La decima edizione della Marcia Stop Pesticidi ha attraversato i Colli del Prosecco domenica 10 Maggio 2026, da Cison di Valmarino all’Abbazia di Follina. Sul palco gli interventi di Lipu Treviso sul crollo dell’avifauna agricola e di Rete Humus sull’agroecologia come «lotta di pace», con l’invito a fare dell’undicesima un appuntamento nazionale.

Domenica 10 maggio 2026 la Marcia Stop Pesticidi ha attraversato per la decima volta i Colli del Prosecco. Tre chilometri pianeggianti, da Cison di Valmarino al Parco dell’Abbazia di Follina, in provincia di Treviso, alla quale hanno partecipato centinaia di persone. La decima edizione era stata anticipata da EcoMagazine il 3 maggio con il manifesto in tre punti: salute, territorio, lavoro. Sul palco di Follina quel manifesto ha preso voce: il crollo dell’avifauna nelle campagne trevigiane raccontato da Lipu e l’esperienza dei terreni confiscati alla ‘ndrangheta riportata da Maurizio Agostino, coordinatore nazionale di Rete Humus arrivato dalla Calabria.
Il corteo da Cison a Follina
Ritrovo in rotonda alle dieci, partenza alle dieci e mezza. Davanti, lo striscione “Stop Pesticidi” e quello di Cambiamo Agricoltura, la coalizione che riunisce Isde Italia, WWF, Slow Food, FederBio, Pro Natura, Lipu e Legambiente. Dietro, le bandiere FederBio, le Mamme No Pfas – Mamme No Lago, comitati antiveleni del trevigiano e del bellunese, scuole, famiglie. Alle dodici il corteo è entrato nel Parco dell’Abbazia cistercense di Follina, sul prato per gli interventi e il pranzo al sacco.

Lipu: il torcicollo che non si vede più
L’intervento di Lipu Treviso, sezione che il 7 maggio aveva pubblicato un comunicato di adesione. Il delegato della sezione, Enrico Pavan, ha portato gli ultimi numeri del Farmland Bird Index, l’indicatore europeo dell’avifauna agricola: meno trentatré per cento a livello nazionale dal 2000 al 2025, con punte di meno cinquanta per cento nelle pianure alluvionali. Tre specie simboliche, ha sottolineato, hanno superato il meno settanta per cento rispetto ai primi anni Duemila: torcicollo, saltimpalo, calandro.
«Noi qui, stando proprio nella nostra realtà, qui nel territorio trevigiano, non vediamo più un torcicollo. Quarant’anni fa era una specie comunissima nelle nostre campagne. Tutto ciò è dovuto all’uso massivo dei pesticidi e alla sottrazione di filari e siepi.»
Enrico Pavan, delegato Lipu Treviso, intervento al Parco dell’Abbazia di Follina, 10 maggio 2026
Pavan ha rilanciato anche la proposta di un’area protetta per i Laghi di Revine, sito che la mattina stessa, ha raccontato, ha restituito un’immagine improbabile: un’aquila reale in volteggio sopra il bosco. La richiesta è una riserva naturale che includa i laghi e le Prealpi Trevigiane, «un’avanguardia per specie naturalisticamente parlando importantissime».
Rete Humus: agroecologia come lotta di pace
Subito dopo è intervenuto Maurizio Agostino, coordinatore nazionale di Humus – Rete Sociale per la Bioagricoltura Italiana e presidente dell’Associazione Biologici Calabresi di Sant’Onofrio (Vibo Valentia). Rete Humus mette insieme dodici cooperative biologiche e agroecologiche italiane, fra cui El Tamiso (Padova) come socia fondatrice. Agostino ha fatto saltare le distanze fra il Veneto del Prosecco e il Sud delle arance e degli agrumeti.
In Italia nel 2026, ha ricordato, il venti per cento della superficie agricola utilizzata è certificato biologico: «un ettaro su cinque è riuscito a liberarsi dai veleni». L’agroecologia non è un’utopia futura, è un modello che esiste già e produce «cibo sano, ambiente, salute, giustizia sociale, rispetto per la dignità umana» e un giusto reddito per chi lavora la terra. Su questa base ha tirato la linea politica della giornata, in dialogo esplicito con le guerre in corso.
«La logica della guerra che vediamo in televisione tutti i giorni, che fa il genocidio a Gaza, uccide le giovani donne dell’Iran e i giovani dell’Ucraina, è la stessa logica di chi uccide la vita nei campi coltivati per ottenere un profitto. La lotta per l’agroecologia, contro la chimica e contro i veleni, è una lotta di pace.»
Maurizio Agostino, coordinatore nazionale Rete Humus e presidente Associazione Biologici Calabresi, intervento al Parco dell’Abbazia di Follina, 10 maggio 2026
Da qui l’invito finale: trasformare l’undicesima Marcia Stop Pesticidi in «un evento nazionale, un patrimonio nazionale», un forum che metta insieme i comitati antiveleni del Nord, le cooperative del Sud e le esperienze nate sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta. «Solo insieme possiamo vincere questa battaglia», ha chiuso.
I medici per l’ambiente: «totale sostegno»
Sul prato di Follina è stato letto il messaggio di Isde Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, che aveva confermato in settimana l’adesione con la formula «totale sostegno dai medici per l’ambiente italiani» (sito ufficiale Marcia Stop Pesticidi, sezione adesioni 2026). A pochi giorni dalla marcia, la sezione veneta era tornata sul tema con uno studio dei medici Isde di Verona sui residui di pesticidi nei giardini privati. EcoMagazine aveva raccontato anche il dato veneto sui dodici chili di pesticidi per ettaro della zona dei Colli Euganei e l’impatto sui pronubi e sull’impollinazione. Nei giorni precedenti la presidente onoraria della Marcia, Fiorella Belpoggi – direttrice scientifica emerita dell’Istituto Ramazzini di Bologna e membro del Comitato Scientifico di Isde Italia – aveva pubblicato un appello video alla mobilitazione.
Il filo lavoro: dal Prosecco alla ‘ndrangheta
C’è una continuità che attraversa i due interventi al palco e arriva fino al manifesto sulla transizione giusta nella moda raccontato da EcoMagazine il 2 maggio: la dignità del lavoro come terzo pilastro della sostenibilità. «Se rispetto un’ape, devo avere la capacità di rispettare la dignità di chi lavora», ha detto Maurizio Agostino dal palco. Stesso filo del manifesto della decima Marcia, che si dichiara solidale con i lavoratori agricoli e contrario al caporalato nei campi, con l’aggiunta dei terreni confiscati alle mafie come laboratorio concreto di un’altra agricoltura.
L’undicesima edizione, secondo l’invito lanciato dal palco, dovrebbe partire da qui: mettere in rete le esperienze agroecologiche del Veneto, della Calabria, della Puglia e della Sicilia per fare della marcia un appuntamento nazionale.

EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali