Il ricercatore forestale dell’Università di Milano, scelto da Nature tra gli 11 scienziati emergenti al mondo, racconta come le foreste rispondono a incendi, eruzioni e cambiamento climatico. Un libro che è anche un avvertimento: la resilienza ha un limite, e lo stiamo superando.

“La resilienza del bosco. Storie di foreste che cambiano il pianeta”, Giorgio Vacchiano, Mondadori, collana Oscar Sapiens, 2024.
Quando un incendio attraversa una foresta, la prima reazione è pensare alla distruzione. Ma Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano, invita a guardare meglio. Sotto le ceneri, qualcosa si muove. Semi che germinano solo dopo il passaggio del fuoco. Specie pioniere che colonizzano il terreno nudo. Funghi micorrizici che riconnettono le radici sopravvissute. La foresta non muore: si trasforma.
“La resilienza del bosco. Storie di foreste che cambiano il pianeta” (Mondadori, Oscar Sapiens, 2024, 224 pagine, 14 euro, ISBN 978-88-04-78733-4) è il libro che racconta questa capacità di adattamento. Non un manuale tecnico, non un saggio accademico: un viaggio tra le foreste del pianeta guidato da uno scienziato che sa parlare a tutti.
Lo scienziato che ascolta gli alberi
Vacchiano, nato a Torino nel 1980, laureato in scienze forestali e ambientali all’Università di Torino, dottorato in scienze agrarie, forestali e agroambientali, è oggi professore associato alla Statale di Milano. Studia modelli matematici per prevedere la crescita delle foreste, la probabilità di propagazione degli incendi, la capacità di protezione idrogeologica dei boschi. Nel 2018 la rivista Nature lo ha inserito tra gli 11 scienziati emergenti al mondo “che stanno lasciando il segno nella scienza”.
Ma Vacchiano non è solo un ricercatore: è un divulgatore. Le sue conferenze, i TED Talk, gli interventi pubblici condividono la stessa urgenza del libro: far capire che le foreste non sono un fondale verde per le fotografie, ma sistemi complessi da cui dipende la nostra sopravvivenza. Gli alberi e il loro legno assorbono un terzo delle emissioni globali di CO2 (Global Carbon Budget). Proteggerli non è romanticismo: è strategia climatica.
Storie di foreste che rinascono
Il libro attraversa ecosistemi lontanissimi con un filo conduttore: il concetto ecologico di disturbo. In ecologia, un disturbo (incendio, alluvione, eruzione, tempesta) non è necessariamente una catastrofe. È un evento che rompe l’equilibrio esistente e apre spazio a nuove dinamiche.
Vacchiano porta il lettore ai piedi del Monte Sant’Elena, nello Stato di Washington, dove l’eruzione del 1980 rase al suolo 600 chilometri quadrati di foresta. Eppure, a distanza di decenni, quel paesaggio lunare è tornato a essere un bosco. Non lo stesso bosco di prima, ma un ecosistema nuovo, diverso, vitale. Poi ci accompagna nel Golfo del Messico, dove i cipressi calvi sviluppano radici a forma di boccaglio (pneumatofori) per sopravvivere agli uragani tropicali. E nelle foreste alpine italiane, dove gli abeti colpiti dal bostrico (un piccolo coleottero la cui diffusione è favorita dal riscaldamento) lasciano spazio a specie più resistenti al caldo.
Il messaggio è chiaro: le foreste possiedono una resilienza straordinaria, affinata in milioni di anni di evoluzione. Ma quella resilienza ha un limite. E il cambiamento climatico, con la sua velocità senza precedenti nella storia geologica, rischia di superarlo.
Il fuoco che rigenera (e quello che distrugge)
Uno dei capitoli più efficaci riguarda il rapporto tra foreste e fuoco. Vacchiano smonta un pregiudizio radicato: il fuoco non è il nemico del bosco. In molti ecosistemi mediterranei e boreali, il fuoco è parte integrante del ciclo naturale. Alcune specie, come il pino marittimo, hanno sviluppato coni serotini che si aprono solo con il calore delle fiamme, rilasciando i semi esattamente quando il terreno è sgombro e fertile.
Il problema non è il fuoco in sé. Il problema è che decenni di soppressione sistematica degli incendi hanno accumulato combustibile vegetale nei sottoboschi, trasformando quelli che sarebbero stati incendi di superficie (gestibili, rigeneranti) in incendi di chioma (devastanti, letali per l’ecosistema). A questo si aggiunge il cambiamento climatico, che allunga le stagioni secche e moltiplica le condizioni favorevoli ai megaincendi.
La soluzione che Vacchiano propone non è spegnere meglio, ma gestire diversamente: il fuoco prescritto (incendi controllati e pianificati) è una delle tecniche di prevenzione più efficaci, usata da millenni dalle popolazioni indigene e riscoperta dalla selvicoltura moderna.
Proteggere costa meno che piantare
C’è un dato nel libro che vale da solo la lettura. Su scala globale, tra le strategie che usano alberi e foreste per contrastare la crisi climatica, piantare nuovi alberi è la più costosa in assoluto. La meno costosa è arrestare la deforestazione tropicale. Vacchiano lo dice senza giri di parole: costa molto meno fermare la distruzione che riforestare da zero.
Questa riflessione ha un collegamento diretto con il lavoro di EcoMagazine. Nell’articolo “Alberi e CO2: piantare è giusto, ma proteggere i vecchi giganti è la vera sfida” abbiamo raccontato come gli alberi vecchi accumulino più anidride carbonica di quelli giovani e come le foreste mature siano ecosistemi più stabili. Il libro di Vacchiano fornisce la cornice scientifica a quel racconto: la resilienza di una foresta non si costruisce in un vivaio, si eredita da secoli di evoluzione. Una foresta piantata di recente non ha la complessità, la rete di relazioni micorriziche, la biodiversità di una foresta cresciuta in centinaia di anni.
Non si tratta di smettere di piantare. Si tratta di capire che piantare non basta, e che ogni ettaro di foresta matura che viene abbattuto è un patrimonio di resilienza che non si ricrea in una generazione umana.
Perché leggerlo
“La resilienza del bosco” non è un libro ottimista né pessimista. È un libro onesto. Vacchiano non nasconde i dati allarmanti (la frequenza degli incendi in aumento, la diffusione del bostrico, l’effetto delle ondate di calore sulle foreste temperate), ma non rinuncia a mostrare la capacità della natura di riorganizzarsi quando le si lascia spazio.
Il suo merito principale è rendere accessibile una scienza complessa senza banalizzarla. Le storie del Monte Sant’Elena, dei cipressi del Golfo del Messico, delle foreste alpine colpite dalla tempesta Vaia (ottobre 2018, 42 milioni di alberi abbattuti nel Nordest italiano) non sono aneddoti: sono prove che la resilienza esiste, ma non è infinita.
Per chi vive nel Nordest, per chi ha visto le montagne spogliate dopo Vaia, per chi si chiede cosa resti di quei versanti, questo libro offre una risposta che è anche un impegno: le foreste sanno riprendersi, se glielo permettiamo. Il nostro compito non è ripiantare il mondo, ma smettere di distruggere quello che c’è.
Scheda libro
· Titolo: La resilienza del bosco. Storie di foreste che cambiano il pianeta
· Autore: Giorgio Vacchiano
· Editore: Mondadori, collana Oscar Sapiens
· Pagine: 224
· Prezzo: 14,00 euro
· Anno: 2024 (prima edizione 2019, collana Strade blu)
· ISBN: 978-88-04-78733-4
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