Centinaia di persone dalla ex Rubini al Colle della Rocca. La rivelazione di Italia Nostra: nessun documento istituzionale cita le mura su cui sorgerebbe il supermercato da 1.900 mq. Il Comune incassa 140.000 euro e una rotatoria per 6.000 mq di verde perso

Concentramento in Via Marconi, davanti all’area ex Rubini. Sullo sfondo il Colle della Rocca. Monselice, 15 marzo 2026 (foto: Fabio Temporiti).
Come è possibile che un supermercato venga autorizzato sul sedime delle mura medievali di Monselice, in un’area sottoposta a doppio vincolo paesaggistico dal 1937 e dal 1958, nel cono visivo della Rocca — e che nessun documento istituzionale citi quelle mura? È la domanda che centinaia di persone hanno portato per le strade di Monselice la mattina del 15 marzo, nella seconda tappa della mobilitazione che sta attraversando i Colli Euganei. Dopo le 800 persone di Torreglia l’8 febbraio contro il magazzino Luxardo, il corteo è ripartito dallo stesso punto in cui tutto si gioca: Via Marconi, davanti all’area ex Rubini.
IL CONCENTRAMENTO IN VIA MARCONI
Il 7 ottobre 2025 il Consiglio Comunale di Monselice ha approvato a maggioranza la delibera n. 62/2025: un accordo pubblico-privato con la società Cervet (catena Despar) e una variante urbanistica per la realizzazione di un supermercato di 1.900 metri quadrati con 100 posti auto nell’area ex Rubini. Il progetto prevede la cementificazione di circa 6.000 metri quadrati di superficie attualmente a verde, classificata come prevalentemente vegetata, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1937 e dal 1958.
Centinaia di persone — famiglie, bambini, associazioni, comitati da tutta la provincia — si ritrovano proprio davanti all’area contesa, sotto gli striscioni “Stop cemento supermercati nei Colli Euganei” e “Fermiamo l’assalto di cemento ai Colli Euganei”. A organizzare la manifestazione, il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Parco Colli e il Comitato Lasciateci Respirare Monselice, con le adesioni di Italia Nostra Padova, La Vespa di Battaglia Terme, il Comitato di Monte Ortone, il Comitato contro il polo logistico di Tribano, il Comitato Lasciateci Respirare di Torreglia, il Circolo del Partito Democratico di Monselice, la lista Insieme per Monselice, Sinistra Italiana Padova e altri comitati e associazioni del territorio.
A dare il via Francesco Miazzi del Comitato Lasciateci Respirare Monselice, con un discorso che inquadra il caso ex Rubini nel contesto più ampio della pressione sui Colli.
«Dopo la manifestazione dell’8 febbraio a Torreglia torniamo a mobilitarci contro un modello di sviluppo che sta rompendo l’identità dei Colli.»
— Francesco Miazzi, Comitato Lasciateci Respirare Monselice
Miazzi ricorda che il progetto comporta la cementificazione di 6.000 metri quadri oggi in gran parte a verde, con costruzioni sul sedime della storica cinta muraria, in un’area vincolata dal 1958. Ma indica anche l’impatto sociale: la ricollocazione del punto vendita comporterebbe la chiusura dell’attuale negozio in Via Valli, privando il quartiere del Carmine di un servizio di prossimità per anziani e famiglie.
«Il suolo perso non torna, il paesaggio distrutto non si ricostruisce.»
— Francesco Miazzi, Comitato Lasciateci Respirare Monselice
Subito dopo interviene Monica Buson di Ambiente e Società Monselice, con un attacco diretto al Consiglio Comunale.
«I consiglieri e le consigliere di maggioranza hanno alzato la mano e hanno approvato ancora una volta lo sterminio dei campi, come disse Zanzotto.»
— Monica Buson, Ambiente e Società Monselice
Il riferimento è ad Andrea Zanzotto (1921-2011), il poeta che ha raccontato come pochi la devastazione del paesaggio veneto. Buson mette in fila le contraddizioni: un Comune che scrive sulla propria pagina istituzionale di aver diminuito il consumo di suolo mentre approva 6.000 mq di cemento su area verde vincolata.
«E poi scrivete sulla pagina del Comune che avete diminuito il consumo di suolo — ma ci credete davvero?»
— Monica Buson, Ambiente e Società Monselice
IL CORTEO

Il corteo attraversa il centro storico di Monselice. Tra i cartelli: “Anche a voi arriverà il conto”. 15 marzo 2026 (foto: Fabio Temporiti).
Il corteo parte da Via Marconi e attraversa il centro storico — Via Cadorna, Piazza San Marco, Via Tortorini, Via Battisti, Via Roma, Piazza Mazzini — fino alla salita del Colle della Rocca. Dal luogo del conflitto al cuore del patrimonio che si vuole difendere.
Il corteo prosegue costeggiando il percorso delle vecchie mura. Lungo il cammino, Christianne Bergamin — coordinatrice delle Associazioni Ambientaliste del Parco Colli — indica ai manifestanti il tratto di cinta muraria che proseguiva sotto gli edifici destinati alla demolizione.
«Non si ha rispetto nemmeno per un elemento di straordinaria importanza. E ci si vuole costruire un supermercato sul sedime delle mura medievali. Anche questo è un aspetto secondo noi inaccettabile.»
— Christianne Bergamin, coordinatrice Associazioni Ambientaliste Parco Colli

Famiglie e bambini compongono la scritta “Giù le mani dalla Rocca” ai piedi del Colle. Monselice, 15 marzo 2026 (foto: Fabio Temporiti).
AL COLLE DELLA ROCCA: LE MURA FANTASMA E LA DOMANDA SENZA RISPOSTA
All’arrivo ai piedi della Rocca, gli interventi si fanno più densi. Alessandro Mimo del Comitato Lasciateci Respirare di Torreglia allarga lo sguardo all’effetto cumulativo.
«Il problema non è soltanto la posizione di un singolo edificio. Il problema è l’effetto cumulativo. Ogni nuova strada, ogni capannone, ogni espansione residenziale sottrae terreno agricolo, frammenta gli ecosistemi e altera in modo irreversibile il paesaggio dei Colli Euganei.»
— Alessandro Mimo, Comitato Lasciateci Respirare Torreglia
«Non sono semplici enti locali che amministrano un territorio qualsiasi. Sono custodi di un bene collettivo riconosciuto a livello regionale e nazionale.»
— Alessandro Mimo, Comitato Lasciateci Respirare Torreglia
Poi è Renzo Fontana di Italia Nostra Padova a portare alla luce il fatto che ha trasformato la manifestazione da protesta a denuncia di un cortocircuito istituzionale. Fontana ha verificato la documentazione preparando un intervento per un’assemblea pubblica a Monselice prima di Natale: l’edificio industriale che verrà demolito per costruire il supermercato sorge esattamente sul sedime delle mura medievali della città. Eppure, né l’ufficio tecnico del Comune, né la Soprintendenza, né l’Ente Parco lo citano nelle rispettive istruttorie. Il dato apre una questione seria sulla completezza delle valutazioni che hanno portato all’approvazione del progetto.
«Mi sono domandato: ma nessuno se ne è accorto? L’ufficio tecnico del Comune, quando ha fatto l’istruttoria per presentare il progetto e approvarlo, si è accorto che quell’edificio era sulle mura? La Soprintendenza, quando ha fatto l’istruttoria, si è accorta che quell’edificio era sulle mura? Il Parco Colli, quando ha fatto l’istruttoria, si è accorto? In tutti i documenti che accompagnano l’approvazione di questo progetto, nessuno — nessuno cita le mura.»
— Renzo Fontana, Italia Nostra Padova
Fontana ha indicato anche l’alternativa.
«Demolirei quel mostruoso edificio, lo restaurerei e scriverei: “Questi sono i resti delle mura medievali di Monselice.” Questo fa un’amministrazione assennata e che ama il proprio territorio.»
— Renzo Fontana, Italia Nostra Padova
Infine Christianne Bergamin sposta il discorso sul piano urbanistico: come è possibile che un accordo pubblico-privato scavalchi un piano urbanistico che classificava quell’area a parco? L’articolo 6 della Legge Regionale 11/2004 consente ai Comuni di assumere progetti di “rilevante interesse pubblico” che modificano la pianificazione. Ma quale sarebbe, nel caso dell’area ex Rubini, il rilevante interesse pubblico?
