L’11 marzo 2011 il terremoto più potente mai registrato in Giappone scatena uno tsunami di 14 metri su una centrale progettata per resisterne a 5. Tre reattori fondono, 154.000 persone vengono evacuate, il costo supera i 220 miliardi di dollari. La serie in otto episodi racconta il disastro dal punto di vista di chi era dentro
Masao Yoshida ha 56 anni quando lo tsunami colpisce la centrale che dirige. È un ingegnere nucleare. Ha passato la vita a costruire reattori. Sa esattamente cosa sta per succedere quando l’acqua spegne i generatori diesel di emergenza e i sistemi di raffreddamento smettono di funzionare: senza raffreddamento, il calore di decadimento fonde il combustibile. Il combustibile fuso brucia il recipiente in pressione. Il nocciolo crolla. Nelle prossime ore, tre dei sei reattori di Fukushima Daiichi fonderanno. Yoshida sfida l’ordine della sede centrale TEPCO di interrompere l’iniezione di acqua di mare, l’unico sistema di raffreddamento rimasto. Se avesse obbedito, la catastrofe sarebbe stata peggiore. Morirà due anni dopo, a 58 anni, per cancro esofageo.
“The Days” è una miniserie in otto episodi, uscita il 1 giugno 2023, che racconta i primi sette giorni del disastro di Fukushima attraverso gli occhi di Yoshida e delle centinaia di lavoratori che restarono nella centrale. La regia è di Masaki Nishiura e Hideo Nakata (il regista di “Ring”, il capostipite dell’horror giapponese). Koji Yakusho, vincitore del premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes 2023 per “Perfect Days” di Wim Wenders, interpreta Yoshida con una sobrietà che dice più di qualsiasi grido.
I fatti: 11 marzo 2011
Alle 14:46 ora locale, un terremoto di magnitudo 9.0 colpisce la costa nord-orientale del Giappone, con epicentro al largo di Sendai. È il più potente mai registrato nel paese. Circa 50 minuti dopo, uno tsunami con onde di 13-14 metri si abbatte sulla centrale di Fukushima Daiichi. La centrale era progettata per resistere a onde di 5,7 metri.
Lo tsunami disabilita l’alimentazione elettrica e i sistemi di raffreddamento di emergenza. Senza elettricità, le pompe si fermano. Senza pompe, l’acqua non circola. Senza acqua, i reattori si surriscaldano. Nelle prime 16 ore, il combustibile del reattore 1 si è già fuso e raccolto sul fondo del recipiente in pressione. Nell’arco di tre giorni, tutti e tre i noccioli attivi (unità 1, 2 e 3) fondono. Esplosioni di idrogeno danneggiano gli edifici di contenimento. Il rilascio radioattivo è stimato in 940 petabecquerel equivalenti di iodio-131.
Il 12 aprile 2011, l’incidente viene classificato al livello 7 della scala INES, il massimo: lo stesso di Chernobyl (IAEA, Fukushima Daiichi Nuclear Accident).
I “Fukushima 50”
La stampa internazionale li ha chiamati i “Fukushima 50”: il gruppo di lavoratori che restò nella centrale durante le fasi più critiche. In realtà il numero variò, arrivando a diverse centinaia. La serie racconta le loro ore dentro la sala di controllo al buio, con le torce come unica fonte di luce, cercando di capire cosa stava succedendo ai reattori senza strumentazione funzionante.
La serie non è un disaster movie. È un racconto corale, lento, che alterna tre punti di vista: i lavoratori nella centrale, i funzionari governativi a Tokyo, i dirigenti della TEPCO. L’approccio è quasi documentaristico, con una recitazione misurata in linea con la cultura giapponese: l’opposto del registro drammatico della serie su Chernobyl.
Le fonti dichiarate dal creatore Jun Masumoto sono tre: la testimonianza diretta di Yoshida, il rapporto ufficiale d’indagine e il libro di Ryusho Kadota “On the Brink”, basato su interviste a oltre 90 persone coinvolte. Lo stesso libro da cui è tratto il film “Fukushima 50” (2020) con Ken Watanabe nello stesso ruolo di Yoshida.
220 miliardi di dollari
Il costo stimato del disastro di Fukushima supera i 220 miliardi di dollari (stime del governo giapponese, dicembre 2016): decontaminazione, risarcimenti, smantellamento, stoccaggio rifiuti. Il solo smantellamento dei reattori è stimato tra 17 e 69 miliardi di dollari. La bonifica dovrebbe durare 30-40 anni. I primi tentativi di rimuovere il combustibile fuso con robot specializzati sono iniziati solo di recente.
