Il negazionismo climatico va a scuola col contributo della Regione Veneto
Un volume distribuito agli studenti bellunesi sostiene tesi in contrasto con le evidenze scientifiche sul riscaldamento globale. Protesta l'Università di Padova

Mentre il cambiamento climatico produce effetti sempre più evidenti anche sulle Alpi, effetti che sono davanti agli occhi di tutti, nelle scuole arrivano pubblicazioni che mettono in discussione proprio le conoscenze scientifiche sulle quali si fondano le politiche di contrasto alla crisi climatica.
È quanto sta accadendo a Belluno, dove nelle scuole superiori è stato distribuito il volume “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni”, realizzato a partire dagli atti di un convegno organizzato nell’ottobre 2025 dal Comune di Belluno insieme alla Regione Veneto. Incredibilmente, il volume è stato presentato dall’amministrazione come uno strumento destinato a trasformare gli atti del convegno in un’occasione stabile di conoscenza per gli studenti.
Il problema è che i contenuti, come hanno denunciato gli scienziati del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e lo stessol Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali (TESAF), contraddicono evidenze scientifiche ormai consolidate mettendo in discussione i cambiamento del clima.
La scienza non è un’opinione
Nelle pagine 42-44 del volume, secondo quanto rilevato dall’Università, viene sostenuto che l’effetto serra diventerebbe trascurabile oltre una concentrazione di 260 parti per milione di CO₂ e che l’attuale aumento delle temperature sarebbe riconducibile a cicli climatici naturali, probabilmente di origine astronomica, escludendo sostanzialmente il ruolo delle emissioni antropiche. Come dire “non è colpa nostra e quindi non ci possiamo far niente”. Tesi che sta alla base della cosiddetta inazione climatica.
Ma su questo punto la scienza non lascia spazio a dubbi. L’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite premio Nobel nel 2007, afferma che le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale. Nel periodo 2011-2020 la temperatura media superficiale globale era già circa 1,1 °C superiore rispetto al periodo 1850-1900. (Vedi l’IPCC Report).
L’IPCC ha inoltre stimato che il riscaldamento osservato tra il periodo preindustriale e il 2010-2019 sia stato prevalentemente determinato dall’influenza umana: il contributo dei gas serra è stimato in un riscaldamento compreso tra 1,0 e 2,0 °C, mentre l’influenza combinata dei fattori naturali — attività solare, vulcanismo e variabilità interna — è risultata molto più contenuta.
Non è dunque corretto presentare, come fa il volume distribuito nelle scuole, il riscaldamento attuale come se fosse semplicemente l’ennesima oscillazione naturale del clima.
Anche il dato sulla CO₂ solleva interrogativi
C’è poi una questione ancora più elementare: quella dei numeri. Il volume riporta, secondo l’Università di Padova, una concentrazione atmosferica di CO₂ di circa 460 ppm. Ma le misurazioni ufficiali raccontano un’altra storia. Il Global Monitoring Laboratory della NOAA indica una media globale mensile di 427,62 ppm nel giugno 2026. I dati giornalieri più recenti disponibili alla data del 21 settembre indicano circa 427,96 ppm. (Vedi gml.noaa.gov)
La differenza non è un dettaglio trascurabile quando si parla di clima. La concentrazione atmosferica dei gas serra è uno degli indicatori fondamentali utilizzati dalla climatologia per ricostruire l’evoluzione del sistema climatico. E soprattutto, la soglia dei 260 ppm indicata nel volume non costituisce una soglia oltre la quale la CO₂ smetterebbe magicamente di esercitare il proprio effetto radiativo. Il funzionamento dell’effetto serra è un fenomeno fisico ben conosciuto e misurato, non un’ipotesi!
L’allarme degli scienziati di Padova
È proprio per questo che il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova ha deciso di intervenire pubblicamente con una lettera. Il direttore Nicola Surian ha ricordato che il ruolo delle emissioni antropiche nel riscaldamento globale è sostenuto da decenni di osservazioni e studi ed è ribadito dai rapporti dell’IPCC. Ma quello che preoccupa di più è il luogo e le modalità in quelle informazioni sono state diffuse. Non in un sito negazionista o in un convegno di terrapiattisti, ma la scuola.
Gli scienziati dell’Ateneo definiscono particolarmente grave il fatto che contenuti in contrasto con le conoscenze scientifiche consolidate siano stati proposti agli studenti come materiale di approfondimento. E ricordano un principio elementare di democrazia e di correttezza: una pubblicazione sostenuta, diffusa e finanziata da istituzioni pubbliche deve garantire attenzione all’accuratezza dei dati e alla solidità delle interpretazioni. Insomma: ascoltare la scienza. Non si possono mettere sullo stesso piano conoscenze consolidate e affermazioni prive di adeguato sostegno scientifico. Siamo tutti d’accordo che il pluralismo è un valore fondamentale della democrazia, ma pluralismo non significa attribuire lo stesso peso a qualunque affermazione o ipotesi.
Il metodo scientifico, alla fin fine, serve esattamente a questo: confrontare le ipotesi con le osservazioni. E non tutte le ipotesi resistono a questo confronto.
Il ruolo della Regione Veneto
La vicenda è ancora più paradossale perché l’iniziativa nasce da un convegno con intenzioni positive. La crisi climatica, la transizione, la resilienza dei territori, il rischio idrogeologico e il piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici sono questioni cruciali per Belluno e per tutto il territorio alpino. Proprio per questo sarebbe stato indispensabile che una pubblicazione destinata agli studenti fosse costruita attorno alle conoscenze scientifiche più solide e condivise, distinguendo chiaramente tra dati, interpretazioni, incertezze e opinioni personali.
E c’è un ulteriore elemento sul quale sarà necessario fare chiarezza: il volume è stato finanziato dalla Regione Veneto e distribuito dal Comune nelle scuole superiori. Il tutto, convegno compreso, è costato 29.500 euro di fondi pubblici.
CGIL Belluno e FLC CGIL Belluno hanno chiesto il ritiro del volume. L’eurodeputata Annalisa Corrado, responsabile ambiente del Pd e altre forze politiche come Europa Verde, hanno chiesto ufficialmente di conoscere nel dettaglio modalità, costi e responsabilità della pubblicazione, oltre al ritiro del volume.
Anche gli studenti hanno reagito. La Rete degli Studenti Medi di Belluno ha contestato la distribuzione del volume, sottolineando che il cosiddetto “pluralismo scientifico” non può significare mettere sullo stesso piano decenni di ricerca e tesi che non dispongono di un analogo sostegno scientifico. Ed è davvero paradossale che, di fronte ad un testo che avrebbe dovuto offrire strumenti di conoscenza, siano stati proprio gli studenti a chiedere maggiore rigore. La scuola, hanno sottolineato, dovrebbe essere il luogo nel quale si impara a distinguere un dato da un’opinione, una teoria scientifica da una supposizione, un’incertezza reale da un argomento utilizzato per mettere in discussione ciò che le evidenze dimostrano.
Su una questione complessa come la crisi climatica ci sono moltissimi aspetti ancora aperti: le conseguenze future, i tempi e l’entità di alcuni fenomeni, le strategie di adattamento e di mitigazione. Su una sola cosa la scienza è compatta: la responsabilità principale delle attività umane nel riscaldamento globale contemporaneo.
E questo non è ambientalismo. È scienza. Proprio quella “cosa” che dovrebbero insegnare a scuola!
L’immagine di copertina è stata realizzata con l’IA