appenninica Giulietta. In dieci anni la coppia generò 42 cuccioli (ISPRA / Università di Torino, monitoraggio lupo alpino), i cui discendenti hanno colonizzato le Prealpi venete fino a raggiungere, secondo le ricostruzioni, i Colli Euganei.

Le associazioni ambientaliste si sono espresse con chiarezza. Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, già nel 2021 aveva dichiarato: «Se l’idea è quella di cacciare il lupo la rispediamo al mittente» (Legambiente Veneto, comunicato, febbraio 2021). Massimo Vitturi, responsabile area Animali Selvatici della LAV, aveva aggiunto: «Il lupo è tornato, ed è tornato per restare» (LAV, dichiarazione pubblica, febbraio 2021).

Mancano ancora dati sulla voce degli allevatori locali e su eventuali predazioni del lupo su bestiame nei Colli. È una prospettiva che l’articolo non può colmare con le fonti disponibili: il Parco consiglia già misure di protezione — ricoveri chiusi, recinzioni — ma non ha comunicato episodi specifici di predazione nel suo territorio.

La domanda che resta

I Colli Euganei sono un Parco regionale dal 1989. Sono sito Natura 2000. Sono Riserva della Biosfera UNESCO dal luglio 2024. Eppure, in questo territorio che l’uomo ha scelto di proteggere con tre livelli di tutela, lo stesso uomo introduce cinghiali per cacciarli, spende fondi pubblici per rimuovere ciò che ha introdotto e risponde con i proiettili di gomma a un predatore che potrebbe contribuire a riequilibrare l’ecosistema.

La natura, intanto, prova a fare da sola. Il lupo torna. Lo sciacallo dorato compare per la prima volta. Il grifone riappare dopo vent’anni. La biodiversità si muove, riempie gli spazi che l’uomo lascia vuoti.

La domanda non è se il lupo sia un problema. La domanda è se saremo capaci di riconoscere che il problema, nei Colli Euganei, ha un’altra origine — e se lasceremo alla natura lo spazio per provare a risolverlo.