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Copertina del libro Perché fermare i nuovi OGM di Stefano Mori e Francesco Panié, Terra Nuova Edizioni 2024
"Perché fermare i nuovi OGM. La lotta per un futuro diverso" di Stefano Mori e Francesco Panié (Terra Nuova Edizioni, 2024)

“Perché fermare i nuovi OGM”: Mori e Panié svelano chi controlla i semi del futuro

Il libro di Stefano Mori e Francesco Panié (Terra Nuova Edizioni, 2024) intreccia storia della biologia, inchiesta e voci dai movimenti contadini per raccontare come brevetti, multinazionali e nuove tecniche genomiche rischiano di cancellare la sovranità alimentare. Mentre il Parlamento europeo si prepara al voto sul regolamento NGT.

Quattro aziende controllano il 62% del mercato globale delle sementi. Le stesse quattro – Bayer-Monsanto, Corteva, BASF e Syngenta – hanno già depositato 139 brevetti sulle nuove tecniche genomiche (NGT) presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti, prima ancora che l’Unione Europea completi la normativa (Centro Internazionale Crocevia, “Vita Privata”, 2023). Corteva da sola ne ha chiesti 81. Bayer-Monsanto 34. Nell’attesa che il regolamento europeo tolga i vincoli, le multinazionali si sono già spartite il campo.

“Perché fermare i nuovi OGM. La lotta per un futuro diverso” (Terra Nuova Edizioni, collana Le formiche verdi, maggio 2024, 150 pagine, 12 euro, ISBN 978-88-6681-979-0) è il libro che racconta questa partita. Due autori del Centro Internazionale Crocevia – Stefano Mori, coordinatore dell’organizzazione e segretario del Comitato Internazionale di Pianificazione per la Sovranità Alimentare (IPC), e Francesco Panié, giornalista ambientale e campaigner – smontano la narrazione secondo cui le NGT sarebbero una versione “buona” degli OGM, innocua e necessaria per l’agricoltura del futuro.

La grande promessa

Il libro parte dalla storia. Gli OGM di prima generazione – il mais Bt, la soia Roundup Ready – erano arrivati negli anni Novanta con la promessa di sfamare il pianeta e ridurre i pesticidi. Trent’anni dopo, il bilancio è diverso: l’uso di erbicidi è aumentato, la biodiversità delle colture si è ridotta, la dipendenza degli agricoltori dalle multinazionali sementiere si è consolidata. Le superfici coltivate a OGM restano concentrate in pochi Paesi e in poche colture (soia, mais, cotone, colza), quasi tutte destinate a mangimi animali o biocarburanti.

Oggi la narrazione si aggiorna. Le NGT – New Genomic Techniques, ribattezzate in Italia TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) – utilizzano la CRISPR-Cas9, una “forbice molecolare” che consente di tagliare e modificare sequenze di DNA in modo mirato. I promotori le presentano come una rivoluzione pulita: nessun gene estraneo inserito, solo modifiche puntuali al genoma della pianta.

«Si tenta di aggiornare la narrazione con nuovi OGM, senza valutazione del rischio, né tracciabilità né etichettatura»

Stefano Mori e Francesco Panié, “Perché fermare i nuovi OGM”, Terra Nuova Edizioni, 2024

Mori e Panié smontano questa equivalenza. Le modifiche CRISPR possono produrre effetti fuori bersaglio (off-target), cioè mutazioni non previste in altre parti del genoma. La precisione della tecnica è stata sovrastimata, e gli autori documentano come la comunità scientifica stessa sia divisa sulla prevedibilità degli esiti.

I brevetti: il cuore della questione

Il secondo asse del libro è forse il più rivelatore. Il sistema dei brevetti è il pilastro attorno al quale ruota la deregolamentazione dei nuovi OGM. Nel marzo 2023 le quattro multinazionali leader hanno creato l’Agricultural Crop Licensing Platform (ACLP), una piattaforma di licenza per gestire l’offerta di prodotti NGT.

I numeri raccolti da Crocevia sono netti:

  • Corteva: 81 brevetti depositati
  • Bayer-Monsanto: 34 brevetti depositati
  • BASF: 18 brevetti depositati
  • Syngenta: 6 brevetti depositati

Queste quattro aziende controllano già il 62% del mercato globale delle sementi e il 51% di quello dei pesticidi. Se le NGT venissero deregolamentate, ogni varietà ottenuta con editing genomico potrebbe essere brevettata per vent’anni. Un contadino che conserva, risemina e scambia le proprie sementi – pratica millenaria alla base dell’agricoltura – rischierebbe di violare un brevetto.

L’Europa al bivio

Il libro esce nel maggio 2024, mentre a Bruxelles il negoziato sul regolamento NGT è in pieno svolgimento. A distanza di quasi due anni, il 5 dicembre 2025 Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un accordo provvisorio. Il 28 gennaio 2026 la Commissione Ambiente (ENVI) ha approvato il testo di compromesso con 59 voti a favore, 24 contrari e 2 astenuti.

Il regolamento prevede una distinzione tra due categorie. Le piante NGT1 – ottenute con un numero limitato di modifiche genetiche (sostituzione o inserzione di non più di 20 nucleotidi) – verrebbero sottratte agli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio da parte dell’EFSA. Le piante NGT2, con modifiche più complesse, resterebbero soggette a una valutazione simile a quella degli OGM tradizionali.

Il voto in plenaria del Parlamento europeo è previsto per il 18 maggio 2026.

Mori e Panié avevano anticipato il rischio: un sistema in cui le piante NGT1 non devono essere etichettate cancella il diritto dei consumatori a sapere cosa mangiano e quello degli agricoltori biologici a proteggere le proprie coltivazioni dalla contaminazione.

L’Italia: dal decreto siccità ai campi sperimentali

In Italia il processo è già avviato. Nel giugno 2023 un emendamento al decreto siccità ha autorizzato la sperimentazione in campo aperto delle piante TEA/NGT. La Coalizione Italia Libera da OGM (Federbio, WWF, Legambiente, Greenpeace, LIPU, Slow Food, AIAB e Crocevia) aveva chiesto il ritiro dell’emendamento, definendolo un “cavallo di Troia”. Ad oggi sono attivi sei campi sperimentali: vite, pomodoro, melo, riso.

Il collegamento con il Veneto è diretto. Il 27 marzo 2026, nella Sala Civica di Due Carrare (Padova), Salvatore La Camera del Coordinamento Zero OGM – coalizione di 47 associazioni, 12 aziende e 153 cittadini – ha spiegato a una platea di cittadini come le NGT siano “OGM con un nome diverso” e come 150 brevetti siano già stati acquisiti prima che l’Unione Europea completasse la normativa (articolo EcoMagazine).

«Le cosiddette TEA o NGT sono di fatto OGM con un nome diverso. La tecnica CRISPR-Cas9 consente modifiche genetiche più mirate ma non per questo prive di rischi»

Salvatore La Camera, Coordinamento Zero OGM, incontro “Fitofarmaci, pesticidi e salute”, Due Carrare (Padova), 27 marzo 2026 (articolo EcoMagazine)

Perché leggerlo adesso

“Perché fermare i nuovi OGM” è un libro documentato che intreccia storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti contadini di quattro continenti. Mori e Panié scrivono dal Centro Internazionale Crocevia, organizzazione fondata nel 1958 che ospita dal 1996 il segretariato dell’IPC (Comitato Internazionale di Pianificazione per la Sovranità Alimentare). Il punto di vista è dichiarato: quello di chi coltiva la terra, non di chi ne brevetta i semi.

Il voto del 18 maggio 2026 al Parlamento europeo deciderà se le piante NGT1 potranno entrare nei campi e nei piatti europei senza etichetta, senza tracciabilità, senza valutazione del rischio. Mori e Panié offrono gli strumenti per capire cosa c’è in gioco: una scelta politica su chi controlla il cibo, chi possiede i semi, chi decide cosa si pianta e cosa si mangia.

  • Titolo: Perché fermare i nuovi OGM. La lotta per un futuro diverso
  • Autori: Stefano Mori, Francesco Panié
  • Editore: Terra Nuova Edizioni
  • Collana: Le formiche verdi
  • Pagine: 150
  • Prezzo: 12,00 euro
  • Anno: 2024
  • ISBN: 978-88-6681-979-0
  • Sito editore: terranuovalibri.it