Energia

L’estate elettrica 2026: sole e vento al 37% nel picco di luglio, fiumi in secca

Il bilancio dell’estate elettrica 2026. Il 15 luglio, al picco di consumi dell’anno, sole e vento coprivano il 37% del fabbisogno, mentre la siccità teneva i fiumi ai minimi

L’equinozio d’autunno 2026 è caduto il 23 settembre alle 2:05. Il momento simbolo dell’estate sulla rete elettrica è mercoledì 15 luglio 2026, fra le quattro e le cinque del pomeriggio: la rete ha assorbito 57.940 megawatt (il megawatt misura la potenza – quanta elettricità serve in quell’istante; il gigawattora misura l’energia prodotta in un periodo), la punta (l’ora di massimo consumo) più alta dell’anno, il 4,5% sopra quella del 2025. In quell’ora eolico e fotovoltaico coprivano il 37% del fabbisogno. La termica (le centrali che bruciano gas, carbone o biomasse per fare elettricità) il 41%, il saldo con l’estero (elettricità importata) il 14%, idroelettrico e pompaggi (centrali che accumulano acqua in quota e la rilasciano quando serve) il 7%. Lo scrive Terna nel Rapporto Mensile sul sistema elettrico di luglio.

Le centrali termiche hanno prodotto meno

Alla punta, le centrali termiche hanno prodotto meno che nel 2025: 23.648 megawatt contro i 23.861 dell’anno prima, 213 in meno, anche se il consumo complessivo saliva del 4,5%. Il fabbisogno in più se lo sono preso le rinnovabili non programmabili e l’importazione.

Il mese è stato il più elettrico di sempre: 32,5 terawattora di domanda (+8,3% su luglio 2025), con una temperatura media quasi due gradi sopra quella dell’ultimo decennio (Terna, comunicato del 13 agosto 2026). Il caldo di questa estate l’ha già raccontato Luca Lombroso: il 27 giugno e il 1° luglio, dove scriveva che «il Mediterraneo è uno degli hotspot del cambiamento climatico globale»; un tema che EcoMagazine ha ripreso il 3 settembre, documentando il superamento della soglia di 1,5 °C. Qui interessa cosa è successo ai cavi.

«Senza contare le possibili interruzioni della rete elettrica, sotto pressione per il sovraccarico dei consumi.»

Luca Lombroso, meteorologo, EcoMagazine, 27 giugno 2026

L’acqua che manca ferma tutto tranne il sole

Quattro immagini satellitari del 1-3 agosto 2026 mostrano Loira, Po a Cremona, Reno e Danubio con ampie barre di sabbia scoperte
Il Po presso Cremona, in alto a destra, ripreso da Sentinel-2 il 3 agosto 2026: le barre di sabbia normalmente sommerse sono scoperte. Nello stesso mosaico la Loira, il Reno e il Danubio (immagine: Unione europea, dati Copernicus Sentinel modificati 2026, via Wikimedia Commons)

Il bilancio di luglio 2026 contro luglio 2025, sempre da Terna:

  • Fotovoltaico: 6.709 GWh, +20,6%
  • Termica (gas, carbone, bioenergie): 15.268 GWh, +14,1%
  • Idroelettrico rinnovabile: 3.592 GWh, -14,9%
  • Eolico: 1.465 GWh, -20,3%

Nei primi sette mesi il fotovoltaico italiano (33.003 gigawattora) ha prodotto una volta e mezza l’idroelettrico (21.384, in calo del 19,4%). La ragione sta nei fiumi. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea registra ad agosto Loira, Po, Reno e Danubio a livelli minimi record. L’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, il 27 agosto, ha confermato la severità idrica «alta» e indici di «siccità estrema», avvertendo che i temporali di fine agosto non sono «adeguati a un recupero significativo e duraturo del deficit idrico». Gli effetti si spingono fino alla foce: il 22 settembre EcoMagazine raccontava il mare che risale il Po, con un cuneo salino risalito a 28 chilometri dal mare. La stessa acqua che manca ha fermato reattori in mezza Europa, come EcoMagazine ha raccontato il 25 agosto.

Il solare ha retto grazie ai nuovi impianti

L’aumento del fotovoltaico a luglio vale 1.144 gigawattora. Terna lo scompone: 946 vengono da nuova capacità installata, 198 da maggiore irraggiamento. Il solare ha retto la punta perché ne è stato installato di più, non perché il sole abbia picchiato più forte. Dove metterli, anche sopra i campi coltivati, è il tema dell’agrivoltaico, di cui EcoMagazine ha scritto il 13 settembre.

Con il caldo i pannelli perdono un po’ di rendimento: un rapporto commissionato dal ministero britannico per la sicurezza energetica misura una perdita di efficienza dello 0,2-0,5% per ogni grado sopra i 25 °C. L’effetto però è modesto: nei giorni di caldo c’è anche più sole, tanto che Ember misura, in Europa, una produzione solare fino al 17% più alta nei giorni di ondata di calore rispetto agli altri giorni di giugno e luglio (traduzione nostra dall’inglese). Per confronto, anche le centrali a gas a ciclo combinato perdono efficienza con il caldo: 0,3-0,5% di capacità per ogni grado sopra i 15 °C.

«Il solare sta già facendo il lavoro pesante durante le ondate di calore, ma la sfida vera comincia dopo il tramonto»

Chris Rosslowe, Senior Energy Analyst per l’Europa di Ember, analisi del 13 agosto 2026, traduzione nostra dall’inglese

Ember registra anche che il 24 giugno il prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia ha toccato 285 euro per megawattora, il massimo dall’inverno 2022-23. Era sera. I condizionatori accesi, i pannelli spenti.

Il Veneto e i quattro kilowattora su dieci

Pannelli fotovoltaici sul tetto di un edificio basso di un centro sportivo comunale, luglio 2026
Fotovoltaico sul tetto di un impianto sportivo comunale, luglio 2026. In Veneto quattro kilowattora solari su dieci sono autoconsumati e non passano mai dalla rete (foto: Valerio Bozzolan, CC0, Wikimedia Commons)

Il Veneto è la seconda regione italiana per potenza fotovoltaica installata, 4.510 megawatt al 31 marzo 2026, dietro alla sola Lombardia (ITALIA SOLARE su dati Gaudì di Terna). È seconda anche per densità: 204 kilowatt per chilometro quadrato, contro una media nazionale di 123.

Nel rapporto statistico 2024 del GSE c’è il numero che pesa di più: nel 2024 il Veneto ha autoconsumato (usato direttamente sul posto, senza passare dalla rete) 1.308 dei 3.220 gigawattora prodotti. Quattro kilowattora su dieci non passano dalla rete. È la misura di quanto pesi già l’energia fatta in casa: tetti, accumuli domestici e comunità energetiche come la CERSolidale 887 fra Vigonovo e Padova, di cui EcoMagazine ha raccontato il 12 settembre i nuovi fondi PNRR e il tavolo con il GSE.

Il Piave al minimo storico

Nello stesso mese del record fotovoltaico, ARPAV misurava sull’anno idrologico veneto 696 millimetri di pioggia contro i 919 della media 1991-2020, con il bacino del Piave a meno 32% (bollettino risorsa idrica n. 428 del 31 luglio 2026). Sul Piave a Ponte della Lasta la portata di luglio ha toccato il minimo storico, in un periodo che l’agenzia registra come «it più caldo almeno dal 1986».

È il bilancio dell’estate elettrica 2026: nell’ora di massimo consumo le centrali a gas, carbone e biomasse hanno prodotto 213 megawatt in meno dell’anno prima, e sole e vento hanno coperto il 37% del fabbisogno. Lo aveva scritto Lombroso a fine giugno: «non esiste adattamento senza mitigazione. Se non scegliamo con decisione la strada dell’abbandono dei combustibili fossili e della transizione energetica, ecologica e sociale, non ci sarà modo di adattarsi a un clima che diventerà sempre più ostile.» (il 27 giugno)

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.