Home - Acqua - Settolo Basso, quando la «cura» diventa ferita: il presidio sonoro che denuncia gli interventi sul Piave
Presidio sonoro al parco del Settolo Basso (Foto Sintonia)
Presidio sonoro al parco del Settolo Basso (Foto Sintonia)

Settolo Basso, quando la «cura» diventa ferita: il presidio sonoro che denuncia gli interventi sul Piave

Un presidio sonoro per rompere il silenzio. Il 28 marzo, al Parco del Settolo Basso di Bigolino, frazione del Comune di Valdobbiadene (Treviso), attiviste e attivisti si sono ritrovati sule rive del Piave per dare forma a una protesta tanto simbolica quanto concreta: usare il suono per denunciare il rumore. Il rumore reale, quello prodotto dai mezzi pesanti, ma anche quello politico, fatto di assenza di confronto e trasparenza.

L’iniziativa, intitolata “Sintonia – Risveglio”, nasce come risposta a un intervento realizzato negli ultimi mesi del 2025 su un’area di grande valore ecologico, riconosciuta come Zona di Protezione Speciale (ZPS) e parte della rete Natura 2000 dal 2004. Un intervento che, secondo il collettivo di artiste e artisti denominatosi Sintonia è stato calato dall’alto: nessuna assemblea pubblica, nessuna informazione preventiva, nessun reale coinvolgimento della comunità locale. E, soprattutto, nessun monitoraggio ambientale preliminare, nonostante le richieste avanzate negli anni da gruppi attivi sul territorio.

Un ecosistema trattato come una superficie di cemento

Al centro della critica c’è la natura stessa dei lavori: operazioni concentrate quasi esclusivamente sulla vegetazione, affrontata come un elemento isolato e non come parte di un sistema complesso. Ma un ambiente fluviale non è una somma di componenti indipendenti: è una rete di relazioni profonde tra specie, acqua, suolo, microclimi, si legge nel comunicato diffuso da Sintonia.

Intervenire in modo aggressivo su uno di questi elementi significa inevitabilmente alterare l’equilibrio complessivo. E quando questo avviene con l’uso massiccio di mezzi meccanici, il danno si amplifica: disturbo acustico, compattazione del suolo, alterazione degli habitat. Effetti che colpiscono anche quelle forme di vita “invisibili” – insetti, microrganismi, reti radicali – che richiedono decenni, se non secoli, per svilupparsi.

Lungo il Piave per difendere dare il parco. Credit Giovanni De Marchi

Lungo il Piave per difendere il parco. Credit Giovanni De Marchi

Fondi per la tutela?

L’aspetto più paradossale riguarda il finanziamento dell’intervento. I lavori sono stati sostenuti con fondi pubblici destinati proprio alla conservazione: risorse derivanti da un bando regionale legato al Fondo nazionale per il monitoraggio e la gestione dei siti Natura 2000, istituito nel 2023 dal Ministero dell’Ambiente.

Una contraddizione evidente: strumenti pensati per proteggere gli ecosistemi che finiscono per alimentare interventi percepiti come invasivi e poco rispettosi delle dinamiche naturali. È qui che si inserisce una critica più ampia, avanzata nel comunicato: quella alla cosiddetta “finanza per la conservazione”, un modello che tende a trasformare la tutela ambientale in un campo di investimento, piegandola a logiche di efficienza e produttività più che di equilibrio ecologico.

Il Piave come laboratorio

Quanto accaduto al Settolo Basso non è un episodio isolato. Secondo le realtà ambientaliste locali, si tratta piuttosto di un segnale di ciò che sta avvenendo lungo tutto il corso del Piave: una serie di interventi che, pur giustificati in nome della sicurezza o della gestione, rischiano di compromettere progressivamente la qualità ecologica del fiume.

In territori fortemente urbanizzati, questi spazi naturali diventano ancora più preziosi. E proprio per questo, sostengono le attiviste, vengono spesso trattati come “zone sacrificabili”, riserve da cui attingere o su cui intervenire senza un reale controllo pubblico.

Dal presidio al “risveglio”

Il presidio del 28 marzo non è stato solo una protesta, ma anche un momento di confronto. Un’occasione per condividere domande, visioni, e immaginare alternative. Il riferimento al “risveglio” non è casuale: arriva nei giorni dell’equinozio di primavera, quando la natura riprende il suo ciclo vitale.

Ma il risveglio evocato è anche politico e collettivo. Un invito a rimettere in discussione modelli di gestione che separano l’essere umano dall’ambiente, e a ripensare il fiume come bene comune. In questa prospettiva, concetti come la connettività fluviale – fondamentale per la salute degli ecosistemi e per affrontare la crisi climatica – non devono restare slogan, ma diventare pratiche condivise.

L’appello è chiaro: costruire una rete lungo tutto il Piave, capace di unire le realtà locali in una difesa attiva del fiume. Perché, come dimostra il caso del Settolo Basso, il vero rischio non è solo l’intervento in sé, ma l’idea che lo rende possibile. E quindi, replicabile.

 

Credits: foto di copertina “Sintonia”, foto centrale Giovanni De Marchi