Cambiamenti climatici

Steadfast Noon 2026: i caccia volano, le emissioni non si contano

Caccia F-16 USAF e Eurofighter in formazione durante la cerimonia di certificazione NATO, Mihail Kogalniceanu (Romania), aprile 2022
Caccia F-16 dell’USAF e Eurofighter in formazione durante la cerimonia di certificazione NATO, base aerea di Mihail Kogalniceanu (Romania), aprile 2022. L’immagine non ritrae Steadfast Noon 2026 (foto: Tech. Sgt. Maeson Elleman, U.S. Air Force / pubblico dominio)

Diciassette Paesi alleati, l'Italia come Paese ospitante, cacciabombardieri in volo dal 13 ottobre. Quante tonnellate di CO2 produce Steadfast Noon 2026? Il dato non è pubblico.

L'esercitazione

L'Alleanza Atlantica ha annunciato l'8 ottobre l'avvio di Steadfast Noon 2026 per martedì 13 ottobre, con l'Italia come Paese ospitante e 17 Paesi partecipanti. È l'esercitazione annuale di deterrenza nucleare della NATO: secondo il comunicato non vengono usate armi vere.

PeaceLink, rete pacifista italiana che si occupa di disarmo, aveva anticipato a settembre che l'Italia avrebbe fatto decollare i suoi cacciabombardieri Tornado dalla base di Ghedi, in provincia di Brescia, e che la data era tenuta segreta.

Il dato che manca

Il comunicato NATO non riporta il numero di aerei impiegati, le ore di volo, la durata né il consumo di carburante. L'Alleanza descrive la scala dell'esercitazione come in linea con le edizioni precedenti, senza cifre.

È la norma, non una svista. Le esercitazioni militari non rientrano nei sistemi di rendicontazione climatica internazionale. La Convenzione UNFCCC lascia agli stati la facoltà di includere o escludere le emissioni militari dai propri inventari nazionali, e la maggior parte sceglie di non includerle. Per avere una stima delle emissioni di Steadfast Noon 2026 servirebbero il numero esatto di velivoli per tipo, le ore di volo e i profili di missione: dati classificati, o semplicemente non pubblicati.

Le emissioni che non si contano

Il problema riguarda l'intero settore militare, ben oltre le singole esercitazioni. Secondo il rapporto «Estimating the military's global greenhouse gas emissions» di CEOBS (Conflict and Environment Observatory) e SGR (Scientists for Global Responsibility), pubblicato nel novembre 2022, le forze armate mondiali sono responsabili di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. Se fossero un Paese, avrebbero la quarta impronta climatica del mondo, più grande di quella della Russia.

Per l'Italia, il divario tra dichiarato e reale è documentato nello studio CEOBS/SGR «Under the radar: The carbon footprint of the EU's military sectors». Lo studio stima l'impronta militare italiana del 2019 in 2,13 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Le emissioni militari dichiarate dall'Italia all'UNFCCC, con dati del 2018, erano 0,34 milioni di tonnellate: circa sei volte meno.

La rendicontazione che non c'è

Chi prenota un volo commerciale conosce, quasi in tempo reale, i grammi di CO2 per passeggero. Chi organizza una delle principali esercitazioni di addestramento nucleare d'Europa non ha alcun obbligo analogo.

EcoMagazine ha già ricostruito come le emissioni militari non contabilizzate rappresentino uno dei punti ciechi degli accordi climatici internazionali. Sul legame tra nucleare militare e nucleare civile la testata è tornata più volte. Le emissioni di Steadfast Noon 2026 restano senza un numero.

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.