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Trattore che distribuisce pesticidi su un campo agricolo: il Veneto usa 12 kg per ettaro, il doppio della media nazionale
Un trattore distribuisce pesticidi su un campo. Il Veneto impiega 12 kg di principi attivi per ettaro, il doppio della media nazionale (foto: Stefan Thiesen, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Due Carrare, 12 kg di pesticidi per ettaro: il Veneto che avvelena le proprie falde

Il Veneto usa 12 kg di pesticidi per ettaro, il doppio della media nazionale. Le falde regionali registrano 37 superamenti. Il Piano d’azione nazionale è scaduto dal 2019. Nella Sala Civica di Due Carrare, Giovanni Beghini (ISDE), Enrico Casarotti (A.Ve.Pro.Bi.), Franco Zecchinato (El Tamiso) e Salvatore La Camera (Coordinamento Zero OGM) spiegano perché la questione riguarda tutti

Trattore che distribuisce pesticidi su un campo agricolo

Un trattore distribuisce pesticidi su un campo. Il Veneto impiega 12 kg di principi attivi per ettaro, il doppio della media nazionale (foto: Stefan Thiesen, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Il 27 marzo 2024 la Commissione europea ha ritirato il regolamento SUR, la proposta che avrebbe dimezzato l’uso di pesticidi chimici entro il 2030. Esattamente due anni dopo, il 27 marzo 2026, nella Sala Civica Fortunato Pegoraro di Due Carrare, in provincia di Padova, quattro relatori siedono a un tavolo e spiegano a una platea di cittadini cosa significa vivere nel territorio che usa più pesticidi d’Italia. Lo organizza il Comitato Lasciateci Respirare Due Carrare, lo stesso che da trent’anni si batte nella bassa padovana – dalle cave ai cementifici, dal centro commerciale bloccato al Consiglio di Stato nel 2021 al polo logistico di Tribano. Stavolta il tema è la chimica nei campi, nell’acqua e nel cibo. La serata cade nella ventesima edizione della Settimana per le alternative ai pesticidi (20-30 marzo 2026), la campagna internazionale promossa da Générations Futures.

Il veneto, regione dei record

I numeri del Veneto sui pesticidi sono i peggiori d’Italia. Secondo i dati ISPRA e ISTAT, la regione impiega circa 12 kg di principi attivi per ettaro di superficie agricola, contro una media nazionale di 5 kg/ha. In valore assoluto, nel 2023 in Veneto sono stati venduti 15.964.189 kg di prodotti fitosanitari, pari a 3,29 kg per abitante (Rapporto ISPRA pesticidi nelle acque). La vite è la coltura con la distribuzione più alta: 26 kg/ha, a carico soprattutto dei fungicidi (Rapporto vendita fitosanitari in Veneto 2024).

Quei pesticidi finiscono nelle acque. Il Rapporto ISPRA (Rapporto SNPA n. 41/2024, dati 2021-2022) documenta che in Italia il 55,1% dei punti di monitoraggio nelle acque superficiali contiene residui di pesticidi, con 183 sostanze diverse rinvenute. Per le acque sotterranee la percentuale è del 23,3%.

In Veneto, il Rapporto ARPAV 2024 sulle acque sotterranee registra 37 superamenti su 293 punti di monitoraggio. Le contaminazioni più frequenti sono proprio i pesticidi, seguiti da nitrati e composti organo-alogenati. Nell’acquifero indifferenziato di alta pianura la scarsa qualità è dovuta soprattutto ai fitosanitari.

L’impatto non è solo sull’acqua. Secondo ISPRA (Farmland Bird Index 2025), in 26 anni l’Italia ha perso un terzo degli uccelli delle campagne, con punte del -50% nelle pianure alluvionali. Delle 28 specie tipiche degli agroecosistemi, il 71% presenta un declino significativo. Torcicollo -76%, calandro -73%, saltimpalo -71%. In Europa il declino è del 58% dal 1980. Causa principale: agricoltura intensiva, uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti, perdita di siepi e aree incolte.

  • Veneto: 12 kg/ha di pesticidi, media nazionale 5 kg/ha
  • 15.964.189 kg di fitosanitari venduti in Veneto nel 2023
  • 55,1% delle acque superficiali italiane contaminate (ISPRA 2024)
  • 37 superamenti nelle falde venete su 293 punti monitorati (ARPAV 2024)
  • -33% di uccelli nelle campagne italiane in 26 anni, -50% nelle pianure

La salute al centro: l’intervento del medico ISDE

Il primo relatore è Giovanni Beghini, medico chirurgo, medico di base, presidente ISDE Verona – Medici per l’Ambiente. Beghini apre con i dati sugli effetti sanitari dell’esposizione ai pesticidi e con un concetto chiave: i cosiddetti “limiti accettabili” dei residui negli alimenti non sono una garanzia di salute, ma una soglia di commercializzazione.

L’esposizione cronica ai pesticidi, spiega Beghini, è correlata a danni neurologici, malattie neurodegenerative, interferenze endocrine, patologie riproduttive e tumori. Chi lavora nei campi ha una probabilità del 60% superiore alla popolazione generale di sviluppare il morbo di Parkinson. Studi documentano il raddoppio del rischio di autismo nei figli di donne in gravidanza esposte al clorpirifos (un insetticida ritirato dal commercio in Italia pochi anni fa) nel raggio di un chilometro e mezzo dai campi trattati.

Beghini presenta poi i risultati di uno studio che ha condotto nel 2021 in provincia di Verona: 44 campioni di erba raccolti nei giardini privati vicini ai campi coltivati. Su 44 campioni, 41 contenevano residui di pesticidi, da 1 a 6 sostanze diverse. Il folpet – classificato come sospetto cancerogeno – era presente nel 66% dei campioni. In totale, i 44 campioni accumulavano 159 frasi di rischio associate ai pesticidi rilevati.

Il medico si sofferma anche sui registri tumori: nel periodo 1992-1994 il tumore più diffuso tra gli uomini nell’ASL 2 di Treviso era il tumore al polmone. Nel 2022 sono il tumore alla prostata e alla vescica ad aver scalato la classifica. Beghini nota che nello stesso arco temporale i vigneti nella provincia sono passati da circa 8.000 a 30.000-35.000 ettari. Una correlazione che merita attenzione, anche se non è prova di causalità.

Beghini è parte della stessa rete di Medici per l’Ambiente che a Padova, con ISDE Padova e la presidente Patrizia Corrà, sta conducendo lo studio “Per prevenzione, salute e ambiente ci vogliono le unghie!”, il biomonitoraggio di 23 metalli pesanti nelle unghie di 200 bambini padovani. Stessi medici volontari, stessa logica: dove le istituzioni non monitorano, lo fanno i cittadini.

L’alternativa esiste: il biologico in Veneto

Dopo la relazione medica, la parola passa a Enrico Maria Casarotti, enologo, presidente di A.Ve.Pro.Bi. (Associazione Veneto Produttori Biologici e Biodinamici), agricoltore biodinamico a Caldiero, in provincia di Verona.

Casarotti chiarisce una distinzione fondamentale: anche il biologico usa fitosanitari, ma si tratta di prodotti di origine naturale – non di sintesi – che hanno vie di degradazione già collaudate dalla natura e sono poco persistenti nell’ambiente. La differenza con il convenzionale non è solo nella tipologia del prodotto, ma nella filosofia produttiva.

I numeri del biologico in Italia raccontano un paradosso. L’agricoltura biologica copre il 15% della superficie agricola utilizzata, ma riceve solo il 3% degli aiuti PAC – la Politica agricola comune che redistribuisce fondi europei agli agricoltori. Il biologico, in altre parole, copre una quota significativa dei terreni ma viene finanziato in misura residuale rispetto al convenzionale.

In Veneto, A.Ve.Pro.Bi. riunisce oltre 400 agricoltori biologici e biodinamici. Casarotti segnala le difficoltà del settore: molte aziende biologiche hanno perso la certificazione, la concorrenza dei prodotti bio certificati importati dall’estero (a prezzi molto più bassi) comprime i margini, e la pressione della deriva dei pesticidi dai campi convenzionali confinanti ricade sulle aziende biologiche, che devono dimostrare che la contaminazione non è dipesa da loro.

Casarotti affronta anche la questione delle varietà resistenti e delle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita): le varietà spacciate per resistenti alle malattie spesso perdono la resistenza nel giro di pochi anni per erosione genetica, e le NGT – le nuove tecniche genomiche – non hanno ancora prodotto risultati concreti in termini di resistenza ai patogeni.

Quarantadue anni senza chimica: il caso El Tamiso

A portare il punto di vista della cooperazione è Franco Zecchinato, co-fondatore e presidente della Cooperativa Agricola El Tamiso, ex presidente AIAB, agricoltore biologico a Maserà di Padova con l’azienda “Il Biancospino”.

El Tamiso è nata il 10 maggio 1984, fondata a Padova da un gruppo di produttori e tecnici agricoli usciti dai movimenti sociali di fine anni Settanta e dal Coordinamento Veneto AAM Terra Nuova. Con un banco al mercato di Piazza delle Erbe dal febbraio 1985, sotto il Salone dal 2017, con circa 50 soci (37 in Veneto), è il primo distributore specializzato biologico della regione. Dopo l’incidente di Chernobyl nel 1986 il fatturato crebbe del 286% in un anno. Nel 2014 ha ospitato Vandana Shiva per il trentennale. Nel 2021 ha cofondato la Rete Humus, nel 2023 ha avviato un forno a legna a Rubano con grani dei soci. Quarantadue anni di agricoltura senza chimica di sintesi.

Zecchinato non si limita all’aspetto tecnico. Il suo intervento sposta il discorso sul modello economico: il cibo è al centro della comunità, ma il mercato agroalimentare attuale è dominato dalla speculazione. La produzione agricola convenzionale, finanziata con fondi pubblici (PAC), genera costi ambientali e sanitari che ricadono sui cittadini. Il biologico, al contrario, produce benefici pubblici – meno inquinamento, meno malattie, più biodiversità – ma viene finanziato meno.

Zecchinato cita la Marcia Stop Pesticidi – l’edizione 2025 si è svolta il 30 marzo da Follina a Caldaro con circa 1.500 partecipanti – e annuncia un’alleanza nazionale in costruzione tra cooperative, reti di commercio diretto, comunità a supporto dell’agricoltura, Slow Food e associazioni ambientaliste: un fronte che si chiama Terra Comune.

L’appello è alla responsabilità individuale che diventa collettiva: scegliere cosa consumare, da chi comprare, come relazionarsi con il territorio.

I nuovi OGM: le tecniche genomiche in arrivo

L’ultimo intervento è di Salvatore La Camera, del Coordinamento Zero OGM, coalizione di 47 associazioni, 12 aziende e 153 cittadini.

La Camera spiega che le cosiddette TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) o NGT (New Genomic Techniques) sono di fatto OGM con un nome diverso. La tecnica CRISPR-Cas9, la “forbice molecolare”, consente modifiche genetiche più mirate ma non per questo prive di rischi. Già 150 brevetti sono stati acquisiti prima che l’Unione Europea completasse la valutazione normativa, con centinaia in lista d’attesa.

Il regolamento europeo sulle NGT, su cui Consiglio e Parlamento UE hanno raggiunto un accordo provvisorio il 3 dicembre 2025, introduce due categorie: le NGT-1, considerate equivalenti alle piante convenzionali (senza obbligo di etichettatura per il consumatore finale, solo per i semi), e le NGT-2, che restano sotto la normativa OGM tradizionale. Il voto in plenaria è previsto per il 18 maggio 2026.

In Italia la sperimentazione in campo aperto è già stata autorizzata nel 2023 con il decreto siccità. Sei campi sperimentali sono attivi: vite, pomodoro, melo, riso. Nel 2024 un campo sperimentale di riso TEA è stato distrutto da ignoti.

Il vuoto normativo: dal PAN al regolamento Omnibus

Il filo che lega tutti gli interventi è lo stesso: il vuoto normativo. Chi dovrebbe proteggere i cittadini dai pesticidi, in Italia e in Europa, non lo sta facendo.

Il Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, adottato nel 2014, è scaduto nel 2019 e non è mai stato aggiornato. Il regolamento SUR (Sustainable Use Regulation), che la Commissione europea aveva proposto nel giugno 2022 per dimezzare l’uso di pesticidi chimici entro il 2030, è stato bocciato dal Parlamento europeo e ritirato il 27 marzo 2024. Il glifosato – classificato dallo IARC come “probabile cancerogeno” (gruppo 2A) nel 2015 – è stato rinnovato dalla Commissione per 10 anni, fino al 15 dicembre 2033, dopo che EFSA ha concluso l’assenza di “preoccupazioni critiche”.

Nel frattempo, la direzione di marcia si è invertita. Il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha adottato la proposta Omnibus sulla semplificazione della legislazione alimentare, che prevede tra l’altro:

  • Approvazioni a tempo indeterminato per le sostanze attive dei pesticidi, eliminando le revisioni periodiche
  • Raddoppio dei periodi di tolleranza per pesticidi vietati (fino a 3 anni)
  • Procedure accelerate per biopesticidi
  • Facilitazione dell’uso di pesticidi tramite droni

A febbraio 2026, undici associazioni italiane – tra cui ISDE Italia, Greenpeace, WWF, Lipu, Rete Semi Rurali – hanno scritto ai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per chiedere di bloccare la proposta Omnibus, definita un «cavallo di Troia dell’industria chimica».

Le domande dalla sala

La parte finale della serata dà voce ai cittadini. Una residente di Due Carrare pone la questione in termini diretti: le persone che vivono vicino ai vigneti – dove prima c’erano campi di grano o barbabietola con 2-3 trattamenti l’anno e ora si fanno trattamenti ogni settimana – come possono difendere la propria salute?

«Hai la finestra aperta, hai la biancheria fuori, hai il bambino che sta giocando e tu non sai con cosa stanno trattando. Come possiamo fare per tutelare la nostra salute?»

Residente di Due Carrare, intervento dal pubblico, 27 marzo 2026

Un apicoltore racconta di aver perso 8 casette di api perché un campo di colza vicino alla sua postazione è stato trattato durante la fioritura. Le api sono andate a bottinare sui fiori trattati e sono morte tutte.

Beghini risponde con franchezza: un consiglio risolutivo è difficile. Gli strumenti normativi esistono – l’obbligo di segnalazione, le fasce di rispetto – ma non vengono fatti rispettare. Zecchinato indica una strada: le azioni individuali che diventano collettive. Scegliere cosa consumare, fare pressione sulle amministrazioni locali per regolamenti più stringenti, costruire alleanze tra produttori biologici e consumatori. Casarotti conferma che i biodistretti e i regolamenti comunali sono strumenti disponibili ma ancora poco utilizzati.

Il dossier Legambiente “Stop pesticidi nel piatto 2025” conferma l’urgenza: il 75,57% della frutta analizzata in Italia contiene residui di pesticidi. Negli alimenti convenzionali, il 48% presenta tracce di fitofarmaci, di cui il 30,26% multiresiduo – in aumento del 14,93% rispetto all’anno precedente. Nel biologico, l’87,7% dei campioni è completamente libero da residui.

Un filo che non si spezza

La serata di Due Carrare si chiude dopo due ore e mezza di interventi e domande. Un dato per conto: l’Italia ha ridotto le vendite di pesticidi del 44% tra il 2011 e il 2023 (Eurostat). Ma il Veneto resta la regione con il consumo più alto per ettaro, il PAN è fermo al 2019, e la proposta Omnibus punta ad allentare ulteriormente i controlli.

La salute e il territorio non si difendono da soli. Servono dati, servono medici che li producono quando le istituzioni non lo fanno, servono agricoltori che dimostrano ogni giorno che l’alternativa funziona, servono cittadini che si organizzano.

Il 18 maggio il Parlamento europeo voterà in plenaria il regolamento sulle NGT. La proposta Omnibus è in discussione. Il PAN resta scaduto. A Due Carrare, intanto, la sala era piena.