PFAS e inceneritore di San Lazzaro, al CSO Pedro una pizzata per pagare le analisi
Al CSO Pedro di via Ticino una pizzata di autofinanziamento per pagare le analisi certificate di polveri e terreno. I campionamenti di maggio hanno già rilevato sei sostanze perfluoroalchiliche, più presenti a valle dello scarico dell’inceneritore. Nessuno misura i PFAS ai camini.
Nessuno misura i PFAS ai camini dell’inceneritore di San Lazzaro. A chi lo aveva chiesto, la VIII commissione consiliare aveva risposto che la competenza è della Regione. Allora hanno deciso di fare le analisi da soli.
Domenica 25 ottobre il CSO Pedro di via Ticino 5 ha ospitato una pizzata di autofinanziamento per raccogliere fondi per le analisi certificate di polveri e terreno vicino all’inceneritore HERA di San Lazzaro. Lo striscione in sala diceva: «Inceneritore: metalli pesanti e PFAS – Per la tutela dell’acqua e della salute – Non bruciamoci il futuro».
I campioni del 7 maggio
Il primo intervento è stato dell’attivista che ha curato le analisi. Il 7 maggio il gruppo ha fatto quattro prelievi d’acqua vicino allo scarico dell’inceneritore, in più punti a valle. Lo strumento usato: gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa. Le analisi sono qualitative – confrontano le aree dei picchi, non le concentrazioni assolute – ma le sostanze le hanno trovate:
- PFHxS (acido perfluoroesansolfonico)
- PFOA (acido perfluoroottanoico), classificato cancerogeno dallo IARC nel 2023
- PFOS
- PFBS (perfluorobutansolfonico), rilevato solo a valle dello scarico
- PFHxA (acido perfluoroesanoico)
- un precursore di PFAS usato nelle schiume antincendio
Diverse sostanze risultano più presenti nei prelievi a valle dello scarico.
«Noi vorremmo fare delle analisi in un laboratorio certificato, in modo tale da avere delle analisi che possiamo rendere pubbliche, con delle quantità, quindi con una quantificazione […]»
attivista che ha curato le analisi, CSO Pedro, 25 ottobre 2026
La falda e la risposta del Comune
Una rappresentante di ISDE Padova (Medici per l’ambiente) ha illustrato i dati ottenuti tramite un accesso agli atti: le analisi della falda nel sottosuolo dell’area intorno all’inceneritore. Per quattro composti perfluoroalchilici, il limite normativo nella falda è 4; i valori trovati erano compresi tra 150 e 170 (l’unità di misura non è specificata nella documentazione esaminata).
Una precisazione tecnica emersa durante la serata: lo scarico dell’inceneritore non è uno scarico di processo. L’impianto preleva acqua dal Piovego per raffreddare gli impianti e poi la scarica.
Il gruppo aveva chiesto un incontro alla VIII commissione consiliare del Comune di Padova, la commissione ambiente – solleciti già documentati nell’annuncio della serata. Risposta: la competenza è della Regione. Da qui la decisione di procedere con analisi indipendenti, insieme ad altri comitati veneti e italiani. L’assemblea del 10 ottobre aveva già tracciato questa direzione, con i dati su ozono e PFAS in falda portati da ISDE.
EcoMagazine ha già scritto dello studio di ISDE Padova sui metalli pesanti nelle unghie di 200 bambini in 13 quartieri della città. ISDE è tra i firmatari del dossier sui rifiuti bruciati nei cementifici portato in Parlamento.
Non bruciamoci il futuro
Il comitato contro la quarta linea cambia nome e diventa «Non bruciamoci il futuro», come si sono chiamati i comitati di Fusina e di altri territori veneti che si sono messi insieme. Un attivista del gruppo ambiente del Pedro ha ricordato la vittoria di Fusina, dopo anni di mobilitazione contro l’inceneritore: nel 2025 è stato bloccato il progetto di essiccatore-inceneritore di fanghi a Porto Marghera di ENI Rewind, tra il ricorso al TAR Veneto e i pareri tecnici sulla pericolosità di bruciare i PFAS.
Il comitato fa parte della Rete Zero PFAS Italia, che il 19 settembre 2026 ha tenuto il suo primo convegno nazionale ad Arzignano. Secondo il volantino della Rete Zero PFAS Italia distribuito in sala, nel 2025 nei tre inceneritori veneti – Padova (HERA, 245.000 tonnellate/anno di capacità), Fusina (VERITAS, 130.000 tonnellate/anno) e Schio (Alto Vicentino Ambiente, 84.000 tonnellate/anno) – sono state bruciate circa 270.000 tonnellate di rifiuti urbani, speciali e fanghi.
La Rete chiede una legge nazionale di divieto di produzione e uso dei PFAS, la bonifica di acque e terreni contaminati e la massima trasparenza istituzionale. In sede europea è in discussione una norma di restrizione, ma con esenzioni per i settori che usano le sostanze, tra cui, secondo quanto detto in sala, armi e microchip.
Un’altra voce ha ricordato che con la quarta linea già autorizzata l’inceneritore di San Lazzaro brucerà più rifiuti, con un aumento delle emissioni di CO2. Sul percorso della quarta linea verso l’approvazione EcoMagazine aveva scritto già nell’agosto 2021. Si doveva invece ridurre la quantità di rifiuti e aumentare la raccolta differenziata. I PFAS ai camini non li misura nessuno: Greenpeace ha pubblicato il report sulle emissioni di PFAS nell’aria in Italia.