Ad agosto 2023, la TEPCO ha iniziato a scaricare nell’oceano Pacifico 1,33 milioni di metri cubi di acqua trattata accumulata dal 2011. Il sistema ALPS rimuove la maggior parte degli isotopi radioattivi, ma il trizio resta. Lo scarico durerà circa 30 anni. La Cina ha vietato l’importazione di prodotti ittici giapponesi.
Le vittime che non si contano
Il rapporto UNSCEAR (2013, aggiornato 2021) afferma che “nessun effetto negativo sulla salute direttamente attribuibile all’esposizione alle radiazioni è stato documentato tra i residenti”. Un solo decesso riconosciuto come causato da radiazioni: un lavoratore morto per cancro ai polmoni nel 2018.
Ma questa è solo metà della storia. L’altra metà la raccontano i numeri dell’evacuazione: 154.000 persone sfollate, 2.129 “morti correlate al disastro” nella sola prefettura di Fukushima, il 90% sopra i 66 anni. Il 70% dei decessi è avvenuto nei primi tre mesi. Non per la radiazione, ma per lo stress, la disperazione, l’abbandono forzato delle proprie case e comunità. I suicidi sono aumentati. I legami sociali si sono spezzati.
E poi c’è la controversia sui tumori tiroidei nei bambini. Lo screening massiccio ha rivelato oltre 100 casi di cancro alla tiroide tra i bambini esaminati. Il rapporto ufficiale attribuisce l’aumento all'”effetto screening”: lo screening ultrasensibile ha trovato tumori pre-esistenti che normalmente non vengono rilevati. Ma uno studio pubblicato su Scientific Reports (Nature) ha trovato una correlazione tra dose di radiazione ambientale e incidenza di cancro tiroideo infantile. Il dibattito scientifico è aperto.
Il Giappone dopo Fukushima
Prima del disastro, il Giappone aveva 54 reattori nucleari commerciali che coprivano circa il 30% della produzione elettrica. Dopo il 2011, tutti furono spenti progressivamente. Il paese rimase senza nucleare per un periodo. Ad aprile 2026, 15 reattori sono stati riavviati su 32 ancora formalmente operabili. L’obiettivo del governo è il 20% dell’elettricità da nucleare entro il 2040.
La storia del Giappone è istruttiva. Un paese con la più alta tecnologia del mondo, con standard di sicurezza tra i più rigorosi, con una cultura dell’ingegneria di precisione senza pari, non è riuscito a prevenire la fusione di tre reattori. Se il Giappone non ce l’ha fatta, la domanda è: chi può?
L’Italia è lo stesso errore
Anche l’Italia ha risposto a Fukushima. Il referendum del 2011 bloccò il ritorno al nucleare. Ma quindici anni dopo il governo pianifica 8-16 gigawatt di nuovi reattori entro il 2050 (analisi EcoMagazine sugli SMR).
I reattori modulari (SMR) promessi non esistono ancora in versione commerciale in Occidente. I costi superano quelli delle rinnovabili di tre-cinque volte. E l’Italia non ha un deposito per le scorie esistenti: 51 siti proposti, nessun comune disposto ad ospitarle (recensione EcoMagazine del saggio di Silvestrini e Onufrio).
Intanto, il legame tra nucleare civile e militare resta il convitato di pietra del dibattito: come ha documentato EcoMagazine nell’inchiesta sulla proliferazione atomica, tutti e nove gli stati che possiedono armi nucleari hanno sviluppato la bomba a partire da programmi civili.
E a pochi chilometri da Padova, sul Monte Venda nei Colli Euganei, una base NATO abbandonata continua a irradiare radon dal sottosuolo contaminato: 119 morti tra i militari che vi hanno prestato servizio. Il radon è un gas radioattivo naturale. Il cesio-137 di Goiania (recensione EcoMagazine) era artificiale. Le centrali ne producono di entrambi i tipi, in quantità industriali.
“The Days” si guarda in otto episodi. La bonifica di Fukushima ne richiederà altri quaranta di anni. Il combustibile fuso è ancora lì. L’acqua radioattiva finisce nell’oceano. E qualcuno, da qualche parte, sta disegnando il prossimo reattore.
Scheda tecnica
- Titolo italiano: The Days
- Titolo originale: THE DAYS (giapponese)
- Piattaforma: Netflix
- Anno: 2023
- Episodi: 8 (47-66 min)
- Regia: Masaki Nishiura, Hideo Nakata
- Sceneggiatura: Jun Masumoto
- Cast: Koji Yakusho, Yutaka Takenouchi, Fumiyo Kohinata
- Basato su: testimonianza Yoshida, rapporto ufficiale, “On the Brink” di Ryusho Kadota
- IMDb: 7.2
- Genere: dramma storico
- Lingua: giapponese (sottotitoli italiani)
Vedi anche: “Fukushima 50” (2020, Prime Video) con Ken Watanabe
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali