PFAS, un disastro annunciato: a Este la serata con Laura Fazzini
Il libro di Laura Fazzini presentato a Este da Libera Este – presidio «Giovanni Trecroci» e Circolo Legambiente di Este (PD) – «dai Colli all’Adige», con Comune di Este, Patronato SS. Redentore Este, Perla Blu Legambiente e Monica Buson: 300.000 persone esposte, 140 anni di condanne e un’opera idrica da 52 milioni.
La contaminazione da PFAS del Veneto, come ha ricostruito Laura Fazzini, parte nel 1967 dallo stabilimento di Trissino che diventerà Miteni e si allarga nella falda di tre province. Nel 2013 è stata scoperta. Nel giugno 2025, secondo quanto dichiarato dai relatori, la Corte d'assise di Vicenza ha emesso le prime condanne per disastro ambientale doloso. Il 6 novembre 2026 il presidio di Libera «Giovanni Trecroci» di Este e il circolo Legambiente «dai Colli all'Adige» di Este hanno chiamato a raccontare questa storia Laura Fazzini, giornalista di inchiesta, per presentare il suo libro «PFAS, un disastro annunciato».
I numeri di una tragedia
Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo Legambiente «Perla Blu» di Cologna Veneta e attivista che dal 2013 segue da vicino il caso Miteni, ha inquadrato la portata della contaminazione:
«Questa è una tragedia che tocca 300.000 persone, tocca 350 km² di territorio»
Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo Legambiente «Perla Blu» di Cologna Veneta, serata di Este, 6 novembre 2026
Michele D'Aleo, del presidio di Libera «Giovanni Trecroci» di Este, che ha aperto e moderato la serata, ha ricordato ai presenti il peso della sentenza: «parliamo di 140 anni di condanne per 11 persone, per disastro ambientale.» Si tratta del primo grado di giudizio. D'Aleo ha anche citato un dato epidemiologico: nella zona rossa, i morti sarebbero stati circa 4.000 nell'arco di trent'anni.
La condanna, secondo Boscagin, è arrivata per un reato preciso. «Qui sono stati condannati per dolo, cioè sapevano esattamente quello che stavano facendo.»
Boscagin ha ricordato anche un'altra data: il 30 novembre 2023, quando l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il PFOA – la sostanza prodotta in maggiore quantità da Miteni – come cancerogeno di gruppo 1, con evidenza sufficiente di cancerogenicità per gli esseri umani.
Fazzini ha sottolineato che manca ancora uno studio epidemiologico che dica cosa sta succedendo alla salute della popolazione esposta. Il tema dei PFAS nell'inceneritore di San Lazzaro è al centro di un'iniziativa recente del CSO Pedro di Padova, raccontata su EcoMagazine.
Il corpo dei lavoratori
Uno dei protagonisti del libro è Paolo Girardi, docente di statistica, che nel 2016 è stato coinvolto dal medico del lavoro Enzo Merler per studiare la mortalità degli operai Miteni. Lo studio, pubblicato nel 2019 su Environmental Research, ha ricostruito le carriere di circa 450 lavoratori.
Girardi ha spiegato la differenza tra l'esposizione della popolazione generale e quella degli operai:
«Nella dimensione ambientale che c'è stata, la popolazione esposta è venuta attraverso gestione dell'acqua, del prodotto e degli alimenti, mentre i lavoratori vengono esposti attraverso l'aria»
Paolo Girardi, docente di statistica, serata di Este, 6 novembre 2026
Le celle elettrolitiche producevano fumi, e chi lavorava in quegli ambienti aveva nel sangue concentrazioni di PFOA mai riscontrate altrove. Girardi ha citato il caso del medico competente aziendale, che visitava lo stabilimento una o due volte all'anno: persino lui aveva valori elevati.
«Questa popolazione mostravano un profilo di mortalità che era peggiore rispetto ad altre aziende che erano in territorio»
Paolo Girardi, docente di statistica, serata di Este, 6 novembre 2026
L'effetto «healthy worker» – il fenomeno per cui i lavoratori attivi hanno di solito una mortalità migliore della popolazione generale – non si è verificato per Miteni. «Questo per quest'azienda non è vero», ha detto Girardi.
Il tubone da 52 milioni
Monica Buson, ex consigliera del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, ha illustrato il progetto «tubone»: una condotta sotterranea che porterà acqua dell'Adige, attraverso il canale LEB, per irrigare i campi della zona rossa in sostituzione del Fratta Gorzone contaminato, già raccontato su EcoMagazine.
Il progetto, approvato nel 2019 e finanziato dal Ministero dell'Agricoltura, è cresciuto nel costo durante l'esecuzione. Secondo i dati presentati da Buson:
- Importo iniziale: 42 milioni di euro
- Revisioni, varianti e danni da alluvione: aumenti successivi
- Costo stimato a completamento: 52,8 milioni di euro
- Lavori eseguiti a novembre 2026: 73%
- Fine prevista: 2028
«Siamo partiti da 42 milioni di euro […] costo stimato fine percorso, pari a 52 milioni e 800 mila euro»
Monica Buson, ex consigliera del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, serata di Este, 6 novembre 2026
Boscagin ha aggiunto che accanto al tubone va considerato il costo dello spostamento dello scarico consortile Alicam. Il conto complessivo per le due opere supera, secondo lui, gli 80 milioni di euro di denaro pubblico: «Circa 80 milioni di euro per spostare il problema.»
EcoMagazine ha raccontato come la filiera che porta dalla Miteni alla Chemviron mostri un problema circolare: l'acqua viene trattata, ma il ciclo non si chiude.
Draghi, i PFAS e il sito che non è stato bonificato
Fazzini ha chiuso il suo intervento con una ricostruzione politica che tocca Bruxelles. Ha citato il rapporto sulla competitività europea commissionato dalla Commissione europea a Mario Draghi, «The future of European competitiveness – Part B: In-depth analysis and recommendations», settembre 2024.
Il documento, a pagina 129, avverte che un possibile divieto di un insieme di sostanze PFAS colpirebbe «l'utilizzo di sostanze necessarie a produrre tecnologie pulite (batterie ed elettrolizzatori), per le quali al momento non ci sono alternative», e potrebbe riguardare anche i refrigeranti impiegati nelle pompe di calore. A pagina 101 osserva che la regolamentazione PFAS, che vieta 10.000 sostanze, è «al tempo stesso difficile da far rispettare per i prodotti importati, anche per mancanza di capacità di laboratorio».
«Nelle 298 pagine di Mario Draghi sulla competitività […] le uniche sostanze chimiche considerate necessarie per non perdere la battaglia contro Cina e altri paesi sono i PFAS»
Laura Fazzini, giornalista di inchiesta, autrice di «PFAS, un disastro annunciato», serata di Este, 6 novembre 2026
Nel libro, ha ricordato Fazzini, una parte è rimasta vuota: Confindustria. «Io non sono mai riuscita a intervistare Confindustria», ha detto.
Fazzini ha ricordato che Miteni è fallita nel 2018 e che la produzione è stata trasferita in India. Secondo Fazzini il sito di Trissino non è mai stato neanche messo in sicurezza. EcoMagazine ha seguito l'attesa della bonifica nel novembre 2025. Il film Dark Waters (2019, regia di Todd Haynes), recensito da EcoMagazine come «Cattive acque», racconta la stessa dinamica nel caso americano, con gli stessi meccanismi di silenzio e omissione. «Però parlare di bonifica è impossibile in Veneto, secondo me», ha concluso Fazzini.