Il 75% delle colture alimentari dipende dagli impollinatori, per un valore fino a 577 miliardi di dollari. In Italia 51 sospetti avvelenamenti di apiari nel solo 2023, il Veneto è la regione con più casi. L’Europa propone approvazioni illimitate per 49 pesticidi. A Due Carrare, un apicoltore ha perso 8 arnie per un trattamento alla colza durante la fioritura

Un’ape (Apis mellifera) raccoglie polline su un fiore di colza (Brassica napus). L’impollinazione garantisce il 75% delle colture alimentari mondiali (foto: Ivar Leidus, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0).
A Due Carrare, nella bassa padovana, un apicoltore racconta di aver perso 8 casette di api. Aveva la postazione vicino a dieci campi di colza. Praticava apicoltura naturale, senza pesticidi, senza diserbanti, senza prodotti chimici. Un giorno, durante la fioritura, qualcuno e andato a trattare i fiori con un fitofarmaco. Le api sono uscite a bottinare. Sono morte tutte (EcoMagazine). A 9.000 chilometri da quel campo, i ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health hanno calcolato il prezzo globale di quella perdita: 427.000 morti in eccesso all’anno, causate dalla riduzione di frutta, verdura e frutta secca che gli impollinatori non riescono piu a garantire (studio EHP). Otto arnie a Due Carrare. Quattrocentoventisettemila morti nel mondo. La distanza tra il campo di colza e lo studio di Harvard e piu breve di quanto sembri.
Il prezzo dell’impollinazione perduta
Lo studio di Harvard, pubblicato su Environmental Health Perspectives il 14 dicembre 2022, ha incrociato i dati empirici di centinaia di aziende agricole sperimentali in Asia, Africa, Europa e America Latina. Il risultato: il 3-5% della produzione globale di frutta, verdura e frutta secca viene perso ogni anno a causa dell’impollinazione insufficiente. La conseguenza non e solo economica. La riduzione di questi alimenti – ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti – si traduce in un aumento di malattie cardiache, ictus, diabete e alcuni tumori. L’impatto e paragonabile ad altri fattori di rischio globali come il cancro alla prostata o i disturbi da abuso di sostanze.
I numeri dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), pubblicati nel rapporto del 2016 compilato da 77 esperti sulla base di circa 3.000 pubblicazioni scientifiche, fissano la cornice: il 75% delle colture alimentari mondiali dipende almeno in parte dall’impollinazione animale. Su 107 colture principali, 91 (frutta, semi, frutta secca) dipendono a vari gradi dagli impollinatori. Il valore annuale globale di queste colture e stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari (IPBES).
L’impollinazione insufficiente riduce la disponibilita di alimenti sani e aumenta le malattie croniche, con un impatto stimato di 427.000 morti in eccesso all’anno
Harvard T.H. Chan School of Public Health, studio pubblicato su Environmental Health Perspectives, 14 dicembre 2022 (link)
Per la sola Italia, ISPRA stima il valore economico dell’impollinazione in 2,5 miliardi di euro all’anno. In Europa il dato sale a 22 miliardi (ISPRA). Un editoriale del Lancet Planetary Health dell’ottobre 2022 ha calcolato che in tre paesi campione (Honduras, Nepal, Nigeria) il valore della produzione agricola risulta inferiore del 12-31% rispetto a uno scenario con impollinatori abbondanti (Lancet).
- 75% delle colture alimentari dipende dall’impollinazione animale (IPBES 2016)
- 235-577 miliardi di dollari: valore annuale globale delle colture impollinatori-dipendenti (IPBES)
- 427.000 morti in eccesso all’anno per riduzione di alimenti sani (Harvard/EHP 2022)
- 2,5 miliardi di euro: valore dell’impollinazione in Italia (ISPRA)
- 3-5% della produzione globale di frutta, verdura e frutta secca perso ogni anno (Harvard)
Un declino che si misura

Un apiario con arnie in legno. In Italia si contano oltre 1,7 milioni di alveari e 77.449 apicoltori registrati (foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0).
In Italia sono censite circa 1.100 specie di Apoidei. Di queste, secondo la Lista Rossa del Comitato IUCN Italia, 21 sono a rischio di estinzione: 5 potenzialmente gia estinte, 2 in pericolo critico, 10 in pericolo, 4 vulnerabili. Altre 13 specie sono prossime allo stato di minaccia (IUCN Italia). L’aggiornamento IUCN 2025 indica un calo del 56% delle popolazioni di api selvatiche in dieci anni. A livello globale, l’IPBES stima che quasi il 35% degli impollinatori invertebrati rischia l’estinzione.
I dati dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZS Venezie), che coordina il monitoraggio COLOSS Italia, documentano che nell’inverno 2023/2024 il 18,1% delle colonie invernate non e sopravvissuto (564 apicoltori partecipanti, 13 regioni, 47 province). Il 63,4% degli apicoltori ha subito perdite. Il numero di colonie in primavera 2024 risulta inferiore del 43% rispetto alla primavera 2023 (IZS Venezie).
Sul fronte degli avvelenamenti, l’indicatore ISPRA “Moria delle Api” (coordinato dall’IZS Venezie, con sede a Legnaro, in provincia di Padova) registra nel 2023 cinquantuno sospetti avvelenamenti di apiari, in 39 dei quali e stata rilevata la presenza di principi attivi fitosanitari – piu del doppio dell’anno precedente. I piretroidi risultano i principi attivi piu rinvenuti nei campioni, altamente tossici per le api anche in concentrazioni molto basse. I mesi critici sono aprile e maggio, durante le fioriture primaverili: i divieti di trattamento in fioritura (previsti dall’art. 4 della legge 313/2004) vengono sistematicamente disattesi (ISPRA). Nel 2019, il Veneto era la regione con il maggior numero di casi: 19, davanti a Trentino-Alto Adige (14) e Friuli-Venezia Giulia (11). Il Veneto e anche la regione italiana con il consumo piu alto di pesticidi per ettaro: 12 kg/ha, contro una media nazionale di 5 kg/ha (EcoMagazine).
I neonicotinoidi: il bando che non basta
I neonicotinoidi sono insetticidi sistemici che agiscono bloccando la trasmissione nervosa nicotinica negli insetti. Si diffondono attraverso l’intera pianta – dai semi alle foglie, dal nettare al polline – e raggiungono le api per tre vie: i residui nel nettare e nel polline, la polvere sollevata durante la semina, il liquido di guttazione sulle foglie. Le api esposte risultano meno reattive agli stimoli olfattivi e sviluppano deficit cognitivi che compromettono la capacita di orientamento e di ritorno all’alveare.
Nel febbraio 2018, l’EFSA (European Food Safety Authority) ha confermato i rischi elevati dei neonicotinoidi per le api dopo aver revisionato oltre 700 studi. In maggio, la Commissione europea ha vietato l’uso all’aperto di tre principi attivi: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam (Commissione UE). Il bando, pero, non copre tutti i neonicotinoidi: restano autorizzati acetamiprid, sulfoxaflor e flupyradifurone. E i tre principi vietati rimangono consentiti nelle colture in serra.
Il 19 gennaio 2023 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Causa C-162/21) ha stabilito che gli Stati membri non possono concedere deroghe che consentano l’uso temporaneo di sementi trattate con neonicotinoidi espressamente vietati. La sentenza rispondeva al ricorso di PAN Europe, Nature & Progres Belgium e un apicoltore belga. Eppure, tra il 2019 e il 2022 gli Stati membri avevano gia concesso 249 autorizzazioni speciali, di cui il 47,5% per neonicotinoidi (dati PAN Europe).
Il paradosso europeo: dal dimezzamento alla deregolamentazione

Un trattore durante un trattamento fitosanitario su un campo agricolo. In Veneto si impiegano 12 kg di pesticidi per ettaro, il doppio della media nazionale (foto: Brian Robert Marshall, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0).
Il percorso delle istituzioni europee sui pesticidi, negli ultimi tre anni, si legge a ritroso. Nel giugno 2022 la Commissione europea ha presentato il regolamento SUR (Sustainable Use Regulation): l’obiettivo era dimezzare l’uso di pesticidi chimici entro il 2030 e vietarli completamente nelle aree sensibili. Il 6 febbraio 2024, Ursula von der Leyen ha ritirato la proposta dopo la bocciatura del Parlamento europeo, definendola un regolamento che «era diventato un simbolo di polarizzazione». La prima sconfitta del Green Deal europeo.
Il 24 gennaio 2023, la stessa Commissione aveva adottato il “New Deal for Pollinators”, la revisione dell’Iniziativa UE sugli Impollinatori, con l’obiettivo di invertire il declino degli impollinatori selvatici entro il 2030. Un’ape, una farfalla e un sirfide su tre, avvertiva la Commissione, stanno scomparendo nell’UE (Commissione UE).
Il 16 dicembre 2025, la direzione di marcia si e invertita. La Commissione ha presentato la proposta Omnibus sulla semplificazione della legislazione alimentare, che prevede:
- Approvazioni a tempo indeterminato per le sostanze attive dei pesticidi, eliminando le revisioni periodiche
- Raddoppio dei periodi di tolleranza per pesticidi vietati (fino a 3 anni dopo la messa al bando)
- Limitazione della capacita degli Stati membri di usare studi scientifici indipendenti non ancora integrati nei pareri EFSA
Secondo le stime di PAN Europe e Generations Futures, almeno 49 sostanze attive (tra cui acetamiprid e glifosato) riceverebbero approvazione illimitata nel tempo.
A febbraio 2026, undici associazioni italiane – ACU, AIDA, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE Italia, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio e WWF Italia – hanno scritto ai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per chiedere di bloccare la proposta.
Un cavallo di Troia dell’industria chimica che, mascherandosi come misura a favore degli agricoltori, tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono piu ambiente e piu salute
ACU, AIDA, Greenpeace, ISDE Italia, Lipu, WWF Italia e altre 5 associazioni, lettera ai ministri italiani, febbraio 2026 (link)
L’Italia ferma al palo
Il Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), principale strumento italiano per la gestione dei pesticidi, e scaduto nel febbraio 2019. A marzo 2026, a sette anni dalla scadenza, l’iter di aggiornamento e ancora in stallo (MASE). Il ritardo pesa sul raggiungimento dell’obiettivo UE di riduzione del 62% dei pesticidi entro il 2030, in contraddizione con le strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversita 2030”.
Nell’aprile 2025 il governo italiano ha concesso un’ulteriore deroga: il decreto del 1 aprile 2025 (Gazzetta Ufficiale) ha autorizzato l’uso per 120 giorni del pesticida “Closer” (a base di sulfoxaflor) nei vigneti, per il controllo di Scaphoideus titanus e Planococcus ficus. Il sulfoxaflor e un neonicotinoide il cui uso in pieno campo e vietato dal Regolamento UE 2022/686 perche letale per api e altri insetti impollinatori. Il WWF ha denunciato l’esistenza di alternative meno tossiche gia disponibili sul mercato (WWF).
L’Italia e anche il sesto esportatore europeo di pesticidi vietati: nel 2024, sei aziende italiane hanno notificato l’esportazione di quasi 7.000 tonnellate di 11 sostanze il cui uso e proibito nell’Unione Europea.
Chi si muove
Il 24-25 marzo 2026, in occasione della ventesima edizione della Settimana per le Alternative ai Pesticidi (20-30 marzo), oltre 40 organizzazioni europee hanno lanciato la campagna “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori”: una raccolta firme nei 27 Stati membri contro la proposta Omnibus della Commissione. Tra i promotori italiani: ISDE Italia – Medici per l’Ambiente, WWF, Greenpeace, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, le federazioni dei produttori biologici (Save Bees and Farmers).
Servono norme piu rigorose, non una deregolamentazione
Legambiente, comunicato marzo 2026 (link)
L’Italia, dal canto suo, non e solo il paese del PAN scaduto e delle deroghe. E anche il paese di oltre 1,7 milioni di alveari e 77.449 apicoltori registrati (dati Osservatorio Nazionale Miele 2025). La rete di sorveglianza ISPRA-IZS Venezie, con sede a Legnaro (a 15 chilometri da Due Carrare), e tra le piu strutturate d’Europa per il monitoraggio delle morie. E la legge 313/2004 (testo) stabilisce con chiarezza il divieto di trattamenti antiparassitari tossici per le api durante il periodo di fioritura. Il problema non e l’assenza di strumenti. E il fatto che non vengono applicati.
Dalla colza di Due Carrare al piatto di tutti
A Due Carrare, il 27 marzo 2026, nella stessa serata in cui il medico ISDE Giovanni Beghini ha presentato i dati sui pesticidi nelle acque e nei giardini del Veneto, quell’apicoltore ha preso il microfono e ha raccontato le sue 8 arnie morte. Faceva apicoltura naturale. Regalava la sua produzione. Le api sono andate a bottinare sulla colza trattata durante la fioritura e non sono tornate. La legge 313/2004 vieta quei trattamenti. Nessuno li ha fermati.
In Italia, nel 2023, e successo almeno 51 volte. In Veneto, la regione che usa piu pesticidi d’Italia, succede piu che altrove. E ogni volta che un alveare muore, quel 75% di colture che dipende dall’impollinazione si assottiglia di un margine impercettibile. Impercettibile, ma non irrilevante: 427.000 volte all’anno, quel margine si traduce in una vita che finisce prima.
La campagna “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori” raccoglie firme fino a giugno. La proposta Omnibus e in discussione a Bruxelles. Il PAN italiano resta scaduto dal 2019. Le api continuano a uscire dall’alveare. Sta a chi tratta i campi, a chi scrive le leggi e a chi firma le deroghe decidere se torneranno.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali