Che il MOSE fosse incompatibile con la laguna di Venezia, è un dato di fatto che gli ambientalisti hanno sempre sostenuto. Oggi, a lavori (quasi) conclusi, questa affermazione trova un crescente riscontro anche nella letteratura scientifica. Due importanti studi pubblicati nel 2025 su Frontiers in Marine Science e sul Journal of Hazardous Materials mostrano infatti che la riduzione del ricambio d’acqua causata dalle chiusure delle paratoie può modificare il funzionamento dell’ecosistema lagunare, favorendo fenomeni di carenza di ossigeno, alterazioni delle comunità biologiche e, in particolari condizioni, persino la formazione di metilmercurio.
Il problema è la frequenza con cui il sistema di dighe mobili dovrà essere utilizzato in un clima sempre più caldo e con un livello del mare in continua crescita. Più le paratoie resteranno sollevate, più la laguna perderà quella continua alternanza di maree che per millenni ne ha garantito la salute ecologica.
Una laguna sempre meno laguna
La laguna di Venezia vive grazie allo scambio continuo con il mare Adriatico. Due volte al giorno le maree rinnovano milioni di metri cubi d’acqua, trasportano ossigeno, regolano la salinità, disperdono nutrienti e sostanze inquinanti. Quando il MOSE viene chiuso, questo enorme sistema naturale rallenta o si interrompe.
Le simulazioni scientifiche mostrano che, con l’aumento previsto del livello del mare, il tempo di ricambio dell’acqua aumenterà sensibilmente. In alcune aree potrebbe addirittura triplicare, con conseguenze importanti soprattutto durante l’estate.
Meno ossigeno, più alghe
Sappiamo che l’acqua che ristagna tende a perdere ossigeno. Quando ciò accade aumentano i processi anaerobici nei sedimenti, favorendo la formazione di sostanze tossiche e alterando profondamente gli ecosistemi lagunari.
Le ricerche sperimentali hanno osservato che l’isolamento prolungato della laguna provoca una riduzione dell’ossigeno disciolto, modifiche nelle comunità microbiche e un aumento delle condizioni favorevoli alla formazione di metilmercurio, una delle forme più tossiche del mercurio. Contemporaneamente azoto e fosforo tendono ad accumularsi invece di essere diluiti dal ricambio con il mare, creando condizioni favorevoli alla proliferazione algale e al deterioramento della qualità delle acque.
Sarà sempre peggio
Il paradosso è evidente. Se vogliamo continuare ad utilizzare il MOSE per fermare le alte maree, dovremmo accettare di alzarlo sempre più spesso in virtù del cambiamento climatico. Secondo diversi modelli, se il livello medio del mare continuerà ad aumentare come previsto, le chiusure diventeranno inesorabilmente sempre più frequenti fino a trasformarsi, in alcuni scenari futuri, in una condizione quasi permanente. Che è come dire “addio laguna”
In questo scenario, non basterebbe nemmeno una gestione, oggi auspicabile, che integri la difesa dalle maree con interventi di ripristino ecologico, miglioramento della circolazione idrica e recupero di barene e velme.
Concludendo: avevano ragione i No Mose. E adesso è troppo tardi per pentirsi.
EcoMagazine Osservatorio sui conflitti ambientali