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Il ritorno (solo mediatico) del Nucleare per far perdere tempo alla transizione ecologica

Il nucleare torna prepotentemente al centro del dibattito politico italiano. Presentato come la soluzione ai problemi energetici del Paese, viene evocato come una tecnologia in grado di garantire sicurezza energetica, riduzione delle emissioni climalteranti e indipendenza dalle fonti fossili.
Ma dietro gli annunci e gli slogan si nasconde una domanda fondamentale: il nucleare può davvero rappresentare una risposta efficace e tempestiva alla crisi climatica e alla transizione energetica?

Secondo Legambiente, la risposta è no. L’associazione ambientalista definisce il ritorno dell’atomo una vera e propria «distrazione di massa», capace di spostare l’attenzione dalle soluzioni già disponibili e immediatamente attuabili: energie rinnovabili, accumuli energetici, efficienza e reti intelligenti.

Il punto centrale è il fattore tempo. Anche ipotizzando oggi la costruzione di nuove centrali, i primi chilowattora prodotti arriverebbero tra molti anni, probabilmente oltre il 2040. Troppo tardi rispetto agli obiettivi climatici che richiedono una drastica riduzione delle emissioni già nel prossimo decennio. Nel frattempo il fotovoltaico e l’eolico continuano a crescere, diventando sempre più economici e competitivi.  A esprimere forti perplessità è anche il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, una delle voci scientifiche più autorevoli del Paese. Durante un’audizione parlamentare sul ritorno del nucleare in Italia, Parisi ha dichiarato all’Ansa che «è il momento sbagliato per partire con il nucleare», sostenendo che le priorità dovrebbero essere altre: sviluppare la rete elettrica, aumentare la capacità di accumulo e sfruttare pienamente il potenziale del solare.

Il fisico sottolinea inoltre che il nucleare non risolve il principale problema delle rinnovabili, ovvero la gestione della produzione intermittente. Una centrale nucleare, infatti, lavora in modo continuo e poco flessibile, mentre il futuro sistema energetico richiederà sempre più capacità di adattarsi ai picchi e ai cali di produzione. Secondo Parisi, gli investimenti dovrebbero concentrarsi sugli accumuli energetici, il cui costo sta diminuendo rapidamente, e su sistemi come i pompaggi idroelettrici e la produzione di idrogeno verde.

Non meno rilevante è il tema economico. Le nuove tecnologie nucleari, dagli Small Modular Reactor (SMR) ai reattori di quarta generazione, vengono spesso presentate come imminenti, ma molti progetti sono ancora in fase sperimentale o prototipale. Per Parisi si tratta di tecnologie che «sono ancora sulla carta» e non possono essere considerate una risposta concreta alle esigenze energetiche dell’Italia di oggi. Il Nobel evidenzia inoltre che il costo dell’energia prodotta dal nucleare resta significativamente più elevato rispetto a quello del solare, una differenza destinata ad aumentare man mano che le tecnologie rinnovabili continuano a diventare più efficienti ed economiche.

C’è poi una questione tutta italiana. L’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta densità abitativa e una forte concentrazione di attività economiche e produttive. Proprio per questo Parisi ha più volte espresso scetticismo sulla costruzione di centrali nucleari nel nostro territorio, sostenendo che il rapporto tra benefici e rischi sia particolarmente sfavorevole in un Paese densamente popolato come il nostro.

Resta infine aperto il problema delle scorie radioattive. L’Italia non è ancora riuscita a individuare e realizzare un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi già esistenti. E gli stessi reattori modulari, spesso presentati come una soluzione innovativa, continuerebbero comunque a produrre quantità significative di materiali radioattivi da gestire per decenni o secoli.

Mentre il dibattito politico continua a guardare all’atomo, il resto del mondo accelera sulle energie pulite. Il rischio, denunciano ambientalisti e la comunità scientifica, è che l’Italia perda altro tempo prezioso inseguendo una tecnologia costosa, lenta e ancora piena di incognite, invece di investire con decisione nelle soluzioni che già oggi possono ridurre le emissioni e abbassare le bollette.

La vera sfida non sembra essere quella di riportare in vita il nucleare del passato. Piuttosto, quella di costruire il sistema energetico del futuro.