«Che mi si spacci la rotatoria e una manciata di euro — 150.000 euro — come se fosse il corrispettivo della devastazione di un’area del genere, è una pura follia.»
— Christianne Bergamin, coordinatrice Associazioni Ambientaliste Parco Colli

La folla radunata ai piedi della Rocca al termine del corteo. Monselice, 15 marzo 2026 (foto: Fabio Temporiti).
I NUMERI: NON SOLO MONSELICE
I dati del progetto ex Rubini:
- Superficie commerciale: 1.900 mq con 100 posti auto (Cervet/Despar)
- Consumo di suolo: circa 6.000 mq attualmente a verde
- Vincoli: D.M. 1937 e D.M. 1958 (doppio vincolo paesaggistico)
- Approvazione: delibera Consiglio Comunale n. 62/2025, 7 ottobre 2025
- Corrispettivo per il Comune: circa 140.000 euro di plusvalore + rotatoria
- Mura medievali: non citate in nessun documento istituzionale (dichiarazione Fontana, Italia Nostra)
Ma il caso ex Rubini non è isolato. Come ha ricordato Miazzi nel discorso di apertura, il consumo di suolo nei Colli Euganei procede su più fronti contemporaneamente: a Torreglia il magazzino Luxardo da 3.200 mq coperti su 12.000 mq di verde in area vincolata; nell’area Civrana tra Battaglia Terme e Galzignano un nuovo supermercato ai piedi del Monte Croce; a Monselice stessa la cementeria Buzzi Unicem, classificata dal Piano Ambientale del Parco come industria insalubre incompatibile.
«Quello che vediamo delinearsi è un disegno complessivo che mette sotto pressione l’intero territorio dei Colli.»
— Francesco Miazzi, Comitato Lasciateci Respirare Monselice
I numeri di contesto confermano la pressione. Il Veneto ha consumato l’11,8% del suolo. La provincia di Padova raggiunge il 19% — la più cementificata della regione (ISPRA). Nel Parco Colli, dal 2006 al 2023, sono andati persi 270 ettari, l’equivalente di circa 400 campi da calcio (Ente Parco Colli Euganei). Eppure la Legge Regionale n. 14/2017 definisce il suolo una “risorsa limitata e non rinnovabile” e la DGR 668/2018 fissa la quantità massima consumabile per ciascun comune.
LA DOMANDA CHE RESTA
Da Torreglia a Monselice, la mobilitazione per i Colli Euganei sta crescendo. La domanda che unisce i due cortei è la stessa: come si concilia lo status di Parco regionale e Riserva della Biosfera MAB UNESCO con varianti urbanistiche che autorizzano nuova cementificazione su aree vincolate?
A Monselice la domanda è ancora più specifica. Esistono mura medievali sotto quell’edificio. Chi avrebbe dovuto vederle — l’ufficio tecnico del Comune, la Soprintendenza, l’Ente Parco — non le ha citate. Il corrispettivo per la comunità, secondo quanto dichiarato dal vicesindaco Stefano Peraro a Il Gazzettino il 2 luglio 2025, è circa 140.000 euro e una rotatoria. L’area che si perde vale 6.000 mq di verde nel cono visivo della Rocca.
Il suolo perso non torna, il paesaggio distrutto non si ricostruisce. Ma la documentazione si può ancora verificare, le istruttorie riaprire, le scelte riconsiderare.
Dalla piazza di Monselice sono arrivate due richieste precise. La prima è rivolta ad Alessandro Frizzarin, presidente del Parco Colli Euganei: che ascolti anche la voce delle associazioni ambientaliste, non solo quella delle aziende che hanno interesse a operare nel territorio dei Colli. La seconda è rivolta ai sindaci dei comuni del Parco: che aprano un confronto diretto con i cittadini e i comitati prima di approvare nuove varianti urbanistiche.
Lo faranno?
«Difendere i Colli Euganei oggi significa fare una scelta di responsabilità verso le generazioni future, perché il valore di questo paesaggio non si misura nei metri cubi costruiti, ma nella sua capacità di rimanere vivo, integro e riconoscibile nel tempo.»
— Alessandro Mimo, Comitato Lasciateci Respirare Torreglia
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali