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«Energy Commons», quando l’energia è una questione di democrazia

Quattro università del Sud studiano le CER tra Molise e Sicilia: chi decide, chi guadagna, cosa resta sul territorio. In open access gratuito su Rubbettino dal giugno 2026.

In molti piccoli comuni del Sud, l’assemblea per la costituzione di una comunità energetica si svolge negli stessi spazi dove da anni si affrontano spopolamento e fragilità economica. L’energia entra così nel lessico quotidiano non come problema tecnico, ma come possibile leva di riattivazione sociale – come ipotesi di permanenza in territori che si sentono attraversati, non abitati, dalle grandi transizioni. «Energy Commons. Vita sociale dell’energia nel Mezzogiorno» (Rubbettino, 2026, 300 pagine, 19 euro; edizione digitale gratuita) parte da questi spazi e da queste assemblee.

Copertina di Energy Commons. Vita sociale dell'energia nel Mezzogiorno, Rubbettino 2026, con fotografia Resistenza di Guerino Trivisonno
La copertina di «Energy Commons. Vita sociale dell’energia nel Mezzogiorno», a cura di Letizia Bindi, Mara Benadusi, Ignazio Castellucci e Alessandro Mancuso (Rubbettino, 2026, 300 pagine, 19 euro). Fotografia di copertina «Resistenza» (2013) di Guerino Trivisonno.

Un progetto di ricerca nato al Sud

Il volume raccoglie i risultati del progetto PRIN-PNRR Energy Commons (P20223CPMC, finanziato con decreto MUR n. 1222 del 31 luglio 2023), un lavoro interdisciplinare che unisce etnografia e analisi giuridica. I curatori sono quattro:

  • Letizia Bindi, antropologia culturale, Università del Molise
  • Mara Benadusi, antropologia, Università di Catania
  • Ignazio Castellucci, diritto privato comparato, Università di Teramo
  • Alessandro Mancuso, antropologia, Università di Palermo

I casi di studio coprono esperienze molto diverse: la CER di Fossalto (Molise) sorta attorno a pannelli sul tetto della scuola; tre comunità energetiche nella valle del Simeto in Sicilia; il processo ancora in corso nelle Alte Madonie; il coordinamento No Pizzone II contro l’ampliamento di una centrale idroelettrica dell’Enel sul lago di Castel San Vincenzo. Accanto alle etnografie, i contributi giuridici ricostruiscono il quadro normativo: dalla direttiva europea RED II del 2018, recepita in Italia nel 2021, fino ai decreti attuativi e alle variazioni regionali che creano, comune per comune, un panorama diverso.

«L’energia, in questa prospettiva, non è un flusso invisibile che attraversa cavi e infrastrutture. È una materia relazionale: riguarda persone, comunità, paesaggi, istituzioni.»

Letizia Bindi, curatrice, «Energy Commons», Rubbettino 2026, p. 8

La promessa e la realtà

In un’intervista del 27 agosto 2026 a ènostra, Bindi definisce le CER «potenzialmente laboratori di democrazia energetica ma continuamente strette tra promessa e realtà». Il rischio documentato dalla ricerca è che tra i soci e le decisioni si inseriscano intermediari – consulenti, tecnici, player finanziari – capaci di indirizzare i processi verso grandi impianti e di erodere la partecipazione reale. La comunità, osserva Mara Benadusi in uno dei capitoli, non sempre precede il progetto: talvolta ne è il risultato.

Nella valle del Simeto, le tre CERS siciliane trovano un ostacolo concreto: la rete elettrica locale è satura. Chi arriva prima – di solito un grande impianto industriale – chiude lo spazio alle comunità dal basso. La ricerca non risolve questa contraddizione, e non lo pretende: la registra.

«Prima connetti la comunità energetica e poi connetterai il grande impianto; prima connetti 100 comunità energetiche, se ce ne sono, e poi puoi permettere l’allaccio dei grandi impianti.»

Salvo, partecipante alle CERS della valle del Simeto, luglio 2025; in «Energy Commons», Rubbettino 2026, p. 114

Il nodo dell’estrattivismo

Un filo attraversa tutto il volume: le aree rurali e remote, considerate «vuote», rischiano di diventare disponibili per qualsiasi infrastruttura. La transizione energetica può ripetere i cicli di dipendenza che il Mezzogiorno conosce da decenni – le grandi promesse fatte dall’esterno, i benefici che non restano sul territorio. Il coordinamento No Pizzone II in Molise è il caso più articolato: non si oppone alle rinnovabili in quanto tali, ma difende un patrimonio costruito da generazioni intorno al lago di Castel San Vincenzo. Il conflitto, dice Bindi nell’intervista a ènostra, diventa per quelle comunità un processo di crescita della consapevolezza su chi decide e come. In Sardegna, il rischio di strumentalizzazione da parte degli interessi fossili è già visibile, e il libro non lo passa sotto silenzio.

La proposta che emerge non è rallentare la transizione, ma governarla meglio. Privilegiare le aree già compromesse invece dei suoli agricoli. Coinvolgere le comunità fin dall’inizio. Il confine tra rinnovabili dal basso e estrattivismo energetico è lo stesso nodo che EcoMagazine ha seguito anche sull’agrivoltaico.

Le stesse domande da Belpasso a Vigonovo

Chi decide, chi ci guadagna, cosa resta sul territorio: sono le domande che EcoMagazine segue sulle comunità energetiche padovane. CERSolidale 887 a Vigonovo e il manuale «Come si fa una comunità energetica (per davvero!)» mostrano che il nodo della partecipazione autentica è lo stesso a qualsiasi latitudine. I 246 milioni del GSE e le 38.390 domande ammesse sono i numeri del sistema entro cui si svolgono tutte queste storie – al Sud come al Nord.

«L’energia è una cartina tornasole della democrazia»

Letizia Bindi, curatrice di «Energy Commons», intervista per ènostra, 27 agosto 2026

Volume in open access gratuito su Rubbettino; versione cartacea (19 euro, ISBN 9788849889482) sullo store dell’editore.

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.