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«Avete rotto l’atomo», il libro che si rifiuta di scegliere per voi

De Piccoli e Montagnani mettono 384 pagine fra il sì e il no sul nucleare. Non è indecisione: è il tentativo di restituire al lettore gli strumenti per giudicare da solo, in un dibattito che vive di slogan.

Ci vuole una certa faccia tosta a intitolare un saggio «Il libro che NON ti farà cambiare idea sul nucleare». È una promessa al contrario: nessuna conversione, nessuna tesi da portare a casa. Matteo De Piccoli e Giovanni Ludovico Montagnani hanno scritto 384 pagine per People sapendo che chi le apre ha già deciso, e scommettendo che la decisione sia stata presa male.

Copertina del libro «Avete rotto l'atomo» di Matteo De Piccoli e Giovanni Ludovico Montagnani, editore People
La copertina di «Avete rotto l’atomo» (People, collana Idee, 384 pagine, 18 euro).

La domanda sbagliata

Il libro parte da una diagnosi: sul nucleare in Italia non si discute, ci si schiera. Trent’anni di rimozione dopo il referendum hanno lasciato un vuoto in cui la tecnologia è diventata una bandiera, buona per prendere voti o per farne perdere ad altri. Da lì la scelta di struttura: prima la storia incompiuta del nucleare italiano, poi la tecnica e i conti, e solo alla fine una proposta.

puntando a produrre una base condivisa e a fare chiarezza su una discussione che si basa spesso su preconcetti, assunti dubbi e pregiudizi

People, presentazione del volume

Gli autori hanno i titoli per provarci: De Piccoli è ingegnere nucleare formatosi al Politecnico di Torino, Montagnani ha un dottorato in elettronica nucleare al Politecnico di Milano ed è fondatore del progetto di divulgazione climatica «Ci sarà un bel clima».

Dove il libro si sbilancia

Chi si aspetta un saggio equidistante resta spiazzato, perché le posizioni ci sono, solo che non stanno dove il dibattito le cerca. Il libro raffredda le due promesse su cui poggia oggi il rilancio dell’atomo:

  • La fusione: cinquant’anni che arriverà «fra venticinque». Fuori dall’orizzonte della transizione.
  • La quarta generazione, i reattori veloci capaci di bruciare le scorie a vita più lunga: fascinazione comprensibile, maturità industriale assente.
  • I piccoli reattori modulari: non sono una tecnologia nuova, sono centrali di terza generazione rimpicciolite, e perdono per strada l’economia di scala che rendeva sostenibili quelle grandi.
  • I rifiuti radioattivi: gli autori propongono perfino di smettere di chiamarli scorie, perché la parola condanna in partenza materiali che in parte si possono riusare.

È qui che il volume smette di essere neutrale: se le tecnologie su cui si fonda il programma nucleare italiano non sono disponibili sul mercato, il programma non è una scelta energetica ma un rinvio.

Un manifesto, non una conclusione

La parte finale non tira le somme, propone: un manifesto in nove punti che riporta la discussione sul terreno dei costi e delle condizioni concrete, invece che su quello dell’identità. Apre il volume la prefazione di Ferdinando Cotugno, che ne riassume l’ambizione politica: in democrazia il diritto alla complessità va difeso come si difende un diritto, perché quando si semplifica per forza decide qualcun altro.

Due libri sullo stesso scaffale

EcoMagazine ha recensito il 18 marzo «L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili» di Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio, che la partita la chiude: le rinnovabili hanno già vinto sui costi. «Avete rotto l’atomo» non la chiude, e questo lo rende un libro scomodo per entrambi i fronti. La sua utilità sta lì: chi vuole argomentare contro il nucleare italiano con qualcosa di più solido di uno slogan qui trova i numeri per farlo, scritti da due che il nucleare lo conoscono da dentro. Sulla stessa distanza fra promessa e cantiere si muoveva il pezzo del 26 marzo sui piccoli reattori modulari.

Si acquista sul sito dell’editore.

Fabio Temporiti

Consulente informatico di professione, aspirante pubblicista ambientale per vocazione. Scrive per EcoMagazine di conflitti ambientali, energia, acqua, aria e territorio nel Veneto, cercando di raccontare quello che chi dipende dalla pubblicità non può raccontare. Affascinato dal lupo e sensibile alle lontre.