Il 28 marzo 1979, dodici giorni dopo l’uscita del film “Sindrome cinese”, il reattore TMI-2 in Pennsylvania fonde davvero. Un miliardo di dollari e 14 anni per la bonifica. Oggi Microsoft vuole riaprire la centrale gemella per alimentare l’intelligenza artificiale. Il documentario racconta la storia attraverso gli occhi di chi denunciò
Il 16 marzo 1979 esce nelle sale americane “Sindrome cinese”, un thriller con Jane Fonda e Jack Lemmon su un incidente in una centrale nucleare fittizia. Una battuta del film avverte che un’esplosione “potrebbe rendere un’area delle dimensioni dello Stato della Pennsylvania permanentemente inabitabile”. L’industria nucleare liquida il film come fantascienza irresponsabile.
Dodici giorni dopo, il 28 marzo 1979, il reattore TMI-2 della centrale di Three Mile Island, in Pennsylvania, fonde davvero.
I fatti
Alle 4 del mattino, il reattore funziona al 97% della potenza. Un guasto nel circuito secondario blocca le pompe dell’acqua di alimentazione. La pressione sale, una valvola di sfogo si apre per rilasciarla. Ma la valvola non si richiude. Resta bloccata aperta per 2 ore e 22 minuti. Gli strumenti in sala controllo indicano solo che un segnale di chiusura è stato inviato: non la posizione reale della valvola. Gli operatori credono che sia chiusa.
In quelle due ore escono 121.000 litri di refrigerante. Il nocciolo rimane scoperto. Le temperature salgono oltre il punto di fusione. Circa metà del nocciolo si scioglie: 20 tonnellate di uranio colano sul fondo del recipiente in pressione. Si forma una bolla di idrogeno.
È il più grave incidente nucleare della storia americana. La Commissione Kemeny, istituita dal presidente Carter per indagare, scoprirà che la valvola aveva già ceduto 11 volte in precedenza, 9 delle quali in posizione aperta. Nessuno aveva corretto il problema.
La serie
“Meltdown: Three Mile Island” è una docuserie in quattro episodi, diretta da Kief Davidson, uscita il 4 maggio 2022. Non è una ricostruzione: è un documentario basato su interviste ai protagonisti, materiale d’archivio e la testimonianza centrale di Rick Parks, un ex operatore nucleare della Marina militare che denunciò le irregolarità nella bonifica.
Il primo episodio ricostruisce l’incidente. Il secondo racconta il panico nella comunità: le madri che non sanno se l’acqua è sicura, le autorità che dicono “non c’è pericolo” mentre le scuole chiudono. Il terzo presenta Parks, il whistleblower che scoprì che la Bechtel, incaricata della bonifica, ignorava gravi problemi di sicurezza per rispettare il calendario dei pagamenti. Il quarto racconta il tentativo della utility di riavviare la centrale gemella TMI-1, nonostante tutto.
Un miliardo per pulire, quarant’anni per dimenticare
La bonifica del reattore 2 è durata 14 anni (1979-1993) ed è costata circa un miliardo di dollari dell’epoca, oltre due miliardi attuali. Il decommissioning completo delle strutture è stimato in ulteriori 1,06 miliardi, con completamento previsto per il 2037.
Le conseguenze sanitarie restano oggetto di controversia scientifica. Lo studio della Columbia University (1990) non trovò legami significativi tra l’incidente e l’aumento dei tumori. Lo studio della University of North Carolina, che riesaminò gli stessi dati, trovò un aumento del 3,4% per tutti i tumori, del 10,3% per il cancro ai polmoni, del 13,9% per la leucemia nel raggio di 10 miglia. Un follow-up a 30 anni ha rilevato un’incidenza di cancro alla tiroide superiore alle attese.
I residenti riferirono sapore metallico in bocca, nausea, perdita di capelli, morte di animali domestici. La dose media ufficiale sulla popolazione fu stimata in 1 millirem, un sesto di una radiografia toracica. La distanza tra ciò che le persone hanno vissuto e ciò che le misurazioni ufficiali riportano è la stessa distanza che separa Chernobyl dalla versione del Cremlino: “3,6 roentgen. Non benissimo, non terribile.”
L’effetto sulla politica nucleare
Three Mile Island ha fermato il nucleare americano per una generazione. Dopo il 1979, nessuna nuova centrale fu ordinata per oltre 30 anni. La prima del dopo-TMI, Vogtle 3 in Georgia, ha ricevuto la licenza nel 2012 ed è entrata in servizio nel 2023: undici anni e costi raddoppiati.
Come ha documentato EcoMagazine, i ritardi e i costi fuori controllo sono una costante del nucleare mondiale. Il saggio “L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili” di Silvestrini e Onufrio (recensione EcoMagazine) mostra che nessuna centrale nella storia è stata completata nei tempi e nei costi previsti. Flamanville in Francia: 17 anni. Olkiluoto in Finlandia: 18 anni. Hinkley Point C in Gran Bretagna: prevista per il 2017, forse pronta nel 2031. Costo triplicato.
La beffa finale: TMI riapre per l’intelligenza artificiale
Nel settembre 2024, Constellation Energy ha annunciato un accordo ventennale con Microsoft per riaprire TMI-1, la centrale gemella, e alimentare i data center dell’intelligenza artificiale. Investimento: 1,6 miliardi di dollari. Il Dipartimento dell’Energia ha concesso un prestito da un miliardo.
La centrale si chiamerà “Crane Clean Energy Center”. È prevista l’assunzione di 600 persone. Ma a marzo 2026, l’operatore di rete PJM ha comunicato a Constellation che la centrale potrebbe non riconnettersi alla rete prima del 2031, per mancanza di infrastrutture di trasmissione adeguate.
La storia si ripete con una variante: nel 1979, il nucleare doveva salvare l’America dalla crisi petrolifera. Nel 2026, deve salvare l’intelligenza artificiale dalla crisi energetica. In entrambi i casi, la promessa è la stessa: energia abbondante, sicura, a buon mercato. In entrambi i casi, la realtà racconta un’altra storia.
EcoMagazine ha analizzato il costo reale dei reattori modulari (SMR) che l’Italia vorrebbe costruire: da tre a cinque volte più delle rinnovabili, nessun prototipo operativo in Occidente. E Ruggieri, nel saggio “Le energie del mondo” (recensione EcoMagazine), documenta come il governo italiano rilanci il nucleare proprio mentre la crisi di Hormuz dimostra il costo della dipendenza dai combustibili fossili.
Perché guardarla
“Meltdown: Three Mile Island” non ha la potenza narrativa della serie su Chernobyl. Non è fiction, è documentario. Ma ha qualcosa che la fiction non può avere: i volti reali delle persone che hanno vissuto l’incidente, la voce del whistleblower che ha rischiato la carriera per denunciare, le immagini d’archivio di una comunità tradita dalle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla.
E soprattutto ha un finale che la fiction non oserebbe: la stessa centrale, chiusa per il più grave incidente nucleare americano, che riapre quarant’anni dopo per alimentare i server di un’azienda da tremila miliardi di dollari.
Scheda tecnica
- Titolo: Meltdown: Three Mile Island
- Piattaforma: Netflix
- Anno: 2022
- Episodi: 4
- Regista: Kief Davidson
- Genere: documentario
- Rating: TV-14
- Rotten Tomatoes: 100% (critica)
- IMDb: 6.8
- Lingua: inglese
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