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Pannelli solari fotovoltaici installati sul tetto di una casa residenziale
Impianto fotovoltaico su tetto residenziale. Le comunità energetiche rinnovabili permettono di condividere l'energia prodotta tra i membri (foto: Juergen Striewski, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons)

Guizzo di Energia: a Padova sud è nata la prima comunità energetica rinnovabile e solidale

Trentatré famiglie, un direttivo di cinque persone e un principio: un terzo dei ricavi va al territorio. Viaggio nella CER che parte dalla Guizza e vuole cambiare il modo di consumare energia

Pannelli solari fotovoltaici installati sul tetto di una casa residenziale

Impianto fotovoltaico su tetto residenziale. Le comunità energetiche rinnovabili permettono di condividere l’energia prodotta tra i membri (foto: Juergen Striewski, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons)

Trentatré famiglie della Guizza, quartiere di Padova sud, hanno deciso di prodursi l’energia da sole. Si sono messe insieme, hanno raccolto 100 euro a testa, hanno eletto un direttivo di cinque persone. Hanno chiamato il progetto Guizzo di Energia. È la prima comunità energetica rinnovabile e solidale della città.

La CER che nasce dal quartiere

L’idea ha preso forma tra la Guizza, Salboro, Crocefisso, Voltabarozzo, Mandria, Mandriola, Paltana, e si estende fino a parti di Sacra Famiglia, Madonna Pellegrina e all’intero comune di Albignasego – tutti collegati alla stessa cabina primaria, il perimetro tecnico entro cui una CER può operare. Il nucleo iniziale è composto da 33 famiglie e un direttivo di cinque persone. Ma le adesioni continuano ad arrivare: altre famiglie, piccole imprese, associazioni del terzo settore. L’obiettivo è coinvolgere anche scuole, parrocchie e l’Università.

Il costo di adesione è di 100 euro. Un ingegnere consulente predispone il progetto di fattibilità per chi vuole installare i pannelli. Per chi non può o non vuole produrre, c’è il ruolo di consumatore: altrettanto fondamentale, perché l’equilibrio tra produzione e consumo è ciò che fa funzionare la comunità.

Come funziona: tre terzi

Il meccanismo è semplice e trasparente. Per ogni megawatt prodotto dai pannelli dei soci e consumato all’interno del perimetro della cabina primaria, lo Stato riconosce alla CER circa 110 euro di incentivo. Questa somma viene divisa in tre parti uguali:

  • Un terzo va ai produttori, come riconoscimento dell’energia immessa in rete
  • Un terzo va ai consumatori, che contribuiscono all’autoconsumo collettivo
  • Un terzo viene investito in finalità sociali legate al territorio

È quest’ultimo terzo che cambia tutto. Non è un accordo per risparmiare sulla bolletta. I soldi che restano vanno alle scuole del quartiere, alla formazione, al terzo settore. Il comitato lo ha deciso subito, prima ancora di installare il primo pannello.

Una storia dai tetti della Guizza

Dario De Re è uno dei soci che ha già fatto il passo. Ha installato un impianto fotovoltaico da 4 kilowatt sul tetto di casa e ha riorganizzato le abitudini familiari: lavatrice e lavastoviglie partono tra le 10 e le 14, quando la produzione solare è al massimo. I suoi calcoli dicono 350-370 euro di risparmio all’anno, con l’impianto che si ripaga in cinque anni. Ma oltre al ritorno economico personale, l’energia che produce e non consuma non va sprecata: entra nella CER e diventa risorsa per i vicini.

«Non si chiede di consumare di meno ma di consumare meglio. Già solo osservando i propri consumi si possono fare delle considerazioni importanti. Mettendo tutto a fattor comune si avrà una comunità solare in tutti i sensi»

Dario De Re, socio produttore di Guizzo di Energia

Perché l’Italia è in ritardo

Le comunità energetiche rinnovabili esistono nel diritto italiano dal 2020, ma il decreto attuativo è arrivato solo nel gennaio 2024. Un ritardo che ha frenato migliaia di progetti in tutto il Paese. Nel frattempo, in Germania le Energiegenossenschaften sono oltre 800, in Danimarca le cooperative eoliche producono il 40% dell’energia del Paese. L’Italia, che pure ha il sole come risorsa primaria, arranca: secondo i dati GSE, a fine 2025 le CER operative erano ancora poche centinaia su un potenziale stimato di decine di migliaia.

Una novità arriva il 31 marzo 2026: il GSE pubblica le regole operative aggiornate per i contributi PNRR alle comunità energetiche (Facility CACER). La dotazione è di 795,5 milioni di euro, con contributi fino al 40 per cento dei costi ammissibili per impianti in comuni sotto i 50.000 abitanti. La scadenza per la stipula degli accordi di concessione è fissata al 30 giugno 2026, con 24 mesi di tempo per completare i lavori. Per Guizzo di Energia e per le CER che nasceranno nel perimetro di Padova sud, è una finestra concreta.

Il modello cooperativo di ènostra – la prima cooperativa energetica italiana, con oltre 17.000 soci e 26.492 tonnellate di CO₂ evitate all’anno – dimostra che un altro approccio è possibile. Ma servono infrastrutture normative stabili e una burocrazia che non scoraggi chi ci prova dal basso, come le famiglie della Guizza.

Non solo energia

Guizzo di Energia non è solo pannelli e bollette. È gente che si conosce, che si parla, che decide insieme cosa fare con i soldi della comunità. L’idea di coinvolgere scuole, parrocchie e associazioni nasce da lì: dall’aver scoperto che condividere l’energia è anche un modo per condividere il quartiere.

«Produciamo energia, cambiamo la cultura. Siamo pronti per la trasformazione ecologica»

guizzodienergia.it

Mentre il governo discute di nucleare e grandi opere, alla Guizza hanno già iniziato. Dai tetti.

Il 17 aprile, alle 17:00, Guizzo di Energia organizza un incontro pubblico nella Sala Consiliare del quartiere Guizza (via Guasti 12/C, Padova), nell’ambito della Padova Climate Action Week. Il tema: la partecipazione delle comunità energetiche dei cittadini alla decarbonizzazione. Intervengono il presidente Marco Finco, i presidenti delle CER del territorio (CERSolidale 887 e CER Riviera del Brenta), Nicolò Gennaro (direttore CSV Padova e Rovigo), il sindaco di Vigonovo Luca Martello e Giampaolo Conti (specialista bandi e finanziamenti CER). Ingresso libero.