Il MOSE sta assassinando la laguna (e non serve a tenere lontana l’acqua alta)

“Non si può attivare il Mose ogni giorno. Occorre invece attuare subito gli interventi alternativi, peraltro noti, per ridurre la quota delle acque medie alte. Se lo avessero fatto, il numero delle chiusure negli ultimi tre anni si sarebbe ridotto del 90 per cento”. Così ha commentato in una intervista alla Nuova Venezia, Armando Danella, storico ambientalista veneziano già dirigente della Segreteria tecnica della Legge Speciale per Venezia. Eppure è proprio quanto sta succedendo. Dal 27 gennaio a oggi, abbiamo contate 22 chiusure. Più di una al giorno. Mai si era verificato una tale alzata di paratoie da quando il sistema Mose è stato inaugurato nel luglio del 2020. Operazioni chieste dai commercianti e dagli operatori del turismo per salvare il carnevale ma che si sono rivelate assolutamente inutili a difendere piazza San Marco, cuore dei festeggiamenti ma anche uno dei punti più bassi di venezia, dall’invasione della marea. “Il Mose, com’è ormai evidente, non potrà da solo salvare Venezia e la laguna” ha concluso. Il problema, secondo Danella, è strutturale: le Leggi Speciali del 1973 e del 1984 non si limitavano a prevedere barriere mobili, ma indicavano la necessità di eliminare le cause del degrado lagunare riducendo gli attuali scambi tra mare e laguna. Rialzando cioè i fondali delle bocche di porto e installando sbarramenti mobili per ridurre la portata delle acque e la loro velocità. 

Il sistema di paratoie mobili, tanto avversato dagli ambientalisti, è stato pensato per le acqua alte eccezionali, cioè superiori ai 130 metri. Questo però non basta ad impedire che piazza San Marco si allaghi. Inoltre, con i cambiamenti climatici, quelle che erano acque alte e eccezionali oggi sono diventate la normalità. Cambiamenti climatici che di cui già durante la progettazione della grande opera si sarebbe dovuto tener conto, invece di nascondersi nel negazionismo per far procedere i lavori. 

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: piazza San Marco allagata tutti i giorni, attività portuali bloccate, paratoie sempre su con costi stratosferici di gestione ordinaria e di manutenzione. “Ogni alzata di paratoia costa attorno ai 270 mila euro. La manutenzione minima dell’impianto viene circa 100 milioni di euro all’anno. Mantenere efficiente ogni singola parlatoria sommersa costa quasi 3 milioni” leggiamo su un articolo sul Manifesto, che commenta; “Tutti soldi che potrebbero essere investiti meglio”. 

Senza considerare le conseguenze sull’ecosistema lagunare che si trova all’improvviso a passare da un ambiente lagunare ad uno stagno. Conseguenze ancora tutte da studiare.

“L’opere era sbagliata nelle sue finalità” taglia corto Andreina Zitelli, una delle firmatarie della Via, la valutazione di impatto ambientale, che aveva bocciato l’opera. Bocciatura inutile perché poi il Governo ha voluto realizzarla lo stesso, senza considerare il parere dei tecnici. Proprio come fanno ora con i cambiamenti climatici! 

Dichiara la Zitelli a Il Manifesto: “Il Mose non era adatto a salvaguardare la città dalla acqua alte normali essendo progettata solo per quelle eccezionali. Ora che l’eccezione è la regola non basta più. Bisogna mettere in atto soluzioni strategiche di ampio respiro come sollevare Venezia. Le tecnica c’è. Una società svizzera ha innalzato in via sperimentale l’isola lagunare di Poveglia. Bisogna cominciare a pensare a fare lo stesso per tutte le isole di Venezia. Costerà? Di sicuro meno che mantenere il Mose! E poi bisognerà innalzare la soglia della bocca di porto del Lido a 6 metri per tenere lontano il mare, invece di scavarla per far spazio alle paratoie”. E il Mose allora? “Quello tra una ventina di anni cominceranno a smantellarlo”. 

Agli ambientalisti che sin dall’inizio hanno criticato  contestato la grande opera costosa, inutile anzi dannosa, rimane l’amara soddisfazione di dire ancora una volta: “Avevamo ragione noi!”

 

Immagine di copertina generata con l’AI